Ecco la Brexit: europei (e italiani) fermati e detenuti alla frontiera

Gli stranieri privi di visto verrebbero internati dalle autorità britanniche in strutture carcerarie fredde e senza potere comunicare con l'esterno

Ecco la Brexit: europei (e italiani) fermati e detenuti alla frontiera

Nel Regno Unito si sta applicando con rigore la nuova normativa in ambito migratorio post-Brexit, con decine di cittadini europei, italiani compresi, fermati e detenuti in centri di immigrazione, anche fino a sette giorni, per avere provato a entrare senza visto nel Regno Unito. Dal primo gennaio di qust'anno, divenuto effettivo il recesso di Londra dall'Ue, per entrare nell'isola serve infatti cercarsi prima un lavoro e poi mettersi in viaggio verso il territorio britannico. In passato, quando il Regno era ancora uno Stato membro comunitario, era invece possibile superare la frontiera britannica con un semplice visto turistico per poi iniziare sul posto la ricerca di un lavoro a Londra o in un'altra città.

Con il completamento dela Brexit è quindi divenuto operativo nel Regno Unito, in tema migratorio, un "sistema a punti" di stile australiano, in base al quale chiunque aspiri a stabilirsi Oltremanica deve superare una rigida selezione, diretta ad accertare se l'aspirante immigrato possiede già un contratto di lavoro nel Regno e se è un soggetto qualificato professionalmente. Per gli stranieri che, al contrario, decidono di avventurarsi in territorio britannico appellandosi alle regole di circolazione ante-Brexit scatta attualmente l'arresto e l'espulsione, dato che i primi vengono ormai considerati come immigrati clandestini. Tale trattamento è stato riservato in questi mesi a una trentina di cittadini europei.

Questi hanno infatti denunciato di recente alla stampa di essere stati fermati alla frontiera britannica perché volevano lavorare Oltremanica ma non erano in possesso di un adeguato visto di ingresso. Gli stessi hanno anche denunciato di essere stati, una volta scoperti privi di visto, trasferiti dalle autorità locali in centri di detenzione per immigrati irregolari. Nelle strutture incriminate, gli stranieri non in regola verrebbero trattenuti fino a sette giorni, spesso senza cellulare o altri mezzi per contattare l'esterno. Diversi giovani aspiranti immigrati hanno quindi raccontato in questi giorni di essere stati sottoposti dagli agenti britannici a condizioni carcerarie al limite, da scontare in celle con temperature fredde e con pochissimi momenti di socializzazione con gli altri internati.

Tale trattamento inflessibile riservato da Londra a cittadini europei desiderosi di stabilirsi nel Regno ha finora spinto molti diplomatici di stanza Oltremanica a indirizzare proteste ufficiali a carico di Downing Street, ma le autorità del Regno hanno sempre reagito mostrandosi inflessibili. Le istituzioni di Sua Maestà hanno infatti costantemente ribadito di non fare altro che applicare le nuove norme sull'immigrazione, in vigore dal primo gennaio di quest'anno in conseguenza della Brexit. Londra ha quindi giustificato i lunghi periodi di detenzione sofferti dai cittadini europei internati finora attribuendo le lungaggini al numero limitato di voli disponibli verso le nazioni di origine dei soggetti detenuti e alla necessità di organizzare test anti coronavirus prima di ciascun volo di rimpatrio.

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