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In Francia spunta il parkour green: altra puntata dell'isteria ecologista

Da due anni c'è un collettivo che ogni venerdì si riunisce nel centro di Parigi per spegnere le insegne dei negozi e sensibilizzare sul risparmio energetico

In Francia spunta il parkour green: altra puntata dell'isteria ecologista

Se il venerdì sera si va in giro per gli Champs-Élysées, nel cuore di Parigi, è possibile imbattersi in quella che sembra l'ultima moda ecologista del momento, almeno in Francia. Ossia un gruppo di ragazzi che si improvvisano acrobati e si arrampicano sulle vetrine. Il loro obiettivo è spegnere le luci delle insegne.

L'isteria ecologista che sta attraversando la Francia

Un vero e proprio "parkour", attuato nel cuore turistico della capitale francese per risprarmiare energia. Il collettivo che ha iniziato a organizzare due anni fa, in piena pandemia, le ronde ecologiste a pochi passi dall'Arco di Trionfo parla di campagna di sensibilizzazione. Finora nessuno tra i commercianti si è lamentato e i poliziotti hanno lasciato fare.

Appare però singolare come in una Francia in cui il presidente Emmanuel Macron vorrebbe trasformare nella locomotiva ecologista d'Europa, a sensibilizzare sul tema debbano essere acrobati da strada nel pieno della notte parigina. In teoria quelle insegne dovrebbero essere già spente, c'è infatti una legge che dal 2013 impone ai negozi di avere vetrine al buio fino all'alba. Ma nessuno ha mai fatto rispettare quella norma.

E così ecco che i negozi sono diventati un po' l'emblema di quella corsa all'ecologismo che ha preso piede in una larga fetta della società francese. Di giorno ci sono molti agenti della Polizia locale a controllare che i riscaldamenti in inverno e i climatizzatori in estate si mantengano, all'interno delle attività commerciali, nelle temperature fissate dalla legge. Di notte ecco che invece a uscire fuori ci sono i ragazzi che praticano parkour per spegnere le luci.

L'iniziativa Light Off

Oggi il parkour è uno sport a tutti gli effetti, praticato a livello agonistico. Ma è nato come un'attività da strada nei quartieri periferici delle grandi città transalpine almeno 30 anni fa. Consiste grossomodo nel percorrere un tracciato da un determinato punto A a un determinato punto B, il tutto superando nel modo più veloce possibile gli ostacoli lungo il percorso. È praticato soprattutto in ambito urbano, dove occorre letteralmente arrampicarsi in ogni tipo di ostacolo per raggiungere la fine del tracciato.

Il punto B per i ragazzi parigini è fissato sui pulsanti delle insegne luminose dei tanti negozi del centro parigino. L'obiettivo è arrivare lì e spegnare le luci. L'iniziativa non a caso è chiamata Light Off ed è portata avanti dal collettivo On The Spot. Con mosse acrobatiche tipiche del parkour, si scalano le pareti, ci si arrampica sui lampioni e sulle saracinesche per arrivare a premere i pulsanti posti sopra le insegne. Dal 2020 in poi l'iniziativa è replicata costantemente ogni venerdì sera.

A praticare il parkour al centro di Parigi sono ragazzi provenienti da diversi quartieri. A capo del collettivo On The Spot c'è Kevin Ha, studente universitario intervistato da diverse testate francesi negli ultimi mesi. “In un mondo con risorse limitate, il modo migliore per non sprecare è consumare meno”, ha dichiarato a Le Figaro.

Principale scopo del parkour praticato tra i negozi è quello di sensibilizzare le persone a risparmiare energia. “Non è l'efficienza dell'operazione che conta e che ci sta a cuore – ha aggiunto Kevin Ha – Perché ovviamente non possiamo spegnere tutte le luci di Parigi, ma con queste nostre incursioni speriamo di poter dimostrare come anche piccole azioni simboliche possano fare la differenza”.

L'iniziativa ha destato curiosità. Sono state poche le polemiche, in quanto il collettivo è riuscito a richiamare l'attenzione senza ricorrere a metodi violenti oppure a clamorose esibizioni, come di recente fatto a Londra da attiviste che hanno provato a imbrattare i Girasoli di Van Gogh. Ma di certo il parkour parigino tra i negozi è anche una nuova puntata di un ecologismo fatto più di prediche e simboli che di fatti concreti. Un po' come quando si chiede alla gente di lavarsi di meno o di evitare i riscaldamenti.

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