Perché l'Italia è stato il primo Paese a inviare una delegazione a Baku

Dopo la visita della delegazioni parlamentare a Baku e nel Nagorno Karabakh, anche il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha incontrato il presidente azerbaigiano Aliyev. Sul piatto contratti energetici, commerciali e i piani per la ricostruzione

Continuano le visite delle delegazioni italiane in Azerbaijan. Dopo quella dei parlamentari compiuta tra il Nagorno e la capitale Baku, nelle scorse ore è stata la volta del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. In questo modo, l'Italia ha rappresentato il primo Paese occidentale a visitare, prima con una delegazione parlamentare, e subito dopo con una rappresentanza del Governo, Baku e i territori riconquistati dall'Azerbaijan in Nagorno Karabakh.

La tensione nella regione è sempre stata molto alta proprio per le dispute tra armeni e azerbaigiani. Appartenente, tramite un oblast autonomo, all'Azerbaigian durante l'era sovietica e abitato in maggioranza da armeni, il Nagorno Karabakh è stato rivendicato da Yerevan subito dopo la caduta dell'Urss. Da qui un conflitto iniziato nel 1992 e parzialmente interrotto due anni più tardi, con la creazione per l'appunto di una repubblica filo armena non riconisciuta da nessuno Stato, inclusa la stessa Armenia, che ha occupato sette distretti azeri circostanti l'ex oblast.

Sia i parlamentari, giunti in Azerbaigian il 5 dicembre, sia il sottosegretario Di Stefano, hanno visitato la capitale Baku e la città di Aghdam, tra quelle riconsegnate dagli armeni.

Sul tavolo degli incontri tenuti tra le delegazioni, i temi riguardanti il mantenimento della pace, così come quelli inerenti le future collaborazioni economiche in ambito energetico e nello sforzo di ricostruzione delle regioni colpite dal conflitto.

La visita è stata l'occasione anche per la firma sul “Programma esecutivo sulla cooperazione scientifica e tecnologica tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana e l'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Azerbaigian per il periodo 2021-2023”.

Nella capitale azerbaigiana il presidente Ilham Aliyev ha incontrato sia la delegazione parlamentare sia il sottosegretario Di Stefano: “Sono sinceramente provato dalla visita di Aghdam, un tempo tra le città più importanti dell’Azerbaijan ed oggi la più grande città fantasma al mondo – ha scritto sui social Di Stefano dopo il tour nel Caucaso – La desolazione e lo sconforto si respirano ovunque, là dove abitavano 50.000 persone oggi persino le tombe sono stalle da bestiame”.

“Dopo la Dichiarazione Trilaterale e la recente restituzione di queste terre all’Azerbaijan l’umanità deve riappropriarsi di questi luoghi – ha proseguito Di Stefano – Come governo italiano abbiamo offerto a Baku collaborazione innanzitutto per lo sminamento della regione e, subito dopo, per la protezione e il restauro del patrimonio culturale e per la ricostruzione del territorio con opere infrastrutturali, interventi urbanistici e reti energetiche. Che dalla polvere rinasca la vita.”

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Commenti
Ritratto di Nahum

Nahum

Ven, 11/12/2020 - 11:56

Intanto sarebbe opportuno dirci se si trattava di una missione ufficiale oppure pagata dal governo del Azerbajan. Era stata decisa dagli uffici di presidenza di camera e senato oppure si tratta di un'iniziativa individuale? Le dichiarazioni rese (tuttz pro Baku) sono in linea con la posizione italian oppure sono espressione di un'opinione personale dei parlamentari intervenuti? Qual'é inoltre il valore legale dell'accordo firmato e chi l'ha autorizzato?

cgf

Ven, 11/12/2020 - 12:22

La vera prima delegazione, quella che poi ha SPIANATO LA STRADA ad altre, è stata quella DI ALTO LIVELLO russo. Il bibitaio meglio che si occupi dei marinai italiani bloccati.

Altoviti

Ven, 11/12/2020 - 15:51

Era meglio stare con i crisitiani armeni. Povera Italia sacrificata ed in mano ad governanti della poltrona e del proprio tornaconto politico-economico.

ohibò44

Sab, 12/12/2020 - 11:33

Purtroppo siamo i primi perché l’Italia non poteva rinunciare a un bell’inchino all’islam nell’attesa che riesca il lento esodo degli armeni dal Nagorno Karaback