Parigi, braccio di ferro tra Macron e sindacati sulle pensioni

Il disegno di legge sulla riforma delle pensioni sta mettendo a dura prova la stabilità del governo del presidente francese Emmanuel Macron

Parigi val bene una messa. Le parole dell’allora re di Francia Enrico di Navarra, conosciuto con il nome di Enrico IV (detto Il Grande), tornano quantomai attuali in queste cinque settimane di scioperi nazionali e mobilitazioni trasversali dei lavoratori francesi.

L’obiettivo di sacrificarsi per ottenere uno scopo più alto, come fece Enrico IV, è proprio lo spirito che anima i milioni di cittadini d’oltralpe scesi in piazza nell’ultimo mese per la quarta volta dal 5 dicembre contro il disegno di legge sulle pensioni, avanzato dal governo di Emmanuel Macron.

Stamane il primo ministro francese Edouard Philippe incontrerà i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro a turno per discutere del futuro della riforma pensionistica nazionale, che ha portato la maggior parte dei dipendenti pubblici ad indire uno sciopero infinito, iniziato 37 giorni fa.

Le continue pressioni sociali e politiche di queste ore sull’operato dell’esecutivo di Parigi, ha portato il governo ad iniziare lentamente a rivedere il testo della riforma pensionistica, che prevede l'equilibrio finanziario del futuro sistema "universale" di pensionamento per punti, ma anche "un'età d'equilibrio".

Quest'età cardine sarà stabilita dal 2022, a meno che non vi sia una "deliberazione" diversa prima del settembre 2021 tra le parti sociali che siedono nel futuro fondo pensione nazionale universale, che sarà creato il 1° dicembre 2020.

L’esecutivo ha già dichiarato di impegnarsi anche nel disegno di legge ordinario per rivalutare gli stipendi di insegnanti e ricercatori, che la riforma delle pensioni potrebbe penalizzare.

La mobilitazione nazionale che si è creata in queste ultime settimane in Francia ha segnato un record senza precedenti. È infatti dal 1968 che non si assisteva ad uno sciopero così lungo, e deciso a proseguire senza arretramenti fino a quando il governo francese non deciderà di cambiare la maggior parte del testo del disegno di legge previdenziale. La riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron si basa principalmente su tre cardini fondamentali: l'istituzione di un piano pensionistico universale in sostituzione dei 42 sistemi esistenti; il collegamento diretto dell'importo della pensione con i contributi versati (sistema a punti); l'attuazione di misure per migliorare le pensioni dei più svantaggiati. Ovviamente, tutto ciò comprenderebbe l’innalzamento dell’età pensionabile (alcune categorie di lavoratori possono ad oggi andare in pensione a 52 anni).

Il centro della questione è fondamentalmente l’età pensionabile. Il braccio di ferro tra esecutivo e sindacati, in primis il Cfdt (sindacato nazionale che conta più iscritti), è focalizzato sull’età cardine che si vuole introdurre nella riforma di stato. Il Cfdt rifiuta l’idea del governo di stabilire l’età pensionabile a 64 anni dal 2027 e applicare in aggiunta una penalità di bonus, per incoraggiare il francese a lavorare più a lungo; mentre appoggia invece l’adozione di uno schema universale per punti, cambiando il sistema vigente per il calcolo pensionistico, basata ancora sullo stipendio di base (riferendosi al regime generale).

"Se l'età fondamentale rimane nella legge, è no, è chiaro", ha avvertito giovedì il segretario generale del Cfdt, Laurent Berger. Il sindacato francese si scaglia contro il piano di riforma delle pensioni, ritenuto ingiusto ed iniquo, contestando l’età pensionabile fissata a 64 anni e l’eventuale sanzione, se si decidesse di andare in pensione a 62 anni, di riduzione dell’ammontare mensile della pensione.

Questa nuova regola penalizzerebbe innanzitutto le persone che hanno iniziato a lavorare giovani. – dichiara il Cfdt - … (I lavoratori) sarebbero comunque costretti a lavorare due anni in più per non far cadere la pensione. Per quelli con redditi modesti, è un doppio problema! … Contrariamente a quanto il governo sta cercando di far credere, lo stato delle finanze del futuro sistema pensionistico non è affatto in uno stato catastrofico. Se è essenziale mantenere un equilibrio finanziario a medio e lungo termine del sistema, ciò può essere fatto senza un ulteriore rinvio dell'età pensionabile. Esistono molte altre leve che possono essere utilizzate in aggiunta.”

La risposta ufficiale del governo arriva con le parole del ministro dei conti pubblici, Gérald Darmanin, che afferma la volontà del “governo a continuare a credere che l'età fondamentale sia una misura giusta ed efficace".

Intanto, nella capitale parigina, e non solo, continuano le proteste, gli scontri, e le mobilitazioni di piazza che manifestano contro Macron e la sua politica nella gestione dell’intero paese. La situazione diventa sempre più critica per l’esecutivo dell’ex enfant prodige della banca Rothschild, e ora a capo della politica francese. Macron sembra essere il presidente meno gradito in tutta la storia della Repubblica francese, e la sua popolarità è in caduta libera. Questa riforma pensionistica, nonostante sia assolutamente necessaria per le precarie condizioni delle finanze pubbliche francesi, dimostra tutta la fragilità di Monsieur Macron, rivelando che il re è nudo, ovvero che lo stato francese sta navigando nelle stesse acque impervie nelle quali si trova anche il nostro bel paese: il costante calo demografico e il difficile ricambio generazionale, un ascensore sociale oramai fermo, l’aumentare del gap tra ricchi e poveri, un’economia in lenta ripresa e un livello di disoccupazione che fatica a scendere.

I numeri pubblicati dal ministero dell’Interno francese hanno riscontrato la presenza di oltre 452 mila manifestanti in tutta la Francia nella giornata di ieri, e 56 mila a Parigi. Cifre ben lontane dalle 800 mila persone (di cui 370 mila nella capitale), come asserito dalle sigle sindacali del paese.

La manifestazione di ieri è stata la quarta giornata di protesta per le vie del paese, dopo le precedenti di dicembre (5, 10 e 17). La Francia sarà ancora bloccata nei prossimi giorni dal dilagare degli scioperi che non intendono arrestarsi. Una mobilitazione di massa è stata infatti appena annunciata dalle maggiori associazioni sindacali il prossimo martedì 14 gennaio, con la speranza di indire un’altra grande manifestazione nella giornata di domani, sabato 11 gennaio.

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