Cosa non torna sull'affondamento del Moskva

L'attacco all'incrociatore missilistico russo e il suo successivo affondamento colpiscono in modo molto pesante i piani di Putin nel Mar Nero. Ma sulla versione ucraina e quella russa ci sono ancora dei punti da chiarire

Cosa non torna sull'affondamento del Moskva

L'affondamento dell'incrociatore missilistico Moskva rappresenta uno dei colpi più duri inferti dall'Ucraina alle forze russe. Un colpo che per Mosca non significa solo una ferita nell'orgoglio della Marina impiegata nella cosiddetta "operazione militare speciale", ma anche una perdita molto importante sotto il profilo tattico. L'incrociatore, ammiraglia della Flotta del Mar Nero, era infatti non solo la nave più potente della flotta russa in quello specchio d'acqua, ma anche l'unità navale che attraverso 64 missili di difesa aerea S-300 più diversi sistemi per la difesa aerea sostanzialmente costruiva una bolla di protezione per tutto il fronte marittimo. A tal proposito, va ricordato che l'impego del Moskva nella guerra in Ucraina è stato per lo più di supporto alle operazioni, con una sola vera missione d'attacco con cui, all'inizio del conflitto, è stata neutralizzata la guarnigione dell'Isola dei Serpenti. Isola che, tra l'altro, è anche vicino all'ultima posizione segnalato dall'incrociatore prima dell'esplosione.

Il colpo, pertanto, è molto pesante. E come spiegavamo ieri su InsideOver, questo potrebbe portare un cambiamento di strategia da parte di Mosca in due diverse direzioni. Da una parte con una escalation in territorio ucraino, anche solo per vendetta contro l'affondamento e per rispondere all'ennesimo fallimento operativo. Dall'altra parte a un sostanziale allontanamento delle forze navali dalle coste ancora difese da Kiev condannando la flotta all'irrilevanza nelle prossime dinamiche belliche.

Sull'attacco però esistono dei punti ancora da chiarire, in generale a causa dalle versioni molto discordanti tra la Difesa russa e quella ucraina (e in parte anche di quella statunitense). Premesso che la propaganda russa non può ammettere un affondamento da parte di Kiev e, al contrario, che l'Ucraina ha tutto l'interesse a parlare di un colpo messo a segno dai propri missili, il fatto che esistano versioni ancora non completamente verificabili obbliga (al momento) a porsi alcuni interrogativi.

I dubbi sulla versione russa

Per la Russia si tratta, come detto, di un incidente. Anche perché confermare l'affondamento per colpa di un missile ucraino si tradurrebbe nell'ammissione pubblica di una falla nell'intelligence, incapace di rivelare la presenza di una difesa costiera efficiente, o dell'assenza di una buona protezione dell'ammiraglia rispetto a colpi nemici.

In base a quanto affermato dalla Difesa, un incendio divampato nel deposito munizioni avrebbe condotto a una deflagrazione talmente grave da danneggiare in modo irreparabile la nave. Sull'incidente, le possibilità esistono, certo, perché le flotte - anche delle superpotenze - non sono immuni da questo tipo di problematiche. Roghi anche di una certa gravità hanno colpito anche le navi statunitensi, provocando una serie di grossi problemi interni alla Marina. Tuttavia, se da un lato non è possibile escludere in modo assoluto un incendio casuale, dall'altro lato va detto che le versioni di Mosca non appaiono confermate.

Resta un alone di mistero sulla sorte dell'equipaggio della nave, che Mosca dice essere stato messo completamente in salvo a Sebastopoli, in Crimea, ma senza verifiche. Il ministro della Difesa lituano, Arvydas Anusauskas, ha scritto sui propri canali social che 54 marinai del Moskva sarebbero stati salvati da una nave turca: "Alle ore 1:14 la nave era piegata su un lato e dopo un'ora non vi era più elettricità. A partire dalle ore 2 l'intervento di una nave turca ha permesso l'evacuazione di 54 uomini dell'equipaggio. In base a quanto riferiscono Turchia e Romania, la nave alle ore 3 era completamente affondata. Non si conosce il numero dei marinai morti a bordo, si sa che l'intero equipaggio era costituito da 485 uomini, 66 dei quali officiali". Il Pentagono ha parlato di "vittime" ma dal numero imprecisato. Mentre intanto a Sebastopoli è stata organizzata una cerimonia in suffragio dei caduti e della perdita dell'incrociatore.

Anche la notizia data dai russi sull'affondamento causato dal presunto mare in burrasca durante le fasi di rimorchio non sembra certificata da alcuna fonte meteorologica. Quindi, se non ci sono prove che smentiscono del tutto i russi, altrettanto si può dire per quelle che dovrebbero al contrario sostenere la tesi di Mosca.

Inoltre, c'è un problema che rimarrebbe tale a prescindere dall'eventualità o meno di un incidente. Se si tratta di un incendio scaturito da un malfunzionamento o da una cattiva gestione del deposito munizioni, allora sarebbe l'ulteriore certifcazione dei problemi di impreparazione o di obsolescenza dei mezzi già dimostrati sulla terraferma. Cosa fra l'altro spesso sottolineata dal fatto che il Moskva era una nave vecchia e oggetto di un piano di ammodernamento durato anni. Se invece non si è fosse trattato di un incidente né di un attacco nemico, allora l'ipotesi sarebbe quella del sabotaggio. Con tutte le conseguenze che possono scaturire dall'idea che l'ammiraglia della Flotta del Mar Nero, durante una guerra fondamentale per la storia recente russa, sia stata affondata per colpa di agenti sabotatori interni allo stesso equipaggio.

La versione ucraina (e quella americana)

Passando invece alla versione ucraina, bisogna fare un'ulteriore premessa. Qui esistono più versioni, una, quella propriamente di Kiev, e una che è invece quella sostenuta da Washington e dagli alleati Nato impegnati nel supporto all'Ucraina.

La distinzione non è di poco conto. Va ricordato, infatti, che mentre le autorità ucraine hanno immediatamente affermato di avere affondato il Moskva con il lancio di missili Neptune (prima due, poi altre fonti dicevano un solo missile antinave), dagli Stati Uniti all'inizio si è mostrata cautela. E questo nonostante Washington, attraverso i satelliti e l'intelligence, sembri avere il pieno controllo di quanto accade tra Ucraina e Mar Nero. Il portavoce del Pentagono John Kirby aveva detto alla stampa di non essere in grado di verificare alcuna versione, parlando solo di un "grande colpo" alla flotta russa. Successivamente, un alto funzionario statunitense - citato da alcune agenzie di stampa - aveva parlato di un incendio a bordo del Moskva mentre questo si trovava a circa a sud di Odessa. Oggi, invece, stando a quanto riferito al New York Times da un'anonima fonte del Pentagono, Oltreoceano è stata confermata l'ipotesi secondo la nave Moskva "è stata colpita da due missili Neptune". E un'indagine dell'esperto H. I. Sutton, attraverso l'incrocio dei dati dei satelliti Osint, ha individuato il punto esatto della nave nelle sue ultime ore di vita collocandola a circa 80 miglia nautiche da Odessa e 50 dalla costa ucraina. Il satellite, spiega Sutton, "è passato alle 18:52 ora locale".

Il nodo dei Neptune

Il tema dei missili Neptune è centrale. Innanzitutto perché i missili sono di fabbricazione ucraina, il che comporta che questo affondamento rappresenti un simbolo della resistenza di Kiev contro l'invasore russo. Ma al netto del messaggio propagandistico, che è comunque fondamentale in una guerra anche psicologica, bisogna ricordare che almeno fino alla scorsa notte non si avevano notizie certe dell'impiego di questo sistema antinave. Sistema che, invece, avrebbe dovuto entrare in servizio forse proprio questo mese dopo test e consegne che la guerra ha inevitabilmente interrotto. Come scrive Naval News, secondo molti esperti il programma di consegna è stato interrotto da mesi, impedendo quindi all'Ucraina di avere una capacità di difesa antinave. Ed è proprio per questo motivo che il primo ministro britannico Boris Johnson, subito dopo l'incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev, aveva detto di essersi accordato per le cessione di missili antinave. Sistemi che l'Ucraina aveva richiesto anche ad altri Paesi.

Potrebbe dunque essere interessante capire perché Kiev abbia richiesto sistemi missilistici antinave, ne abbia concordato l'acquisto con Londra, e poi abbia invece utilizzato con successo i propri. Addirittura affondando l'ammiraglia della Flotta del Mar Nero.

La strana tattica mista

Altro punto su cui gli esperti si dividono è la presunta tattica annunciata da alcuni media ucraini sull'impiego congiunto di missili Neptune e droni di fabbricazione turca Bayraktar TB2. Questi ultimi diventati un vero e proprio flagello delle forze russe sulla terraferma ma che sembra possano essere impiegati egregiamente anche in missioni antinave.

Secondo alcune fonti vicine a Kiev, il Moskva sarebbe stato "distratto" dal volo di un drone turco e colpito da un contemporaneo lancio di missili. Anche in questo caso, gli analisti hano mostrato delle perplessità e dubitano di questa ipotesi perché l'incrociatore missilistico russo era perfettamente in grado di gestire due minacce contemporanee. Questo non significa che non sia stato impiegato anche un Bayraktar TB2, tuttavia, potrebbe non essere stato necessariamente decisivo dal momento che, ha spiegato David Hambling su Forbes, le difese antiaeree e antimissile del Moskva erano "eseguite da due sistemi distinti: i missili a lungo raggio SA-N-6 Grumble (gli S300 imbarcati ndr) sarebbero stati usati contro il Bayraktar, lasciando il cannone AK-630 - l'equivalente russo del sistema americano Phalanx - libero di ingaggiare missili in arrivo".

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