L'Oms mette in guardia: "Rischio di terza ondata"

Terza ondata Covid, l'Oms lancia il proprio monito per l'inizio dell'anno prossimo e bacchetta gli stati dell'Europa sulle cose da realizzare

Non siamo ancora arrivati al 2021 ma l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) si porta avanti col lavoro e lancia il proprio monito tramite le parole di David Nabarro, divenuto dallo scorso 21 febbraio uno dei sei inviati speciali dell'Agenzia incaricati di rispondere alla pandemia Covid-19. Ecco quindi la previsione di una nuova ondata (la terza, stando quantomeno al computo ufficiale), in arrivo agli inizi del prossimo anno, se i governi degli stati europei dovessero ripetere gli errori che sarebbero costati, stando a quanto affermato dall'emissario dell'Oms, la seconda ondata di infezioni di Covid.

"Hanno perso l'occasione di concludere la costruzione delle infrastrutture necessarie durante i mesi estivi, dopo esser riusciti a tenere la prima ondata sotto controllo", ha affermato l'inviato speciale dell'agenzia, come riportato dal portale “SwissInfo”. "Ora abbiamo la seconda ondata. Se non si prendono le contromisure necessarie avremo una terza ondata all'inizio del prossimo anno". Nabarro, il quale come riferito dal quotidiano svizzero aveva partecipato senza successo alla corsa nel 2017 per diventare direttore generale dell'Oms, si è soffermato anche sul tema della chiusura delle stazioni sciistiche già avvenuto in Austria per prevenire inutili rischi. "Una volta che i tassi di infezione diminuiranno, e affonderanno, allora potremo essere liberi quanto vogliamo", ha spiegato il membro dell'organizzazione mondiale della sanità.

Rispetto all'evidente inadeguatezza delle misure prese dai paesi dell'occidente, in primis proprio gli stati membro dell'Unione europea, Nabarro ci ha tenuto a lodare invece la risposta di alcuni stati asiatici, specialmente la Corea del Sud che continua a mantenere un numero molto basso di contagi e di vittime. "Le persone sono pienamente coinvolte, assumono comportamenti che complicano la vita del virus", ha spiegato l'emissario dell'Oms. "Mantengono le distanze, indossano maschere, si isolano quando sono malate, provvedono a lavare spesso le mani e le superfici. Proteggono le categorie di persone più a rischio".

I Paesi asiatici, tra l'altro, non hanno neppure allentato mai eccessivamente le misure di sicurezza, neppure quando le cose sembravano andare meglio, con un calo di infezioni. “Devi aspettare fino a quando i numeri dei casi diventano davvero bassi e continuano a rimanere bassi", ha puntualizzato l'emissario dell'Oms. "La reazione dell'Europa è stata incompleta", ha concluso polemicamente.

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