Raqqa, parte offensiva anti Isis. Si decidono le sorti della Siria?

La più importante battaglia per liberare Raqqa e i suoi dintorni dall’Isis è iniziata. Cosa succederà nei rapporti tra Washington, Mosca e Damasco?

Raqqa, parte offensiva anti Isis. Si decidono le sorti della Siria?

La più importante battaglia per liberare Raqqa e i suoi dintorni dall’Isis è iniziata. Ha esordito così quest’oggi, nel corso della conferenza stampa svoltasi nella città siriana di Ain Issa, Jihan Cheikh Ahmad, comandante curdo delle Forze Democratiche Siriane (SDF), la milizia sostenuta dagli Stati Uniti.

La milizia, la cui forza è stimata intorno ai 30.000 combattenti è composta da circa 25.000 curdi delle Unità di Protezione Popolare (YPG), arabi e cristiani. L’operazione, denominata “Angry Euphrates”, per la liberazione di Raqqa, la capitale dell’Isis in Siria dal 2014, avrà il sostegno dell’aviazione americana ed era stata in parte preannunciata lo scorso 28 ottobre dall’inviato speciale degli Usa per la lotta all’Isis, l’Ambasciatore Brett McGurk, nel corso dell’Assemblea Parlamentare della Nato svoltasi a Montecitorio. Le Forze Democratiche Siriane, nel corso della conferenza stampa, hanno chiesto alla Turchia, che considera le milizie curde un gruppo terroristico, di non interferire nelle vicende siriane e proprio da questa dichiarazione si può intuire la complessità della liberazione di Raqqa.

Se, infatti, dall’inizio delle operazioni per la liberazione di Mosul il premier Iracheno Haider al Abadi ha potuto annunciare che presto la bandiera irachena tornerà a sventolare su Mosul, nonostante le profonde diffidenze tra le varie componenti militari che stanno combattendo in Iraq, ben diverso potrebbe essere lo scenario che si potrebbe determinare a Siria. Raqqa, capitale e centro nevralgico dal quale sarebbero stati coordinati i numerosi attacchi in Europa, potrebbe presto diventare una città contesa tra la coalizione sostenuta dagli Stati Uniti e il regime di Assad.

L’eventuale liberazione di Raqqa da parte delle forze sostenute dagli Stati Uniti determinerebbe una inevitabile ed ulteriore frattura con Assad, l’Iran e la Russia. Damasco, dopo aver ripreso lo scorso marzo grazie all’intervento russo, la città di Palmira, ha concentrato le sue forze su Aleppo, mantenendo una situazione di stallo sul fronte che avrebbero potuto aprire la strada alla riconquista di Raqqa. Ora, con le operazioni su Mosul in corso e con l’imminente offensiva di Raqqa, il regime potrebbe esser costretto a distogliere risorse dal fronte di Aleppo. È difficile da una parte immaginare che la coalizione sostenuta dagli Stati Uniti possa, una volta liberata Raqqa, riconsegnare la città al regime di Damasco, come è altrettanto verosimile che gli stessi componenti dell’opposizione siriana non gradiscano la “liberazione” da parte delle milizie curde. La corsa su Raqqa, similmente alla corsa su Berlino nel ’45, ci dirà le reali intenzioni e capacità di Damasco di recuperare tutto il territorio ancora in mano all’Isis e l’eventuale volontà statunitense di metter pressione ad Assad e alla Russia.

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