Il paradosso ecologista, con le nuove regole "green" mari più inquinati

Secondo il rapporto gli "scrubbers" riducono sì la quantità di inquinamento emesso nell'aria dalle navi, ma i modelli più economici aumentano notevolmente la quantità di agenti inquinanti pompati direttamente nel mare

Il paradosso ecologista, con le nuove regole "green" mari più inquinati

Quando la fretta di inquinare meno e di dare ascolto ai "gretini" finisce per essere controproducente. Dall'inizio di quest'anno sono entrate in vigore le nuove norme della Convenzione Internazionale Marpol dell’International Maritime Organization (Imo), ossia l’Agenzia Marittima delle Nazioni Unite, che obbligano ad utilizzare a livello mondiale carburanti navali con un contenuto di zolfo inferiore allo 0,5 % m/m (massa per massa). Lo scopo è quello di migliorare la qualità dell’aria e diminuire drasticamente l’inquinamento ambientale prodotto dalle navi commerciali che oggi utilizzano combustibile con tenore di zolfo al 3,5%.

Per inquinare meno, dunque, e mettersi in regola, occorre usare carburante a basso contenuto di zolfo, utilizzare carburante alternativo (Lng) oppure munire le navi di meccanismi di depurazione dei gas di scarico, i cosiddetti “scrubbers”. Peccato che Il costo del carburante a basso tenore di zolfo è considerevolmente più costoso (+ 30%) e chi opta per installare gli scrubbers, ossia dei filtri depuratori che hanno il compito di ridurre le emissioni, debba andare incontro a - ingenti - costi extra. Ma questo non è l'unico problema. Secondo un rapporto dell'Internationational Maritime Organization (Imo) pubblicato dal Guardian, infatti, le nuove normative potrebbero danneggiare l'uomo contaminando pesci e crostacei, aumentando la presenza delle tossine del mare. Per inquinare un po' meno l'aria, infatti, si rischia di peggiorare le condizioni dei nostri mari, con gravi conseguenze per la salute dell'uomo. Secondo il rapporto gli scrubbers riducono sì la quantità di inquinamento emesso nell'aria dalle navi, ma i modelli più economici - comunque costosi - aumentano notevolmente la quantità di agentu inquinanti pompati direttamente nel mare.

Il bello, così si fa per dire, è che le compagnie di navigazione hanno investito già più di 12 miliardi di dollari per installare migliaia di "scrubber" su navi di tutto il mondo al fine di soddisfare i nuovi standard. Alcuni degli agenti inquinanti ritenuti più preoccupanti dagli esperti che vengono pompati in mare dagli scrubber sono idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), che aumentano le probabilità di diffondere tumori della pelle, dei polmoni, della vescica, del fegato e dello stomaco. L'imo si giustifica sostenendo che "effettuare una valutazione preliminare del rischio non era possibile considerando le informazioni disponibili" e avverte che "l'avvelenamento secondario (attraverso il consumo di frutti di mare) era stato menzionato come probabile rischio per l'uomo". Ma la verità è che prima di adottare soluzioni avventate così impattanti per l'uomo per seguire le mode ambientaliste del mondo occorreva usare il semplice buon senso.

Secondo Lucy Gilliam, sostenitrice della Ong Transport & Environment con sede a Bruxelles, l'Imo dovrebbe interrompere l'uso degli scrubbers fino a quando non sarà in grado di rispondere a domande chiave su come gli scarichi possono influire sulla salute dell'uomo. "Le navi non dovrebbero essere autorizzate a utilizzare gli scrubbers se l'Imo non ha idea di quali saranno le conseguenze per la salute umana e la contaminazione della catena alimentare", ha affermato. Davvero difficile darle torto.

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