Il Ramadan infiamma Gerusalemme: oltre 200 feriti negli scontri

Palestinesi e agenti di sicurezza israeliani si sono scontri nella Spianata delle Moschee a Gerusalemme Est dopo le preghiere del venerdì: preoccupazione è stata espressa anche da Stati Uniti ed Egitto

Il Ramadan infiamma Gerusalemme: oltre 200 feriti negli scontri

Tensione molto alta a Gerusalemme dopo i violenti scontri di venerdì sera. Tutto è partito in uno dei luoghi più sacri della città, quello che gli arabi identificano come la Spinata delle Moschee, mentre per gli ebrei è soprattutto il cosiddetto “Monte del Tempio”.

La zona è quella di Gerusalemme Est, considerata dai palestinesi come futura capitale del loro Stato mentre per Israele è parte integrante del proprio territorio nazionale. Alla fine dell'ultima preghiera del venerdì, sono iniziati gli scontri. In particolare, la polizia israeliana ha denunciato l'attacco con bottiglie e lancio di altri oggetti verso i propri uomini.

Da qui la decisione delle forze di sicurezza di fare irruzione: “Sono stati usati – si legge in un comunicato della Polizia israeliana – mezzi di dispersione antisommossa in seguito a violenti disordini”. Le forze dell'ordine in particolare sono entrate nella zona della Spianata delle Moschee con l'intento di disperdere i manifestanti.

Da qui gli scontri più violenti, i più importanti degli ultimi anni. Le stesse forze israeliane, prima di intervenire nel quartiere del Monte del Tempio, hanno sempre provato vie più diplomatiche per sedare le tensioni. Questo in virtù proprio della delicatezza dell'area. Basti pensare che nel 2000 una passeggiata, definita provocatoria da parte palestinese, dell'ex premier israeliano Ariel Sharon lungo la Spianata delle Moschee ha dato vita alla seconda Intifada.

Dunque per il governo appare importante evitare episodi come quelli di venerdì sera. Anche perché gli scontri si sono diffusi rapidamente nei quartieri circostanti. In particolare, cariche della polizia israeliana verso i manifestanti sono state registrate a Sheikh Jarrah, una zona a maggioranza araba. È proprio questo il vero epicentro delle tensioni. Già da alcuni giorni infatti diverse famiglie palestinesi, come sottolineato in alcuni post su Twitter, protestavano contro possibili sfratti decretati dalle autorità israeliane. Molti abitanti di Sheikh Jarrah hanno quindi partecipato venerdì alle preghiere nella Spianata delle Moschee, trasferendo qui le proteste dei giorni precedenti.

Il bilancio degli scontri e la condanna internazionale

Il bilancio degli scontri è pesante. Sono almeno 220 i feriti, molti dei quali dalla parte palestinese. Tra gli israeliani, 17 poliziotti avrebbero subito contusioni. La Mezzaluna Rossa ha fatto sapere di almeno quattro manifestanti in gravi condizioni. A Gerusalemme Est adesso regna una calma solo apparente. Il pericolo di nuove tensioni e nuovi scontri è latente. Intanto nelle scorse ore sono state registrate alcune reazioni internazionali. Da Washington si invita alla prudenza: “Non ci sono scuse per la violenza, ma questo spargimento di sangue è particolarmente inquietante ora – si legge in una nota del Dipartimento di Stato – in arrivo degli ultimi giorni del Ramadan”.

È assolutamente fondamentale che tutte le parti esercitino moderazione – ha proseguito la nota – si astengano da azioni provocatorie e retoriche e preservino lo status quo storico sull'Haram al-Sharif/Monte del Tempio nelle parole e nella pratica”. Non solo: l'amministrazione Biden ha espresso “profonda preoccupazione per il potenziale sfratto di famiglie palestinesi nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan a Gerusalemme”.

Reazioni anche dall'Egitto: “Condanniamo – hanno fatto sapere i portavoce del ministero degli Esteri de Il Cairo – l'assalto alla moschea di Al-Aqsa da parte delle forze israeliane e l'attacco ai fedeli di Gerusalemme e ai palestinesi all'interno della moschea”. Condanne e preoccupazioni anche dall'Unione Europea.

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