Partito l'attacco russo. Ora la sfida è prevedere Putin

Il presidente russo continua a muovere i fili della crisi. Iniziate le operazioni militari in Ucraina per "similitarizzarla", ma in tanti si domandano cosa voglia ottenere da tutto questo. Dal Nord Stream 2 al Mar Nero, ogni elemento assume un'importanza diversa

Partito l'attacco russo. Ora la sfida è prevedere Putin

Nessuno sa cosa voglia fare davvero Vladimir Putin. Il presidente russo è la persona più analizzata delle ultime settimane, ma fino a questo momento nessuno ha saputo davvero prevederne le mosse. La scelta di riconoscere le repubbliche di Donetsk e Luhanks, entità dell'est Ucraina legate a doppio filo a Mosca, è stata una conferma di una situazione di fatto già esistente. Ma forse in molti non si aspettavano un decisionismo così netto del capo del Cremlino in Ucraina.

Qualcuno, come del resto anche alcuni altissimi funzionari della sicurezza russa, pensava che fosse il momento per un ulteriore negoziato, magari dopo un ultimatum sul destino di Kiev. Invece Putin è andato avanti, anche con la minaccia delle sanzioni dell'Occidente. E ora, passato il Rubicone, tutti gli scenari appaiono possibili. L'annuncio di questa notte sull'avvio di una "operazione militare speciale" nel Donbass conferma la linea intrapresa dal Cremlino: "Le circostanze richiedono un'azione decisa e immediata. Le repubbliche popolari del Donbass si sono rivolte alla Russia con una richiesta di aiuto", ha detto il capo di Stato. L'obiettivo, ha spiegato il presidente russo, è "proteggere le persone che sono state oggetto di abusi e genocidi dal regime di Kiev per otto anni, e per questo ci adopereremo per smilitarizzare e denazificare l'Ucraina, oltre a consegnare alla giustizia coloro che hanno commesso numerosi crimini sanguinosi contro residenti pacifici, compresi i cittadini della Federazione Russa".

Gli Stati Uniti hanno continuato a lanciare l'allarme sull'invasione fino alle ultime ore di ieri. Da Washington era arrivato l'avvertimento di un attacco all'Ucraina su vasta scala "entro 48 ore". Secondo gli analisti dell'intelligence Usa, tutto sarebbe avvenuto con un pretesto, magari quella richiesta di aiuto ricevuta dal Cremlino da parte dei leader di Donetsk e Luhanks. I media internazionali hanno riportato la notizia di battaglioni russi che si avvicinavano al confine ucraino. Dalle fonti Usa trapelavano percentuali di preparazione all'attacco che oscillano tra l'80 e il 90 per cento. E il sito Avianews, rilanciato dall'agenzia Ria Novosti, aveva dato la notizia che gli aeroporti internazionali delle città ucraine di Kharkiv e Dnipro erano stati temporaneamente chiusi: segnale di una possibile operazione militare.

Ma di fronte a quello che l'Occidente sostiene da tempo - e cioè che l'invasione è alle porte o è già iniziata - il punto vero rimane quello di capire la strategia dello "zar".

Dal Cremlino arrivano costanti segnali di intransigenza misti a strane aperture diplomatiche. Aperture che, dopo l'attacco di questa notte, appaiono a questo punto più come condizioni per fermare le operazioni militari che come desideri di dialogo. Dopo le parole del presidente ucraino Volodyrmir Zelensky, che aveva detto che Kiev vuole entrare nella Nato e nell'Unione Europea, Putin aveva prima parlato di interessi "non negoziabili", poi si è detto "aperto al dialogo" e attento a "soluzioni diplomatiche". Una rotta che può sembrare ondivaga, ma che in realtà sembra essere sempre più un copione in cui Putin ha un solo scopo: essere lui a gestire la crisi, l'escalation militare e anche l'eventuale soluzione. Anche in maniera imprevedibile, anche andando a fare quello che la Russia prepara da mesi: un'operazione militare in Ucraina.

Del resto, anche gli Stati Uniti in questo momento non appaiono in grado di comprendere fino in fondo le mosse del capo del Cremlino. Il portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha affermato che Putin "improvvisa e adatta la sua strategia in funzione delle nostre reazioni". Una frase che può essere letta come un tentativo di minare la credibilità del presidente russo, ma anche come una conferma che l'America, al pari di altri, non sa esattamente cosa abbia in mente lo "zar". E queste operazioni che per ora vedono coinvolte le strutture militari ucraine, confermano che Mosca gioca una partita altamente complessa e non priva di dissimulazioni.

Il discorso della notte di lunedì, quando Putin ha spiegato - in base alle proprie esigenze e convinzioni - la genesi della crisi tra Russia e Ucraina, aveva dato qualche indicazione su cosa potesse fare il presidente. Una volta sdoganato il concetto di "spazio russo" e di un Paese, l'Ucraina, che di fatto viene considerato dal Cremlino una sorta di errore della Storia, era difficile pensare che Putin potesse accontentarsi di un'operazione di peackeeping limitata alle province più russofone del Donbass. Le repubbliche separatiste erano già russe nei fatti: mantenere lo status quo non appariva la prima regola di Mosca. Paolo Valentino, sul Corriere della Sera, ribadendo che provare ad anticipare le mosse del leader russo resta un azzardo, scriveva che Putin "potrebbe accontentarsi di questa mini-annessione di fatto e di quella strisciante in corso in Bielorussia, dove non ha alcuna intenzione di riportare a casa le truppe dopo le esercitazioni. E presentarlo come il più grande successo geopolitico degli ultimi 30 anni". Altri sostengono che possa muovere verso Mariupol, sulla costa ucraina, e ricongiungere Crimea e Donbass in un unico lembo di Federazione Russa. Robert Kaplan, uno dei più illustri analisti internazionali, in un'intervista a La Stampa ha sostenuto che Putin in questo momento potrebbe decidere qualsiasi cosa. Secondo l'esperto, "Putin cercherà di conquistare più terreno possibile in Ucraina e ha due strade: tentare di legare territorialmente la Crimea alle province del Donbass lungo il Mar Nero; oppure usare i tank e marciare su Kiev. Sono entrambe azioni di ampia portata e lungo raggio che hanno in sé anche lo scopo di dividere l'Occidente sulle misure sanzionatorie". Sanzioni che in ogni caso non sembrano avere minimamente intaccato i piani di Mosca.

Quello che è certo è che la partita del Cremlino si gioca su diversi campi. Dal punto di vista militare, la minaccia di un intervento massiccio delle forze russe in territorio ucraino ora diventa realtà ogni ora che passa. Le prime bombe e le truppe che sarebbero già presenti in più aree di frontiera del Paese sono un segnale evidente che il rischio è che la "operazione militare speciale" possa trasformarsi in una guerra su vasta scala. D'altro canto, Putin potrebbe anche costruire un enorme bluff, mescolando le carte e ottenendo più vittoria su diversi tavoli: da quella militare a Kiev a quella "nascosta" del controllo della Bielorussia e dell'avvicinamento a Kaliningrad.

E la sindrome di accerchiamento di cui soffrono Putin e la Russia potrebbe essere placata proprio grazie a questa mossa russa che ancora oggi non si riesce a capire dove potrà finire, ma che sicuramente ha già avuto un risultato tangibile: Mosca è tornata nel tavolo delle grandi potenze che si occupano di Europa. E non solo dello "spazio russo".

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