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Suplicy: "Battisti non fu estradato grazie a Carla Bruni"

L’ex-senatore brasiliano e primo supporter dell’ex-terrorista rosso svela che Carla Bruni ha avuto un ruolo nella mancata estradizione, senza però esporsi direttamente

Suplicy: "Battisti non fu estradato grazie a Carla Bruni"

Eduardo Matarazzo Suplicy, ex-senatore brasiliano per lo stato di San Paolo, è uno dei fondatori del Partido dos Trabalhadores (PT) la formazione politica dei presidenti Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff. Pur essendo discendente diretto dell’uomo più ricco del Brasile, l’immigrato italiano Francesco Matarazzo, ha sempre militato nella sinistra brasiliana, come uno dei leader dell’ala più radicale e movimentista. Dell’illustre antenato, nominato conte da Vittorio Emanuele III per aver contribuito con le sua ricchezze allo sforzo bellico italiano nella Grande Guerra, Suplicy mantiene grandi ritratti nella sua elegante casa a San Paolo, dove ci accoglie per l’intervista. Ma poco altro lo lega all’Italia. Nella sua quarantennale carriera politica è stato eletto al Senato di Brasilia per tre mandati consecutivi, una volta deputato federale, deputato statale ed Assessore ai Diritti Umani al Municipio di San Paolo. Suplicy non ha paura di difendere le proprie posizioni ideologiche, anche se spesso contrarie alla linea politica dello stesso PT, avendo rischiato un paio di volte l’espulsione dal partito.

Tra le sue battaglie più controversie vi è senza dubbio quella che riguarda Cesare Battisti. Sin dall’arrivo in Brasile dell’ex-terrorista dei PAC, nel 2007, Suplicy non ha lesinato sforzi affinché il Brasile non procedesse all’estradizione verso l’Italia, così come previsto dal trattato bilaterale del 1989 e come regolarmente richiesto dall’allora governo Berlusconi.

L’ultimo giorno del suo mandato, il 31 dicembre 2010, Lula, amico intimo di Suplicy, firmò un decreto con cui rigettava la richiesta italiana, violando così il trattato di estradizione e concedendo a Battisti asilo politico.

Nel 2001, in una seduta ufficiale del Senato, Suplicy lesse una lettera scritta da Battisti in cui professava la propria innocenza e accusava l’Italia di non avergli garantito un giusto processo. Sotto i fischi dei senatori dell’opposizione, Suplicy pronunciò un discorso in cui chiedeva l’immediata liberazione dell’ex-PAC dalla prigione di Papuda, dove era rinchiuso per essere entrato in Brasile con un passaporto francese falso. Pochi giorni dopo, l’8 giugno 2011, Battisti venne liberato.

Non solo. Appena uscito dal carcere, Battisti è stato accolto da Suplicy, che ha fornito di tasca propria vitto e alloggio per l’ex terrorista. Battisti è andato a vivere nel quartiere di Jardins, uno dei più eleganti di San Paolo, a un tiro di schioppo dalla casa di Suplicy. L’allora senatore si preoccupò anche di procurargli un impiego, presso la Central Única dos Trabalhadores (CUT), la CIGL brasiliana. Fedelissimi del PT e principale bacino elettorale del partito nella grande San Paolo.

Nel marzo 2015 Battisti venne arrestato nuovamente e quasi espulso dal Brasile, su ordine di una giudice federale che considerava illegale l’atto con cui era stata decretata la sua permanenza. Suplicy utilizzò tutti i contatti a sua disposizione e riuscì ad evitare che l’ex-terrorista rosso rientrasse nelle patrie galere. All’uscita dal commissariato dove era stato rinchiuso, Suplicy era lì ad attenderlo, con tanto di succo di frutta tropicale rinvigorente in mano da offrire al deperito ex-galeotto. Pochi giorno dopo, l’ex-senatore del PT venne stato invitato ad essere testimone di nozze di Battisti, sposatosi sulla spiaggia di Cananéia con Joice Lima, esuberante venticinquenne brasiliana, della quale ha adottato la figlia avuta da un’altra relazione. Grazie a questa unione, per la legge brasiliana l’ex-terrorista rosso è diventato definitivamente non estradabile.

Lei è stato forse il politico brasiliano più vicino a Cesare Battisti. Ha contribuito a che non venisse estradato, gli ha pagato l’affitto per un lungo periodo e gli ha trovato un lavoro. Perché lo ha appoggiato così tanto? Crede che veramente sia innocente?

Per tutto quello di cui ho parlato con lui, a lungo, durante la sua permanenza nelle carceri brasiliane, mi sono convinto che Cesare Battisti è innocente. È stato condannato in Italia in sua assenza. Era già fuori dal paese al momento del dibattimento. Fred Vargas (Frédérique Audoin-Rouzeau, attivista francese molto vicina a Battisti, ndr) mi ha mostrato le prove. Il suo avvocato difensore dell’epoca ha falsificato la procura con cui lo nominava. E questo fatto è stato provato in Francia da specialisti grafici che hanno esaminato i documenti siglati dal notaio. Il processo è stato una farsa.

Ma l’Italia ha tre gradi di giudizio. Esiste la possibilità di ricorso. Perché Battisti non è mai voluto rientrare in Italia ed affrontare allora il processo o oggi un eventuale ricorso personalmente?

Non gli è mai stato comunicato, che io sappia, che se fosse rientrato avrebbe avuto diritto ad un processo giusto ed equo, celebrato da un giudice terzo. La propria richiesta presentata dagli italiani è che fosse arrestato qui in Brasile e rispedito in Italia. La dichiarazione fatta dal vostro primo ministro Renzi durante la sua visita qui in Brasile a ridosso delle olimpiadi è stata chiara. La questione Battisti è l’unica ancora aperta tra Brasile e Italia. Un libro scritto dal professor Carlos Lungarzo spiega bene la faccenda. Ecco, gliene regalo una copia, così potrà rendersene conto personalmente. (Mi allunga un volume con la faccia di Battisti stampata in copertina dal titolo “Gli scenari occulti del Caso Battisti”). Questo libro mostra come i fatti siano stati inventati dai magistrati con l’aiuto di pentiti che hanno avuto la loro pena ridotta anche dell’80%. Non ci sono state prove, né testimoni, né indizi, né avvocati reali.

Se la pone così sta dicendo che l’Italia è un paese dove non esiste lo stato di diritto. Dove gli accusati di crimini non hanno la possibilità di essere giudicati attraverso un processo giusto.

Ma in quel periodo in Italia, e nello specifico nel caso Battisti, non si tenevano giudizi adeguati. Battisti non ha avuto diritto ad una giusta difesa.

Battisti è arrivato in Brasile dalla Francia, dove si era rifugiato. Lei ha avuto contatti con le autorità di Parigi in quel periodo?

(Lungo silenzio di Suplicy) Il presidente francese all’epoca era Sarkozy. Sua moglie, Carla Bruni, è stata simpatica alla causa di Cesare. Non abbiamo avuto contatti diretti, lei ha preferito non essere coinvolta direttamente. Ma ci sono stati dei contatti tra Brasilia e Parigi in quel periodo.

Simpatie di che tipo?

(Lungo silenzio di Suplicy) Simpatie.

Battisti è arrivato in Brasile con un passaporto francese falso. Non c’è stato un aiuto da parte dei servizi francesi per farlo sbarcare qui?

In Francia molti intellettuali hanno fatto ricerche approfondite sul caso, e dopo essersi resi conto della sua innocenza sono stati solidali a Cesare. Si sono adoperati in suo favore.

Oggi lei ha ancora contatti con Battisti?

Ci sentiamo ogni tanto.

Battisti ha intenzione di tornare in Italia?

Cesare non ha nessuna sicurezza che al suo eventuale ritorno in Italia la sua incolumità verrebbe garantita.

Pensa che il Brasile lo rimanderà in Italia?

Se questo governo ad interim del presidente [Michel] Temer verrà confermato dal voto definitivo dell’impeachment al Senato, non posso dire cosa succederà. Ma sinceramente, non penso proprio. Battisti si è sposato qui in Brasile. Ha adottato la figlia della moglie. Anche volendo, non credo vi siano più le condizioni giuridiche per rimandarlo in Italia.

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