A spasso per Wuhan

La città simbolo del coronavirus era nota per la sua vivace vita culturale e notturna. Dopo aver sconfitto il virus, oggi pub e ristoranti sono pieni di gente

La città di Wuhan si è lasciata alle spalle l’incubo del coronavirus e la vita quotidiana della popolazione sta ritornando pian piano alla normalità. Certo, tutto ciò grazie alle severe misure di prevenzione e controllo adottate dal governo locale, che sono durate parecchi mesi. E non è strano che all’estero si nutra una certa curiosità al riguardo: è tutto tornato come prima? Come è stato possibile farlo così rapidamente, se all’inizio del 2020 la città aveva mille nuovi contagiati al giorno? Dallo scorso 18 maggio, a Wuhan, non è stato riportato nessun nuovo caso di contagio da Covid-19. L’esperienza maturata e le contromisure adottate dal governo cinese hanno fatto sì che questa città abbia ripreso a prosperare e ritrovato la propria tranquillità. Le scene così familiari in passato, come i ristoranti pieni di gente, gli shopping mall completamente aperti e le strade affollate del centro, stanno dichiarando al mondo esterno che Wuhan si è già ripresa dalla crisi.

Poco tempo fa, Der Spiegel ha realizzato un approfondito reportage sulla città di Wuhan post-epidemia: "In un mercoledì sera di ottobre, la metà dei posti a sedere del pub di Wuhan Vox Live House era occupata. Sotto il palco, la gente ballava con gioia. Quasi nessuno indossava la mascherina. Nei tavoli più lontani dal palco, gruppi di tre o cinque ragazzi stavano bevendo birra e chiacchierando. A giudicare dall’atmosfera che si respirava in quel locale, viene quasi il dubbio che qui l’epidemia non sia mai esplosa veramente". I primi contagi da Covid-19 erano stati registrati in città nel dicembre 2019. E sono occorsi diversi mesi di rigorose misure di prevenzione e controllo prima che lo scorso agosto la città rendesse pubbliche delle foto scattate presso una piscina, suscitando stupore e una certa eco all’estero per il fatto che la città fosse riuscita a tornare così rapidamente alla normalità. Una normalizzazione impossibile, senza le ragionevoli e rigorose misure adottate dal governo locale e gli sforzi instancabili dei medici e del personale sanitario, oltre all’attiva cooperazione della popolazione.

La "seconda vita" di Wuhan

Lo scorso 30 marzo, ricorrenza della Giornata internazionale dei medici a Wuhan c’erano solo 1.726 casi di contagio da Covid-19, di cui 597 versavano in gravi condizioni. In un’intervista rilasciata lo stesso giorno Li Lanjuan, esperta dell’Accademia di Ingegneria cinese, osservava però che “da circa 10 giorni a Wuhan non si registra nussun nuovo caso di contagio: l’epidemia è fondamentalmente sotto controllo”. Una squadra capeggiata proprio da Li Lanjuan era arrivata a Wuhan il 2 febbraio con l’incarico di curare i malati in gravi condizioni. Dallo scoppio dell’epidemia il governo centrale cinese in due mesi ha inviato a Wuhan e nel resto della provincia dello Hubei oltre quarantamila tra medici e personale sanitario (per l’esattezza 42600), allo scopo di aiutare le zone colpite e salvare la vita della popolazione. Allo scoccare della mezzanotte tra il 7 e l’8 aprile 2020 Wuhan ha ufficialmente rimosso il divieto di lasciare la città e la provincia, dopo una “battaglia” contro il coronavirus durata 76 giorni la città è ufficialmente ripartita. Inoltre, per evitare che alcuni casi di contagio non venissero rilevati, il 14 maggio Wuhan ha avviato una campagna di test dell’acido nucleico in tutta la città: nell’arco di una sola settimana il numero di test condotti ha superato il milione. Il primo settembre 2020 a Wuhan hanno ufficialmente riaperto asili, scuole elementari e medie, frequentati in totale da circa 400 mila bimbi e alunni.

Prima, il 22 agosto, sono state ripristinate le lezioni in alcune università locali, con un ritorno scaglionato negli atenei. “Lieto di tornare al campus, dopo parecchi mesi di didattica via Internet: le lezioni in presenza sono tutta un’altra cosa”, commentava un studente locale del secondo anno della Facoltà di Giurisprudenza, ripreso dai media. Come per le scuole elementari e medie e gli asili, anche tutte le università locali devono continuare a controllare la temperatura corporea degli studenti e riferire immediatamente ogni qualvolta sospettino potenziali casi di contagio. Wuhan è una città nota per la sua vivace vita culturale e notturna. Oggi i pub e i ristoranti sono pieni di gente come in passato, così come sono ormai riaperti anche i musei ed altri luoghi pubblici dove si fa cultura. Numerose persone camminano sul lungofiume e frequentano i mercati notturni. Tutte prove che la vita sociale e le attività di intrattenimento dei residenti di Wuhan sono gradualmente ripartite. Il 20 novembre scorso, un vero evento: presso il Centro sportivo di Wuhan si è tenuto il primo concerto di grandi dimensioni organizzato in Cina dallo scoppio dell’epidemia: Night of The Voice of China 2020.

Per garantirne la sicurezza tante misure di prevenzione, ivi inclusi l’acquisto di biglietti nominativi, l’ingresso con verifica della carta d’identità e contemporaneo riconoscimento facciale. Allo spettacolo erano in 40 mila, questo primo concerto tenutosi a Wuhan dallo scoppio dell’epidemia è stato anche l’evento musicale con più spettatori in Cina nel 2020. Non c’è alcun dubbio che sia stato un positivo impulso al mercato culturale cinese. Tuttavia... l’epidemia qui c’è stata davvero. E ha influenzato la vita di quasi tutti i residenti. Dopo l’arrivo del virus la città è divenuta internazionalmente nota ma ogni volta che se ne parla si menziona sempre anche il coronavirus, con pochi commenti positivi sul resto. Evitare il dolore è uno degli istinti primari dell’uomo, e nessuno vorrebbe ricordare la solitudine e le paure vissute, tutti noi, cinesi e stranieri, siamo uguali davanti alla sofferenza. Allo stesso tempo Wuhan ormai rinata sta tentando di far tesoro della sua dolorosa esperienza. Ad una recente mostra sul Covid-19 tanti visitatori hanno accettato una lunga fila per vedere le tute di protezione indossate da medici e infermieri durante la battaglia contro il virus, firmate dai sanitari, ed esposte dentro delle vetrine. Senza dubbio vale come un incorraggiamento agli abitanti di Wuhan a continuare a vivere la loro vita con tenacia e ottimismo.

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