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"Tra l'Iran e Al Qaida vi è da anni una solida alleanza"

L’alleanza tra Iran e Al Qaida sarebbe iniziata negli anni dei conflitti interetnici nell’ex Jugoslavia

"Tra l'Iran e Al Qaida vi è da anni una solida alleanza"

Un ex membro delle forze armate iraniane ha in questi giorni denunciato l’esistenza di solidi legami” tra Teheran e Al Qaida.

Said Qasemi, ex portavoce dei Guardiani della rivoluzione khomeinista, è stato di recente intervistato dall’emittente di Dubai Al Arabiya e ha affermato che il sodalizio tra il regime degli ayatollah e la sigla fondata da Osama bin Laden si sarebbe costituito negli anni Novanta, durante i conflitti interetnici nell’allora Jugoslavia. Nel corso di tali guerre civili, le autorità del Paese asiatico avrebbero fornito documenti contraffatti, denaro e addestramento militare ai seguaci dello “sceicco del terrore”, allora impegnati nei Balcani ad affiancare le milizie musulmane bosniache contro i nazionalisti serbi e croati.

Terminate le guerre jugoslave, i legami tra la repubblica islamica e Al Qaida sarebbero però proseguiti e l’Iran avrebbe di conseguenza acquisito un ruolo di primo piano nella promozione del fondamentalismo a livello globale. Di conseguenza, secondo le testimonianze di Qasemi, l’organizzazione estremista riuscirebbe al giorno d’oggi a sopravvivere sul piano economico e organizzativo grazie al sostegno cruciale offerto dalla nazione degli ayatollah.

Attualmente, i seguaci di bin Laden, sempre a detta dell’ex portavoce dei pasdaran, verrebbero addestrati nelle tecniche militari all’interno di una base segreta dell’esercito di Teheran situata a Lavizan, un sobborgo della capitale del Paese asiatico. Lì, gli ufficiali delle forze armate iraniane fornirebbero ai miliziani qaidisti le competenze per predisporre efficaci piani terroristici e per fabbricare esplosivi dalla potenza estrema. La Banca centrale della repubblica islamica provvederebbe quindi a rifornire costantemente la cellula estremista delle risorse economiche necessarie ad architettare attentati da perpetrare in molteplici aree del globo, dal subcontinente indiano al Mediterraneo e dalle Filippine agli Stati Uniti.

I membri della sigla fondamentalista verrebbero inoltre dotati dalle autorità di Teheran, al fine di eludere i controlli anti-terrorismo messi in piedi dai governi di mezzo mondo, di “falsi documenti della Mezzaluna rossa iraniana”. Sempre in base alla affermazioni di Qasemi, non sarebbero però soltanto i seguaci di bin Laden a usufruire del sostegno del Paese degli ayatollah.

Denaro e istruzione nella preparazione di attentati verrebbero infatti elargiti dalla nazione sciita anche a “membri di Hamas, affiliati a Hezbollah, guerriglieri talebani, esponenti del cartello della droga messicano Los Zetas, ufficiali dei servizi segreti cubani e venezuelani”.

L’ex portavoce dei pasdaran ha poi chiarito le ragioni alla base dell’alleanza apparentemente innaturale tra l’Iran sciita e la sigla sunnita fondata da bin Laden. A detta di Qasemi, tale sodalizio presenterebbe vantaggi per entrambe le parti, poiché Al Qaida godrebbe di un costante rifornimento di soldi e documenti contraffatti, mentre la repubblica degli ayatollah, quale contraccambio, resterebbe al riparo dai piani stragisti dell’organizzazione terroristica.

Secondo la stessa Al Arabiya, le informazioni fornite dal soggetto intervistato confermerebbero la tesi esposta alla fine del 2018 dal governo Usa. Il dipartimento di Stato federale, nel suo ultimo Country Reports on Terrorism, aveva infatti denunciato la collaborazione offerta da Teheran ai qaidisti nella pianificazione di operazioni omicide destinate a essere effettuate in tutto il mondo.

Le asserzioni di Qasemi sono state però immediatamente giudicate “non credibili” dal think-tank con sede a Washington D.C. New America. L’istituto di ricerca ha appunto negato l’esistenza di una sinergia tra la nazione asiatica e la sigla terroristica e, a sostegno della propria tesi, ha sottolineato l’impegno profuso dalle forze armate di Teheran nel contrastare l’avanzata delle formazioni islamiste durante le recenti guerre civili in Iraq e Siria.

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