Il re dei cong di giada

"Chi può interpretare il vero significato di questi occhi? Sembrano giunti ai giorni nostri dai recessi più oscuri e profondi della coscienza dei primordi dell’umanità, raccontandoci silenziosamente dell’amore, delle paure e delle credenze di antichissime popolazioni"

Chi può interpretare il vero significato di questi occhi? Sembrano giunti ai giorni nostri dai recessi più oscuri e profondi della coscienza dei primordi dell’umanità, raccontandoci silenziosamente dell’amore, delle paure e delle credenze di antichissime popolazioni. Cinquemila anni fa, gli abitanti della regione di Liangzhu, che si estende intorno al bacino del lago Taihu nella provincia del Zhejiang, diedero vita a una cultura molto sviluppata, caratterizzata da antiche città e villaggi, infrastrutture militari e idriche, laboratori per la lavorazione della giada, tombe e altari.

Uno dei più significativi scavi archeologici, iniziati nel 1936, è certamente ben rappresentato da questo oggetto in giada, sul quale sono incisi dei misteriosi occhi. Questo cong di giada pesa 6,5 chili, è alto 8,9 cm, con un diametro di 17,6 cm nella parte superiore. Per via delle sue dimensioni, del suo peso e dell’elaborato motivo decorativo è considerato il “re degli cong di giada”. Fu scoperto nel 1986, nel corso dello scavo delle tombe di Fanshan. Gli archeologi dedussero si trattasse di un motivo ornamentale simile al Taotie, un animale mitologico. Dato che in quello stesso periodo erano stati scavati numerosi contenitori riportanti quest’ultimo motivo, il cong di giada non destò particolare attenzione.

Completati gli scavi, gli archeologi iniziarono a sviluppare le foto dei reperti e, inaspettatamente, scoprirono qualcosa di sorprendente. Ai lati dei due occhi notarono la presenza di alcune decorazioni talmente sottili da risultare quasi invisibili: due mani. Riguardandole con attenzione, distinsero l’immagine di due palmi collegati a un paio di braccia sproporzionate; continuando a salire con lo sguardo scoprirono il volto del padrone delle braccia. In quel momento gli archeologi capirono che non si trattava del più comune motivo del Taotie, bensì della figura completa di una divinità antropomorfa col volto di animale, estremamente rara. La postura assunta dal dio è piuttosto strana: ha le braccia piegate all’interno, le dita aperte ed il corpo inclinato in avanti con la testa ritirata indietro. Che cos’è? Un dio che cavalca un animale, oppure una bestia antropomorfa?

L’animale e l’uomo raffigurano divinità distinte, oppure sono le due facce di uno stesso dio? Numerosi oggetti di giada rinvenuti nelle tombe di Liangzhu presentano immagini simili. Gli esperti ipotizzano che questo potrebbe essere l’emblema della cultura di Liangzhu. La giada possiede uno status particolare nella cultura cinese. Le iscrizioni presenti sulle ossa oracolari e sui vasi di bronzo dimostrano che, anticamente, vi era la consuetudine di contattare le divinità servendosi della giada. Nelle tombe di Liangzhu sono stati rinvenuti oltre 40 tipi di oggetti di giada, ma immagini complete del dio con la faccia di animale sono state ritrovate solo su alcuni di essi rinvenuti nelle tombe di membri dell’aristocrazia.

Ciò potrebbe, forse, indicare che i padroni delle tombe erano sacerdoti dell’antico regno di Liangzhu e che il cong di giada, con l’immagine completa del dio, fosse un oggetto sacro per gli abitanti della regione e che, probabilmente, era usato per contattare il dio. Il dio indossa un copricapo di piume, la cui forma ricorda il carattere 介, è ricoperto di linee che si irradiano dal centro verso l’esterno. Questo simbolo è stato rinvenuto anche sui reperti archeologici della cultura Hemudu, risalente ad oltre 7000 anni fa. È possibile che questa cultura abbia un qualche legame con l’immagine del dio con il volto di animale? Dopo un viaggio di 5000 anni, questi occhi misteriosi ci fissano silenti, guidandoci un passo alla volta nelle profondità della storia.

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