L'Onu: "Lula può partecipare alle elezioni, i suoi processi sono in corso"

Il comitato dell’Onu per i diritti umani si schiera con Luiz Inacio 'Lula' da Silva. Chiede al Brasile di lasciarlo partecipare alle prossime elezioni di ottobre.

L'Onu: "Lula può partecipare alle elezioni, i suoi processi sono in corso"

Il comitato dell’Onu per i diritti umani ha esortato il Brasile di lasciare partecipare l’ex presidente Luiz Inacio 'Lula' da Silva alle prossime elezioni di ottobre.

Il comitato dell’Onu, che sovrintende all'adesione dei paesi al Patto internazionale sui diritti civili e politici, chiede di "non impedirgli di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2018, fino a quando i suoi ricorsi dinanzi ai tribunali non saranno stati portati a termine in un giusto procedimento giudiziario".

Il Partito dei lavoratori brasiliani aveva nominato Lula come candidato all'inizio di questo mese di agosto, nonostante stia scontando una pena detentiva per corruzione.

L'ex presidente conduce tutti i sondaggi con un ampio margine perché i suoi elettori ritengono le accuse a lui rivolte come "politicamente motivate".

Secondo la legge brasiliana, i candidati con una condanna confermata non possono rimanere in carica per otto anni ma una condanna non impedisce loro di condurre una campagna elettorale.

Il Tribunale Supremo Elettorale, che ha tempo fino al 17 settembre per valutare la candidatura di Lula, sembra intenzionato ad escludere il settantaduenne Lula dalla corsa presidenziale, una decisione che, se arriverà, sarà contestata presso la Corte Suprema brasiliana.

Lula, che ha governato il Brasile per due mandati (dal 2003 al 2011), nel luglio 2017 è stato condannato in primo grado a nove anni e sei mesi di carcere per corruzione e riciclaggio nell'ambito di un’indagine tentacolare denominata Lava Jato.

Dopo la conferma in seconda istanza della sentenza, che ha addirittura aumentato la pena a dodici anni e un mese di prigione, Lula è stato imprigionato lo scorso mese di aprile, subito dopo che il Tribunale federale supremo del paese gli aveva negato la richiesta di rimanere fuori dalla prigione finché non avesse esaurito tutti gli appelli contro la sua condanna.

Gli elettori brasiliani si recheranno alle urne il 7 ottobre per scegliere sia il loro prossimo presidente che i loro rappresentanti locali e nazionali e i governatori statali.

Se nessuno dei 13 candidati alla carica presidenziale si assicurerà più del 50% dei voti, il 28 ottobre si terrà il ballottaggio tra i primi due contendenti.

I sondaggi di opinione suggeriscono che oltre il 30% degli elettori è indeciso o potrà astenersi, il che riflette una generale insoddisfazione nei confronti della classe politica, sia per la disoccupazione che è ai massimi livelli, sia per la crescita della povertà estrema, in aumento dopo anni.

"Lotteremo per la candidatura di Lula fino alla fine", ha detto il leader del Partito dei lavoratori Gleisi Hoffman. Migliaia di suoi sostenitori hanno marciato la scorsa settimana verso la capitale Brasilia chiedendo che Lula fosse rilasciato dalla prigione e autorizzato a correre per le presidenziali.

Se la corte elettorale sbarrerà la strada presidenziale di Lula il prossimo settembre sembra che possa subentrargli nella candidatura l'ex sindaco di Sao Paulo, Fernando Haddad, che, con il supporto dell'ex presidente, si prevede riuscirà ad arrivare al secondo turno.

L’avversario più temibile sembra essere il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, il Trump del Brasile, secondo nei sondaggi, un politico noto per le proteste contro la pratica omosessuale e gli attacchi verbali alle minoranze, che cresce nei consensi a causa della disillusione verso la politica tradizionale che vivono i brasiliani.

Bolsonaro vuole semplificare l’iter per ottenere il porto d’armi e l’acquisto delle stesse armi, sostiene la castrazione chimica per gli stupratori e il potere della polizia di potere uccidere i sospetti.

Indipendentemente da chi vincerà, il prossimo presidente del Brasile dovrà governare con un congresso frammentato tra più di 30 partiti, che vedrà il 40% degli eletti sotto indagine per corruzione o altri crimini.

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