Guerra in Ucraina

Mandare armi non serve? La retorica dei finti pacifisti

In Italia (e non solo) diversi politici condannano l'aggressione russa ma si dicono contrari all'invio di armi all'Ucraina. Ma se la diplomazia fino ad ora non ha fermato Putin, solo attraverso le armi Kiev è riuscita a rallentare l'invasione. La scelta è difficile ma una cosa è certa: senza le armi ucraine Putin avrebbe chiuso la partita in tre giorni

Mandare armi non serve? La retorica dei finti pacifisti

C'è chi si dice disgustato dalla guerra e scende in piazza invocando la pace e l'uso della diplomazia per risolvere le controversie. Poi, di fronte ai missili e ai cannoni russi che sparano distruggendo un intero Paese, si oppone all'invio delle armi all'Ucraina. Ma un Paese invaso come dovrebbe difendersi, con le mani? Lo chiediamo a chi oggi in Italia (e non solo) si oppone fermamente all'invio degli armamenti a Kiev.

Se lo fa in buona fede non si rende conto che le armi, purtroppo, sono l'unico modo che hanno gli ucraini per difendersi, nella speranza di arrivare allo stop delle ostilità quando qualcuno in Russia, rendendosi conto dell'enorme costo della guerra (per le sanzioni ma non solo), si accontenterà del bottino conquistato e deciderà (forse) di farla finita. Se invece non è in buona fede, non è davvero per la pace ma vuole solo la rapida capitolazione dell'Ucraina, esattamente com'era nei piani di Putin quando ha dato il via alla sua fantomatica "operazione speciale" (non sia mai chiamarla guerra!). Insomma, chi dice no alle armi all'Ucraina sotto sotto sta con Putin, tertium non datur. Perché con un'invasione in corso, coi missili sganciati a ritmo sempre più battente, coi carri armati che circondano le principali città ucraine, parlare di diplomazia è umanamente bello e condivisibile, in linea puramente teorica, ma al contempo è risibile.

Prendete ad esempio Laura Boldrini (Pd). "No all’invio di armi - sottolinea - per la pace serve che tutti i leader mondiali, in una azione politica comune, mettano Putin spalle al muro. Sì all’invio di aiuti in Ucraina, al sostegno delle nostre aziende danneggiate e all’assistenza in Italia ai rifugiati ucraini".

Non è molto diversa la linea espressa da Matteo Salvini: "Temo che la soluzione non sia mandare le armi. Se qualcuno pensa di fermare la guerra rispondendo a bombe con bombe, a missili con missili, a violenza con violenza e a nucleare con nucleare, non ne usciamo. Quindi noi sosteniamo da forza responsabile in Italia e in Europa le iniziative dei governi. Bisogna convincere, se non costringere, gli aggressori e gli aggrediti a sedersi definitivamente a un tavolo senza che volino le bombe, e a trovare una soluzione".

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, a Montecitorio ha detto che l'invio delle armi è un errore drammatico: "Le armi chiamano altre armi". Auspica "sforzi diplomatici", aiuti umanitari e l'accoglienza dei profughi.

Fuori dall'aeroporto di Pisa nei giorni scorsi c'è stato un presidio, organizzato da alcune sigle sindacali e movimenti politici della sinistra. Il corteo ha raggiunto lo scalo militare dove si è riunito con un altro presidio pacifista. Su uno striscione si leggeva: "Dalla Toscana ponti di pace non voli di guerra". Il riferimento (polemico) era alla notizia sul ritrovamento di alcune armi nel materiale in partenza per l'Ucraina insieme agli aiuti militari.

No armi

Ma di fronte al dramma estremo di un popolo che qualcuno, pur definendosi "fratello", pretende di schiacciare, quale altre soluzioni ci possono essere se non aiutare gli ucraini a difendersi? Con l'economia in grave crisi e la guerra lampo che si impantana, Putin appare in difficoltà. Come un abile giocatore di poker potrebbe anche decidere di rilanciare, provocando la Nato e l'Occidente. Ma se ne assumerebbe ogni rischio. L'Occidente, compatto, ha il dovere di sostenere la resistenza Ucraina, fornire aiuti umanitari e sostegno energetico, mostrarsi unito e assolutamente non impaurito. In altre parole, deve essere pronto a tutto. La guerra breve (quella che era nei sogni di Putin) deve fallire: se così non fosse vorrebbe dire accettare supinamente la cancellazione di un paese libero e democratico, schiacciato dall'invasione russa.

La guerra porta morte, dolore e devastazioni. Per questo chiunque abbia un briciolo di buon senso non può che essere fautore della pace. Ma il buon senso non è il solo motorino d'avviamento delle azioni umane. Se l'istinto porta le bestie a sbranare altri esseri viventi per motivi di sopravvivenza, dietro le decisioni umane vi sono mille altre motivazioni. A volte anche perverse e apparentemente prive di logica.

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