Pioggia "artificiale" con i droni: cosa è successo negli Emirati

Scariche elettriche per indurre le nubi a produrre pioggia: ecco cosa hanno fatto i droni sui cieli degli Emirati Arabi. Costo dell'operazione 35 milioni di euro

Pioggia "artificiale" con i droni: cosa è successo negli Emirati

Gli Emirati Arabi Uniti stanno creando pioggia "artificiale" utilizzando droni che volano all'interno delle nuvole e rilasciano cariche elettriche per cercare di trovare un refrigerio al caldo soffocante che ha toccato punte di 122 gradi Fahrenheit (cioé 50°C).

Così i droni "creano" la pioggia

La pioggia si forma utilizzando la tecnologia dei droni che dà alle nuvole scariche elettriche per "indurle" ad aggregarsi e produrre precipitazioni. E sta funzionando: le riprese video rilasciate dal Centro nazionale di meteorologia degli Emirati Arabi Uniti mostrano acquazzoni simili a monsoni in tutto il Paese che creano uno strato di pioggia consistente su strate e autostrade. Il Centro ha affermato che le precipitazioni sono state potenziate da una tecnica nota come "semina delle nuvole" il cui scopo è aumentare la condensa nella speranza che possa innescare un acquazzone. Gli Emirati Arabi Uniti sono uno dei paesi più aridi della Terra e sperano che la tecnica possa aiutare ad aumentare le scarse precipitazioni annuali.

Cloud seeding da 35 milioni di euro

Le operazioni di cloud seeding (la semina delle nubi) degli Emirati Arabi Uniti fanno parte di una missione il cui costo è di "soli" 35 milioni di euro per generare la pioggia in uno dei Paesi che si colloca tra i primi 10 più secchi del mondo con una piovosità media di soli 78 millimetri l'anno, 15 volte meno di quello che cade in un anno medio nel Regno Unito. Il professor Maarten Ambaum, che ha lavorato al progetto speciale, ha dichiarato all'inizio di quest'anno che gli Emirati Arabi Uniti hanno abbastanza nuvole per creare condizioni che consentano la pioggia. Dopo che un drone rilascia cariche elettriche nelle nuvole, queste aiutano le gocce d'acqua a fondersi e aderire per formare precipitazioni, "come i capelli asciutti su un pettine". "Quando le gocce si fondono e sono abbastanza grandi, cadranno come pioggia", ha detto il professor Ambaum al Daily Mail. Alcuni studi dimostrano che la semina delle nuvole può aumentare la quantità di pioggia tra il 5% e il 70% a seconda della qualità delle nuvole.

Una pratica in uso da alcuni anni

Nel 2017, il governo degli Emirati Arabi Uniti aveva fornito 15 milioni di dollari per nove diversi progetti per far cadere la pioggia: tra questi c'è un'altra tecnologia di semina delle nuvole che lancia missili di sale nelle nuvole dagli aerei. I meteorologi del Paese con sede ad Abu Dhabi monitorano i radar meteorologici per dire ai piloti che volano su aerei ufficiali del governo quando decollare per le loro missioni: logicamente, sono necessarie nubi abbastanza consistenti affinché si possano poi creare le precipitazioni. "Non appena vediamo alcune formazioni di nubi convettive, ci lanciamo su un volo per indagare", ha detto Mark Newman, vice capo pilota dell'NCMS. Come scrive Il Messaggero, la pioggia "a comando" fu usata una prima volta a New York nel 1946 per far fronte a un eccezionale episodio di grave siccità. In Cina è diventata pratica corrente per dare sollievo a regioni aride, inclusa la capitale Pechino. Sono più di venti i Paesi al mondo che intervengono artificialmente sul clima per rendere più clementi le temperature, causando, in alcuni casi, conflitti politici tra diverse regioni con reciproche accuse di furti di pioggia. Per gli ecologisti, però, gli interventi sulle nuvole possono essere misure puntuali in caso di episodi estremi per dare sollievo alla popolazione o dare una mano all'agricoltura ma non possono essere in alcun modo un'arma per combattere il riscaldamento climatico.

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