Ricatti alle aziende alimentari: lettere estorsive anche alla Findus

Il colosso svedese dei surgelati della Findus raggiunto da lettere di minacce, analoghe a quelle ricevute da molte aziende del settore in Italia: ma sono diverse le società minacciate in tutta Europa

Ricatti alle aziende alimentari: lettere estorsive anche alla Findus

Non un episodio isolato, nemmeno locale: le lettere contro alcune aziende impegnate nel settore alimentare, scritte in inglese e contenenti un'esplicita minaccia contro i relativi prodotti, non riguardano soltanto l’Italia.

Nei giorni scorsi, in particolare, suscita non poco scalpore la notizia secondo cui alcune aziende dolciarie e del caffè italiane vengono raggiunte da lettere minatorie il cui contenuto è tanto chiaro quanto allarmante: se entro il 20 maggio queste società non versano 300.000 Euro in bitcoin rischiano di vedere contaminati i propri prodotti nei supermercati. Tra i marchi italiani più celebri raggiunti da queste missive, figurano quelli di aziende quali la Lavazza, Illy Caffè, Balocco, Vergnano e Ferrero. Le lettere appaiono tutte dello stesso tipo e contengono analoghi contenuti.

Ma nei giorni successivi, si apprende che anche altre multinazionali impegnate nel settore alimentare sono oggetto della medesima minaccia: aziende belghe, olandesi, tedesche, svizzere, austriache ed inglesi avrebbero ricevuto una lettera con polvere sospetta ed all'interno l’estorsione di 300mila euro.

Il caso più eclatante riguarda la svedese Findus: nella sede del colosso del surgelato, nella città di Malmö, i dipendenti sono stati fatti uscire proprio per via di una lettera sospetta fatta recapitare nell’edificio principale dell’azienda. Con i casi italiani non ci sono soltanto le richieste e le minacce, ma anche il ritrovamento all’interno della lettera di una polvere sospetta e l’uso della lingua inglese. Quest’ultimo elemento nei giorni scorsi fa orientare gli inquirenti italiani verso una pista locale ed interno al nostro Paese: chi scrive infatti, usa una grammatica non da madrelingua inglese. Evidentemente, questa circostanza è vera ma non è detto, a questo punto, che il mittente sia italiano.

C’è poi un’altra particolarità comune a tutte le lettere inviate, compresa quella alla Findus: l’indirizzo del mittente è di Gand, in Belgio. Anche in questo caso, la polizia italiana pensa comunque ad una pista locale visto che, eccezion fatta per la Illy, tutte le aziende coinvolte nel nostro paese hanno sede in Piemonte. Forse, è il pensiero degli inquirenti, si tratta di un indirizzo volto a depistare. Adesso la scoperta di altre lettere in giro per l'Europa, ovviamente fa cambiare completamente strada a chi indaga.

Le procure piemontesi, a partire da quelle di Asti e Cuneo, potrebbero a breve confrontarsi con quelle delle altre nazioni coinvolte sfruttando l'agenzia Eurojust: team di magistrati italiani sarebbero pronti a volare nel nord Europa per coordinare comuni indagini con i colleghi degli altri paesi.

Anche perché il tempo stringe: occorre capire se, da qui ad un mese, la minaccia in questione è reale o meno. Le autorità, sia in Italia che all’estero, invitano a non fare allarmismo e promettono maggiori controlli specialmente a ridosso della scadenza indicata dalle lettere estorsive. Anche le aziende coinvolte parlano di situazione sotto controllo, promettendo severi controlli per maggiore precauzione.

Occorre però capire il perché di tante lettere ad aziende del settore in tutta Europa.

Uno scherzo di pessimo gusto, essendo gran parte delle missive risultare inviate lo scorso 1 aprile, oppure opera di un gruppo che vuole creare il panico nel vecchio continente? Tutte le strade, a questo punto, restano aperte.

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