"Così Epstein pagava le modelle russe". E Deutsche Bank finisce sotto accusa

Deutsche Bank ha reagito all’offensiva delle autorità newyorchesi annunciando investimenti per rafforzare i propri apparati di vigilanza interna

"Così Epstein pagava le modelle russe". E Deutsche Bank finisce sotto accusa

Le autorità di New York hanno di recente inflitto a Deutsche Bank una sanzione milionaria a causa dei legami intercorsi tra l’istituto di credito e il magnate Jeffrey Epstein. Il dipartimento per i Servizi finanziari dello Stato di New York ha infatti comminato tale multa al gigante tedesco accusando quest’ultimo di non avere adeguatamente monitorato le operazioni finanziarie opache condotte dall’uomo d’affari incriminato dal 2013 al 2018. La sanzione citata è il primo provvedimento adottato nel mondo da un ente di vigilanza finanziaria contro un istituto di credito responsabile di complicità con Epstein, morto in carcere lo scorso 10 agosto mentre attendeva di essere processato per traffico di minori.

Il dipartimento statale ha, nel dettaglio, comminato ultimamente a Deutsche Bank una multa di 150 milioni di dollari. Alla base della condanna della banca tedesca vi è stata, da parte delle autorità locali, la constatazione del fatto che il colosso finanziario avrebbe chiuso un occhio su molteplici movimenti di denaro effettuati in vita da Epstein per scopi poco leciti.

In particolare, il gigante teutonico avrebbe accordato al chiacchierato magnate di effettuare centinaia di transazioni milionarie opache, principalmente dirette a chiudere le vertenze legali di Epstein e a “pagare donne”.

L’uomo d’affari newyorchese, secondo l’agenzia statale, avrebbe infatti ottenuto da Deutsche Bank, dal 2013 al 2018, finanziamenti di oltre 7 milioni di dollari diretti a tacitare le controversie giudiziarie in cui egli era implicato, nonché trasferimenti di denaro superiori ai 2,6 milioni per fare piaceri e regali a delle donne. Tra le operazioni finanziarie opache del presunto pedofilo accordategli in passato dalla banca tedesca vi erano, per la precisione, alcune intese a “pagare modelle russe”.

La principale colpa della banca, ad avviso del dipartimento dello Stato di New York, sarebbe stata quella di commettere gravi mancanze nelle istruttorie propedeutiche alle frequenti erogazioni di denaro a beneficio di Epstein. Un comunicato della medesima autorità chiarisce con le seguenti parole le responsabilità dell’istituto di credito: “Se quei finanziamenti e quei movimenti di denaro siano o meno serviti a Epstein per coprire vecchi suoi crimini, per perpetrarne di nuovi o per qualche altro scopo lo dovranno stabilire le autorità penali. Tuttavia, il fatto che quei movimenti di liquidità fossero in sé sospetti e rischiosi doveva apparire evidente al personale della banca, in qualsiasi livello fosse inquadrato. L’incapacità dell’istituto di credito di riconoscere quei rischi costituisce una grave mancanza alle proprie regole di condotta e di trasparenza”.

Deutsche Bank ha reagito alle contestazioni avanzate nei propri confronti dal dipartimento citato ammettendo di avere commesso “un errore” nell’avere intrattenuto rapporti con Epstein a partire dal 2013. La medesima azienda ha contestualmente comunicato di essere profondamente “dispiaciuta” per avere avuto a che fare con il presunto pedofilo e per avere condotto delle istruttorie “carenti” riguardo ai movimenti di denaro effettuati da quest’ultimo.

Il colosso finanziario ha infine evidenziato di avere deciso, al fine di non ripetere gli sbagli commessi nel caso del magnate incriminato, investimenti di circa un miliardo di dollari nel rafforzamento dei propri apparati di vigilanza sulle operazioni rischiose o sospette. Obiettivo della banca sarà appunto evitare che si verifichino in futuro altri scandali suscettibili di danneggiare l’immagine aziendale, attualmente sotto attacco, oltre che per la vicenda-Epstein, anche per il presunto scambio di favori con al centro lo stesso istituto di credito e il Cremlino.

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