Siria, ad Aleppo il preludio dell'Apocalisse

Il parroco della seconda città del Paese, Fra Ibrahim Alsabagh smentisce l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, con sede a Londra: “I russi e l’esercito siriano sono gli unici a difendere il nostro popolo”

Siria, ad Aleppo il preludio dell'Apocalisse

Mentre a Vienna si riuniscono i ministri degli Esteri di Stati Uniti, Russia, Turchia e Arabia Saudita per discutere sulla crisi siriana, sul fronte si consumano i combattimenti. Vladimir Putin parlando al forum annuale di Valdai, a Sochi, ha detto chiaramente che non permetterà la divisione del Paese e che “la vittoria militare sui militanti non risolverà tutti i problemi del Paese, ma creerà le condizioni per un processo politico”. Sarà dunque l’evoluzione della guerra a determinare le decisioni diplomatiche. La partita di fatto si gioca ad Aleppo prima ancora che a Damasco, Raqqa, Homs o Palmira. Lì la battaglia è decisiva perché riconquistare quella che è la città più popolosa significa controllare la capitale economica della Siria, dai tempi della rotta marittima del Capo di Buona Speranza per l’India (1497), centro commerciale che collega l'Europa e l'Asia. Nel 1683 un console la descrisse come “la più vasta, la più bella e la più ricca città dell’Impero Ottomano dopo Costantinopoli e Il Cairo”. E se prima della guerra era patrimonio dell’umanità dell’Unesco oggi molti dei suoi quartieri, tra cui il centro storico con il suo celebre Suk e le gloriose moschee, sono diventati un cumulo di macerie.

Allo stato attuale Aleppo è divisa in due schieramenti. La popolazione (due milioni di abitanti) è in mezzo che si ripara dal fuoco dei cecchini dietro autobus capovolti e carcasse di automobili. La zona Ovest per il 40 percento è controllata ancora da Assad e dai suoi fedelissimi, mentre la zona Est, che da tempo è spar­tita tra gruppi terroristici, a par­tire da al Nusra. Le zone rurali invece sono sotto il controllo dell’Isis. Intanto però prosegue l’offensiva lanciata una settimana fa dall’esercito regolare siriano con l’aiuto dei miliziani sciiti libanesi di Hezbollah e dell’aviazione russa che a differenza di altri luoghi si limita a un bombardamento nelle zone periferiche evitando di colpire il cuore della città. Come riferisce l’agenzia di stampa ufficiale Sana citando una fonte della sicurezza, questi hanno preso il controllo di due villaggi nella periferia sud-occidentale di Aleppo, ovvero al Huweiz e al Qarasi e stanno avanzando nella provincia orientale, nei dintorni dell’aeroporto militare di Kweyris. Le operazioni sono lente, spiegano, perché l’esercito deve disinnescare decine e decine di ordigni esplosivi piantati nelle case e nei terreni agricoli. L’obiettivo dei generali che fanno capo ad Assad è quello di circondare l'area metropolitana controllata dai ribelli armati prima di lanciare un’offensiva finale “casa per casa” nel cuore di una città dove si delinea sempre di più il contorno di una battaglia apocalittica.

La conquista di Aleppo è determinate per l’evoluzione della guerra. Un’eventuale vittoria delle forze governative consoliderebbe la popolarità di Bashar Al Assad. Le cancellerie occidentali lo sanno e cercano di infliggere duri colpi sul piano mediatico. Non c’è giorno che l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, con sede a Londra, non accusi il governo di Damasco, supportato dagli aerei di Mosca, di uccidere civili inermi. Eppure la versione del parroco di Aleppo, Fra Ibrahim Alsabagh, è ben diversa. “Da quando sono intervenuti i russi con gli aerei la nostra situazione è migliorata tantissimo. Qui ad Aleppo ora abbiamo elettricità e acqua. I russi sono riusciti a cacciare via gli uomini dell’Isis”. Così Alsabagh ha raccontato ai microfoni di Blu Radio, network delle radio cattoliche italiane, commentando la battaglia di Aleppo. “Vediamo l’intervento russo - ha aggiunto il parroco di Aleppo – positivamente”, perché “ha aiutato l'esercito regolare a difendere maggiormente il popolo. Abbiamo sentito che gli uomini dell’Isis hanno cominciato dal primo giorno ad evacuare tante zone, noi non possiamo sapere se questi che stanno scappando sono uomini dell’Isis con le loro famiglie o del popolo siriano”. “Alcuni gruppi jihadisti - ha concluso - continuano in zone limitate a lanciare missili sulle abitazioni ma in modo meno frequente” e ora, oggi, “l'acqua viene più spesso e in modo più frequente, ci sono sempre disagi ma almeno viene più di prima. Tra la popolazione è tornato un lieve sollievo”. Nel Corano e negli scritti biblici di Giovanni, si dice il messia di cristiani e musulmani ritornerà a Damasco, ma è ad Aleppo che si decideranno le sorti della Siria. La fine dei Tempi può aspettare.

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