Il "paradiso" degli oligarchi: così gli uomini di Putin evitano le sanzioni

Nessuno degli oligarchi finiti nella blacklist stilata dalla comunità internazionale ha intenzione di restare inerme. I magnati russi hanno individuato un paradiso dove - almeno per il momento - poter restare al sicuro

Il "paradiso" degli oligarchi: così gli uomini di Putin evitano le sanzioni

In fuga dall'Occidente verso nuovi lidi. Con un obiettivo ben chiaro in testa: evitare i pesanti effetti delle sanzioni economiche imposte dall'Europa alla Russia in seguito alla guerra in Ucraina. Nessuno degli oligarchi russi finiti nella blacklist stilata dalla comunità internazionale ha intenzione di restare inerme. Non a caso, di fronte al sequestro e all'esproprio dei loro beni di extralusso, dalle ville ai mega yacht, questi magnati hanno infatti individuato un paradiso dove - almeno per il momento - poter restare al sicuro.

Un porto sicuro

Stiamo parlando del Medio Oriente, in particolare degli Emirati Arabi. Qui, tra Dubai e Abu Dhabi, gli hotel più raffinati sono stati letteralmente presi d'assalto dai famigerati oligarchi russi, arrivati in massa per evitare la scure delle sanzioni anti russe attuate dall'Occidente. Se, infatti, Unione europea e Stati Uniti hanno scelto di dichiarare una guerra economica totale a Mosca, colpendo anche i più importanti oligarchi vicini a Vladimir Putin, altre zone del mondo hanno deciso di non intervenire.

Come ha sottolineato Il Corriere della Sera, gli oligarchi trovano negli Emirati un paradiso fiscale e bancario accogliente, nonché un porto sicuro all'interno del quale mitigare il peso delle suddette sanzioni. Già, perché mentre le banche inglesi e svizzere li cacciano senza remore e le autorità di mezza europa danno la caccia alle loro ricchezze, il mondo arabo non sembra affatto demonizzare i signori della Russia e, in generale, la Russia stessa.

Il paradiso della Russia

Per quale motivo il Medio Oriente non si è unito alla crociata di Stati Uniti ed Unione europea? Lo scenario descritto assume un senso soltanto se facciamo un passo indietro. La Russia sta semplicemente raccogliendo i frutti di quanto realizzato in campo diplomatico e internazionale negli ultimi anni. Da queste parti, infatti, Mosca è rispettata grazie al ruolo militare svolto nell'area. Gli echi di quanto fatto in Siria sono arrivati fino agli Emirati.

C'è poi da aprire un capitolo a parte sul petrolio. L'oro nero avvicina strategicamente la Russia ai Paesi del Golfo. Il Cremlino ha infatti costruito un rapporto idilliaco con l'Opec, ovvero l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, della quale fanno parte anche gli Emirati Arabi Uniti, oltre ad Arabia Saudita, Venezuela e Iraq, per un totale di 14 membri. Fino a quando il prezzo di un barile di greggio supererà i 110 dollari, Mosca avrà abbastanza entrate per continuare a finanziare la propria operazione militare in Ucraina.

La rete internazionale di Putin

Tutto questo ci porta a fare tre considerazioni. La prima è che Putin è stato in grado di realizzare una rete diplomatica internazionale efficace ed efficiente (molto più di quanto non si possa pensare). La seconda è che il presidente russo ha saputo sfruttarla al meglio nel momento in cui ha deciso di avanzare in Ucraina. L'ultima considerazione chiama in causa Emirati Arabi e Arabia Saudita. Entrambe avrebbero infatti la possibilità di mettere nei guai Mosca. In che modo? Aumentando la produzione di barili di greggio e facendo calare i prezzi.

Gli Stati Uniti sembrerebbero averlo capito. A questo proposito, si registrano crescenti pressioni da parte di Joe Biden all'indirizzo degli Emirati, apparentemente disponibili ad accontentare Washington e forse favorevoli a mettere il bastone tra le ruote di Mosca.

A quel punto la Russia subirebbe un colpo piuttosto pesante ai suoi conti. Ma, in tal caso, non è detto che gli altri membri Opec – sauditi ma non solo – abbiano intenzione di fare altrettanto. Anzi: non è neppure detto che lo facciano gli Emirati.

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