Sport schiavo del politically correct: in copertina c'è una trans

Sulle tre copertine diverse del nuovo numero della celebre rivista, oltre a Leyna Bloom, ci sono anche altre due donne: la rapper Meghan Thee Stallion e la tennista Naomi Osaka

Sport schiavo del politically correct: la trans in copertina

"Sono così felice, onorata e onorata di condividere con voi la notizia che sono la prima donna trans a onorare la copertina di Sports Illustrated!". Lo scrive sul suo profilo Instagram Leyna Bloom, prima transgender a finire sulla copertina dello speciale della celebre rivista Sports Illustrated dedicata ai costumi da bagno. "Questo momento storico - spiega -è importante per #girlslikeus perché ci permette di vivere ed essere notate. Molte ragazze come noi non hanno la possibilità di vivere i nostri sogni, o di vivere a lungo. Spero che la mia copertina permetta a coloro che stanno lottando di essere notate e di sentirsi apprezzate. Lasciate io che sia un messaggero che ci guidi verso un futuro di rispetto e apprezzamento per tutte le donne in tutte le forme e di tutti i ceti sociali".

Tre donne di colore sulle copertine di Sports Illustrated

Il sogno è nato nel 1997, quando l'attivista Leyna Bloom ha sfogliato per la prima volta l'edizione con la copertina di Tyra Banks sul tavolino di suo padre. "Quando mi hanno detto che avevo la copertina, ho parlato con mio padre", ha detto Bloom a Page Six Style, in un articolo tradotto da Dagospia. "Gli ho risposto che quando stavo guardando quella rivista, stavo guardando al mio futuro. Mi stavi dando gli strumenti di cui avevo bisogno per vedermi, per sapere che potevo essere lì, che potevo ispirare, che un giorno avrei potuto far parte di tutto questo". Pare sia arrivato il tempo di novità, di progresso, di mettere in discussione la vecchia società patriarcale conservatrice e bigotta. Per andare incontro alle nuove tendenze, Sports Illustrated dedica dunque tre copertine del suo Swimsuit Issue a Leyna Bloom e a Meghan Thee Stallion, la prima rapper. La terza copertina è dedicata invece alla tennista giapponese Naomi Osaka, numero due del ranking WTA. Piccolo particolare: tutte e tre sono di colore. Una scelta, nell’epoca del politicamente corretto imperante e dell’identity politics ricca di significati politici, che volutamente strizza l’occhio alle battaglie ideologiche dei liberal Usa e dei progressisti identitari nei confronti delle minoranze, la principale ossessione della sinistra a stelle e strisce proveniente dai campus universitari e dai salotti più esclusivi.

"Leyna Bloom? Leggendaria nel mondo dell'attivismo"

Il caporedattore di Sports Illustrated Swimsuit Issue, MJ Day, si è detto entusiasta della scelta. "Leyna è leggendaria nel mondo dell'attivismo, straordinariamente bella e ha un innegabile senso di sé che traspare dal momento in cui entra sul set", ha detto Day. "La sua storia rappresenta una storia basata sulla resilienza, e non potremmo essere più entusiasti di aiutarla a raccontarla. La sua presenza come prima donna trans di colore ad essere nel nostro numero è il risultato della sua dedizione di una vita a forgiare il proprio percorso". Sports Illustrated poteva forse scegliere una donna bianca-caucasica per la sua copertina più importante? Certo che no.

Chi dovrà mettere in copertina la prossima volta per accontentare i fanatici del politicamente corretto? L’ossessione identitaria dell’opinione pubblica progressista statunitense non poteva che indurre il comitato di redazione a scegliere Leyna Bloom. Dietro a questa ossessione per il colore della pelle, però, si cela un rischio concreto, oltre al cosiddetto "razzismo al contrario": ossia che l'attrice e attivista transgender - e altre come lei - vengano scelte più per apparire come delle figurine e delle bandierine da esporre come un trofeo nella gara a chi è più inclusivo e progressista, più che per altri meriti. I rischi (non calcolati) dell’identity politics e di chi, come i liberal, vuole politicizzare qualunque cosa.