"Pell è innocente": ora spunta un documentario di Sky Australia

Il cardinale George Pell, in carcere per abusi, discolpato da un giornalista australiano. Ecco quali sarebbero le prove della sua innocenza

Possibile che il cardinale George Pell, ex numero 3 del Vaticano, sia innocente? Il porporato australiano si trova in carcere nella sua nazione di provenienza, ossia l' Australia. La vicenda all'epoca ha fatto scalpore: Papa Francesco aveva individuato in Pell il prefetto della Segreteria per l'Economia. Un ruolo chiave per il perseguimento della trasparenza in Santa Sede. Poi una bufera, per la prima volta nella storia, si è abbattuta su un così alto-ecclesiastico.

Le cronache parlano pure di isolamento. Le accuse caldeggiate sulla stampa in questi anni sono varie, mentre sentenza di primo grado è stata chiara: abusi ai danni di due minori. La conseguenza è nota: sei anni di reclusione. L'appello è previsto per l'anno prossimo. Ma il piano giudiziario, almeno per qualche giorno, sembra essere passato in secondo piano.

Un documentario andato in onda su Sky Australia, del resto, sembra condurre da tutt'altra parte rispetto alla certezza della colpevolezza. Il cardinale George Pell ha sempre detto di essere innocente. Il Vaticano, sottolineando la fiducia verso la giustizia australiana, ha spesso ribadito quale sia l'atteggiamento di Pell. Quello di rivendicare l'innocenza, appunto. Anche dopo le prime fasi processuali. In molti, specie negli ambienti tradizionalisti, credono al cardinale. E quanto sta emergendo in queste potrebbe modificare il corso degli eventi, favorendo un ribaltone.

Il documentario sopracitato è stato ripercorso da Libero, in un articolo ripreso pure da Dagospia. Quello che viene rimarcato nel video australiano è tanto semplice quanto spiazzante. L'autore dell'opera giornalistica, intanto, è Andrew Bolt. Il succo, invece, è questo: Pell, tenendo in considerazione sia la testimonianza - una, che è quella rilevante nel processo - sia la dinamica di quanto sarebbe accaduto, non potrebbe essere additato come responsabile. Tutto il quadro ventilato da chi lo accusa sarebbe impossibile. E il presunto perché di questo assunto può essere raccontato.

Tutto, a ben vedere, può essere riassunto mediante due virgolettati dello stesso giornalista oceanico: "Pell è stato accusato di aver molestato un ragazzo di tredici anni e un altro ragazzo di tredici anni con la porta aperta in una sacrestia normalmente affollata dopo la Messa". E questo è il primo. E già di per sè lascia aperto qualche interrogativo. Il secondo dei virgoletati può essere ancora più disvelativo: "Ma è ancora più incredibile, perché avrebbe secondo l'accusa fatto questo nonostante altre persone abbiano testimoniato che era loro dovere non lasciarlo mai solo, finché non lasciava l' edificio".

E ancora: "E hanno detto che Pell era sulla porta della chiesa, a parlare con i parrocchiani, non nella sacrestia. E notate questo: tutto si regge sulla sola parola non supportata di quel ragazzo che dice di essere stato abusato. Il suo compagno, che ha detto a sua madre di non essere mai stato abusato, ora è morto". La traduzione di questi passaggi è del vaticanista Marco Tosatti, che ha avuto modo di scriverne pure su La Nuova Bussola Quotidiana.

Il cardinale George Pell, insomma, sarebbe stato considerato un pedofilo nonostante le testimonianze contrarie. E nonostante, soprattutto, il fatto che la testimonianza convalidante la sua colpevolezza sia una soltanto. L'appello - come anticipato - si terrà entro la primavera. Una riabilitazione è possibile? Dipende dalla giustizia australiana. Ma il documentario andato in onda su Sky sembra suggerire questa ipotesi.

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Commenti

lorenzovan

Mar, 10/12/2019 - 22:48

io sono anbbastanza garantista...e sono sempre sospettoso quando ..dopo che spunta uno scandalo..a cascata ne spuntano a centinaia ..ce''e sempre gente che funziona con la logica del "piatto ricco mi ci ficco"..le ondennizzazioni nei paesi anglosassoni sono m,ilionarie...e si sa ..fanno gola a tutti

Klotz1960

Mer, 11/12/2019 - 01:29

Quando, come anche negli Usa, si offrono milioni di risarcimento danni a chi denuncia presunti abusi 30 anni dopo, il minimo che si puo' pensare e' che almeno qualcuno inventi abusi per soldi. E' relativamente facile, ed e' del tutto scontato.

dagoleo

Mer, 11/12/2019 - 08:10

mi sembra impossibile poter condannare una persona per reati sessuali di pedofilia con accuse così labili ed incerte. ma è veramente andata così?

lorenzovan

Mer, 11/12/2019 - 12:41

il vero problema sono le ondate emotive..che condizionano magistrati..inquirenti e pubblico...in cert vcasi si viene condannati non per aver commesso i atti..ma perche' si "potrebbe averli commessi"..e noi queste ipotesi giudiziarie le conosciamo fin troppo bene...