Il Papa chiede scusa ai migranti: "Perdonate la nostra chiusura"

Bergoglio bacchetta l'Occidente: "Troppe volte non vi abbiamo accolto". Poi agli immigrati: "Siete un dono, non un peso"

Il Papa chiede scusa ai migranti: "Perdonate la nostra chiusura"

"Troppe volte non vi abbiamo accolto". In un videomessaggio per il 35° anniversario della fondazione del Centro Astalli, papa Francesco torna a chiedere perdono agli immigrati a nome di tutto l'Occidente. E, a pochi giorni dal viaggio sull'isola greca di Lesbo, è tornato su un'emergenza che, sin dall'inizio del suo Pontificato, ha cercato di portare sotto gli occhi di tutto il mondo. "Perdonate la chiusura e l'indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede - ha detto il Pontefice - trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono".

Lesbo, periferia d'Europa, che da perla del turismo è salita agli onori delle cronache per il dramma dell'immigrazione. Qui il Papa è voluto venire di persona per abbracciare, toccare, parlare con quella umanità ferita che scappa dalle guerre e che, arrivando in Europa, non realizza le speranza ma si trova spesso rinchiusa in campi di accoglienza; e di nuovo il futuro diventa buio. Dal Moria Refugee Camp di Lesbo, il Santo Padre, insieme al Patriarca Bartolomeo e all'arcivescovo Hieronymos, ha lanciato un segnale di vicinanza: "Non siete soli". E dalla Lampedusa greca si è portato via tre famiglie siriane, tutte di fede musulmana, che ha accolto a Roma. Una mossa, come d'altra parte l'intera impalcatura del viaggio a Lesbo, che ha fatto discutere. Per Bergoglio l'immigrato è "la testimonianza di come il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l'ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti". "Perché - puntualizza nel videomessaggio - ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani, che rende possibile l'incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità".

Papa Francesco ci ha, poi tenuto a ricordare che chi fugge dalla propria terra per le guerre o la fame è "un fratello". "La vostra esperienza di dolore e di speranza - dice Francesco rivolgendosi ai rifugiati - ci ricorda che siamo tutti stranieri e pellegrini su questa Terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito". E conclude: "Chi come voi è fuggito dalla propria terra a causa dell'oppressione, della guerra, di una natura sfigurata dall'inquinamento e dalla desertificazione, o dell'ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, è un fratello con cui dividere il pane, la casa, la vita".

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