L'ipocrisia dell'Europa che si sveglia solo ora

La strage di migranti nelle acque della Manica è una tragedia, ma anche un monito per chi a Londra o Parigi s'illudeva di poter schivare costi e responsabilità del fenomeno migratorio

L'ipocrisia dell'Europa che si sveglia solo ora

La strage di migranti nelle acque della Manica è una tragedia, ma anche un monito per chi a Londra o Parigi s'illudeva di poter schivare costi e responsabilità del fenomeno migratorio trasferendoli sulle spalle dell'Italia e di altri Paesi rivieraschi. I leader di Francia e Regno Unito, impegnati in queste ore a replicare la trita retorica del dolore, farebbero bene a ricordare quando, in casi analoghi, puntarono il dito su un'Italia accusata di non accogliere a sufficienza. O quando sostenevano, d'intesa con il coro europeo, che i migranti recuperati davanti alla Libia dalle navi dell'operazione Sophia andavano scaricati solo sulle nostre coste e non in quelli delle varie unità responsabili dei soccorsi. Una vergogna ripetutasi ogni qualvolta Spagna, Francia e Germania si sono rifiutate d'accogliere nei propri porti i disgraziati raccolti nel canale di Sicilia dalle navi delle loro Ong. E Parigi farebbe bene a rammentare le inutili operazioni dei propri gendarmi mandati oltre i nostri confini nell'illusione di arrestare la tracimazione di disperati pronti a tutto pur di muovere verso Nord.

Ma la tragedia della Manica ci ricorda anche l'indifferenza dei partner europei davanti ai richiami di un Mario Draghi pronto, nel Consiglio Europeo dello scorso giugno, a ricordare l'urgenza di riformare il trattato di Dublino e concordare le regole di un'accoglienza equa e condivisa. Di fronte a quei corpi annegati non davanti alle coste dell'Africa, ma 3000 chilometri più a Nord, Londra, Parigi e Bruxelles dovrebbero finalmente convincersi che l'immigrazione non conosce confini e finisce, presto o tardi, con il colpire anche chi s'illude esser troppo lontano per soffrirne le conseguenze. Le cifre parlano chiaro. Dall'inizio dell'anno a Dover e dintorni si sono contati 25mila e 700 sbarcati. Un dato sicuramente migliore rispetto ai 61mila e passa arrivi sopportati dall'Italia, ma surreale considerando che a Sud della Manica non ci sono la Libia e le sue milizie armate, ma la civilissima Francia. E sull'eccesso d'egoismo e ipocrisia dovrebbe riflettere anche la Polonia decisa a rifiutare qualsiasi ripartizione dei migranti, ma convinta di aver diritto alla solidarietà europea per contenere i disgraziati convogliati al suo confine dal regime di Minsk.

La tragedia di Calais e il dramma del confine polacco dimostrano insomma che i flussi migratori non si evitano scaricandoli sulle spalle degli altri Paesi europei, ma affrontandoli nei paesi d'origine o in quelli immediatamente confinanti. Lì va scelto chi ha diritto a un'accoglienza garantita non dal traffico di uomini, ma dai corridoi umanitari. Anche perché solo questo approccio legittimerà il respingimento e il rimpatrio di chi sceglie le vie dell'illegalità. Ma solo l'Europa può garantire meccanismi che nessun singolo Paese avrebbe la forza e le risorse per far funzionare. Per tutto il resto ci sono le lacrime di coccodrillo. Dispensate con generosità dalle acque di Lampedusa a quelle della Manica.

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