"Sì a esclusione", "Fermiamo Paese": il governo litiga sullo Swift

Di Maio ha assicurato al ministro degli Esteri ucraino che l'Italia sosterrà l'esclusione di Mosca dallo Swift. Franco: "Preoccupazione per il gas". Salvini: "Così fermiamo l'Italia"

"Sì a esclusione", "Fermiamo Paese": il governo litiga sullo Swift

La chiave per isolare economicamente la Russia ci sarebbe e ha un nome ben preciso: Swift, acronimo che sta per Society for World Interbank Financial Telecommunication. Tra le opzioni sul tavolo del blocco occidentale c'è anche quella che consiste nell'esclusione di Mosca dal sistema di pagamento Swift, lo stesso che determina i codici bancari necessari per realizzare o ricevere ogni trasferimento internazionale. Facile a dirsi ma difficile a farsi per le conseguenze che potrebbe provocare una mossa del genere. Non a caso i Paesi europei sono titubanti, mentre in Italia la maggioranza sta dimostrando di avere le idee piuttosto confuse.

Posizioni contrapposte

In Italia il tema dell'allontanamento di Mosca dal circuito Swift ha generato una sorta di cortocircuito interno, viste le posizioni contrapposte di alcuni tra i principali ministri ed esponenti politici del governo. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Mario, ha assicurato all'Ucraina che Roma sosterrà, senza se e senza ma, l'esclusione di Mosca dal canale delle transazioni internazionali. Di Maio lo ha comunicato direttamente al suo omologo ucraino, Dmitro Kouleba. "C'è stata una telefonata con la mia controparte italiana Luigi Di Maio", ha dichiarato Kuleba. "Piena solidarietà con l'Ucraina. Il mio collega mi ha assicurato che l'Italia sosterrà il divieto della Russia da SWIFT", ha quindi scritto lo stesso ministro su Twitter.

Basta però ascoltare le parole di un altro ministro italiano per rendersi conto che non tutti la pensano proprio come Di Maio. O almeno, non con la stessa sicurezza mostrata dal ministro degli Esteri. Sulla sospensione della partecipazione allo Swift "c'è la preoccupazione di molti Paesi tra i quali l'Italia sulla possibilità di continuare a pagare il gas naturale russo", ha sottolineato il ministro dell'Economia, Daniele Franco. Nel caso in cui – ha spiegato il ministro – una sanzione dovesse interrompere i pagamenti dei flussi di gas provenienti da Mosca, un Paese come l'Italia, che utilizza gas russo per il 43% del proprio fabbisogno di gas, si ritroverebbe in seria difficoltà. "È chiaro che il venir meno subitaneo di queste forniture potrebbe essere un problem", ha aggiunto Franco.

Conseguenze pericolose

L'Italia, assieme alla Germania e altri Stati, ha frenato una decisione rapida sull'esclusione della Russia dallo Swift. "Questa è la preoccupazione, di questo abbiamo parlato: in ogni caso non c'è alcuna divergenza di opinioni sul fatto che le sanzioni debbano operare, dobbiamo solo stare attenti a non creare delle situazioni negative in molti Paesi, tra cui l'Italia, che utilizzano tutti i giorni il gas russo". Gas che, tra l'altro, non può essere sostituito rapidamente. Insomma, l'assunto base è che le sanzioni contro Mosca debbano esserci ma guai a maneggiare nodi troppo spinosi. Il rischio di un effetto boomerang è infatti dietro l'angolo.

Matteo Salvini ha una opinione ancora diversa. "Prevedere delle sanzioni sul cosiddetto sistema di pagamento Swift significa fermare l'Italia. Basta essere consapevoli di cosa si sta parlando", ha dichiarato il leader della Lega a Rai Isoradio. "La Russia ha riserve economiche di 630 miliardi di euro e ha un debito sul pil del 17 per cento, quindi possono resistere a lungo.

Intervenire sul sistema bancario significa che noi non possiamo pagare il gas che compriamo, siamo noi a tirarci le martellate sulle ginocchia", ha sottolineato, ancora, lo stesso Salvini. Detto in altre parole, le sanzioni "devono essere usate con intelligenza" a meno che "non diventino sanzioni contro l'Italia".

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