Sventato l'assalto al vino: il Parlamento Ue respinge le etichette choc

Approvati gli emendamenti che chiedevano di distinguere tra uso e abuso di alcolci. No alle etichette choc sulle bottiglie di vino e birra

Sventato l'assalto al vino: il Parlamento Ue respinge le etichette choc

Alla fine, ha vinto il buonsenso. E chi nelle scorse settimane in nome della salute pubblica insisteva per marchiare il vino con "F" nere ed etichette choc è rimasto deluso.

Ieri il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha votato per eliminare dal report della commissione speciale Beca sulla lotta al cancro i riferimenti alla possibilità di inserire informazioni sanitarie sulle bottiglie di vino e birra. Immagini come quelle presenti nei pacchetti di sigarette per allertare i consumatori sui rischi del consumo di alcolici. Ma soprattutto, ad essere inserita all’interno del documento, che contiene le linee guida per la Commissione Ue sulla lotta ai tumori nel Vecchio Continente, è la distinzione "tra consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche". "Non è il consumo in sé a costituire fattore di rischio per il cancro", hanno messo nero su bianco gli eurodeputati, scongiurando, quindi, la demonizzazione di una delle eccellenze europee, perno della dieta mediterranea. Anche il divieto per i produttori di alcolici di sponsorizzare le manifestazioni sportive è stato edulcorato, ed è rimasto in piedi soltanto nella parte relativa alle gare con un pubblico composto principalmente da minorenni.

Gli emendamenti presentati da popolari e conservatori, quindi, sono stati accolti quasi totalmente, mentre la linea rigorista sostenuta dalla sinistra è stata sostanzialmente sconfessata. Ieri i deputati di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si erano espressi in modo compatto a favore dell’introduzione del concetto di "consumo nocivo" di alcol e per la sostituzione della frase "avvertenze per la salute" con "informazioni su un consumo moderato e responsabile" sul capitolo relativo alle etichette. Spaccati, invece, gli eurodeputati del Pd, con De Castro tra i sostenitori di una modifica del testo e Alessandra Moretti che, invece, parlava di "polemiche strumentali".

"L’approvazione degli emendamenti che abbiamo proposto è una vittoria non solo del buon senso ma anche di tutta la filiera vitivinicola che è l’orgoglio e l’asse portante del nostro Made in Italy", esulta al telefono con ilGiornale.it l’europarlamentare di Forza Italia, Aldo Patriciello, membro della commissione speciale sulla lotta al cancro. "Gli emendamenti presentati – aggiunge - rappresentano una linea di buon senso e moderazione. Sostenere ad esempio che anche un solo bicchiere di vino provoca il cancro non solo è oltremodo semplicistico ma profondamente sbagliato. Un conto è il consumo moderato, un altro l’abuso. Non possiamo di certo cestinare la secolare tradizione della nostra Dieta Mediterranea, che non a caso è patrimonio immateriale dell’umanità".

Anche il presidente Silvio Berlusconi gioisce sui social per il risultato raggiunto. "Vittoria. Abbiamo votato al Parlamento europeo per difendere la produzione vinicola, un'eccellenza italiana portabandiera della nostra nazione nel mondo. Dobbiamo promuovere il consumo responsabile, senza criminalizzare il vino o favorire i nostri competitor", scrive l'ex premier e leader di Forza Italia in un post pubblicatro su Instagram. Per il suo vice, Antonio Tajani, il risultato del voto è un successo di Forza Italia e del Partito Popolare Europeo. "Abbiamo difeso il settore vitivinicolo", rivendica su Twitter, ricordando l'approvazione nel testo della "separazione tra uso e abuso di alcol".

Ad esprimere soddisfazione è anche la delegazione di Fratelli d'Italia. "Abbiamo condiviso le preoccupazioni di produttori e associazioni di settore preoccupati dalle conseguenze che tale proposta avrebbe avuto sul nostro stile di vita, su un comparto fondamentale della nostra economia e uno dei settori di eccellenza del nostro Made in Italy", si legge in una nota. Pietro Fiocchi, eurodeputato di Fratelli d'Italia e componente della commissione Beca, si rammarica solo di non essere riuscito a far passare gli emendamenti contro l'aumento delle accise. "Per il resto - dice al Giornale.it - si tratta di un documento ottimo per la lotta ai tumori nel continente, che verrà votato senza dubbio all'unanimità".

Per la collega leghista Stefania Zambelli il voto di ieri è un passo avanti nella "battaglia per tutelare il Made in Italy e comparti fondamentali della nostra economia, minacciati da Nutriscore e altre iniziative di Bruxelles". "Abbiamo respinto - dice - il tentativo da parte dell’Europa di criminalizzare le nostre eccellenze. Questa non è una vittoria della Lega o di un singolo partito, ma una vittoria del buonsenso. Spiace prendere atto che altre forze, come il Pd, non abbiano mostrato la stessa unità nel difendere il nostro Paese". "La lotta contro il cancro - è la conclusione - è un argomento troppo importante per essere banalizzato con insensate demonizzazioni contro il vino o altri prodotti alimentari".

La soddisfazione dei produttori italiani

"Il Parlamento Europeo salva quasi diecimila anni di storia del vino", è il commento del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che nei giorni scorsi, assieme al consigliere delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, si era rivolto al commissario europeo per gli Affari Economici Paolo Gentiloni, al commissario all'Agricoltura Janusz Wojciechowski e agli europarlamentari italiani per chiedere di tutelare un settore, quello vitivinicolo, in cui l'Italia è primo produttore e esportatore mondiale, con 12 miliardi di fatturato, 7,1 di export, e 1,3 milioni di posti di lavoro.

"Il giusto impegno dell'Unione Europea per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate", sottolinea l'associazione. Anche la filiera italiana del vino, rappresentata da Alleanza delle Cooperative Italiane, Assoenologi, Confagricoltura, CIA- Agricoltori Italiani, Copagri, Federvini, Federdoc e Unione Italiana Vini, ringrazia gli eurodeputati italiani per aver protetto il comparto da concetti fuorvianti e "healt warnings" che rischiavano di penalizzare il settore.

"Auspichiamo che ora si possa continuare a lavorare insieme per la lotta contro il cancro senza demonizzare il consumo consapevole di vino e delle altre bevande alcoliche", esortano i produttori, che protestavano per l'approccio "antiscientifico" del report in relazione al consumo di alcol. "Il consumo moderato di vino - evidenzia, per contro, la filiera - è sempre stato un fattore caratterizzante della Dieta Mediterranea, che nel 2010 è stata riconosciuta dall'Unesco Patrimonio culturale immateriale dell'umanità".

"Con il voto al Rapporto BECA si è evitato di compromettere il futuro del mondo del vino e il suo sviluppo sui mercati internazionali. Era fondamentale distinguere tra uso e abuso di alcol, poiché si riconosce il principio che non sono pericolosi i singoli prodotti, ma la quantità che ne viene assunta", si associa anche il presidente della Federazione Nazionale Vino di Confagricoltura, Federico Castellucci.

Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo (associazione dei consorzi vitivinicoli Lombardi), ricorda che "la salute non si tutela demonizzando un singolo prodotto - ogni prodotto se consumato in dosi eccessive può nuocere - ma educando alla conoscenza ed al consumo, soprattutto se ci riferiamo ad eccellenze legate alla cultura e allo stile di vita del Made in Italy". Nella regione il comparto, sottolinea ancora la presidente dell'associazione, "sostiene le comunità rurali" con la coltivazione di oltre 21mila ettari di territorio dedicata alla vite e una crescita del 13,29 per cento della produzione di vini Dop e Igp dal 2019 al 2020.

La battaglia sul Nutriscore

Ora l'obiettivo, secondo Luigi Scordamaglia, di Filiera Italia, è quello di scongiurare il pericolo dell'introduzione del Nutriscore a livello europeo. Il sistema di etichettatura a semaforo ideato dal francese Serge Hercberg e diffuso soprattutto nei Paesi del Nord Europa, che assegna un punteggio agli alimenti in base al contenuto di grassi, zuccheri e sale ogni 100 grammi, rischia di penalizzare i prodotti italiani monoingrediente, come olio, parmigiano o prosciutto crudo, premiando i cibi industriali.

"Uno scontro tra visioni opposte continua a persistere in Europa - avverte - tra chi è a favore di un'alimentazione omologata fatta da ingredienti sintetici e prodotti ultratrasformati e chi invece ha una dieta basata su moderazione, equilibrio e tradizione". "Non si smetta quindi - è l'appello di Filiera Italia - di presidiare le battaglie sul Nutriscore in Europa che fa solo il gioco di quelle multinazionali che vorrebbero nascondere dietro una "A verde" il progetto di sostituire i prodotti di qualità con alimenti di sintesi prodotti in laboratorio".

"Al Parlamento europeo, nel voto sulla relazione sul Piano di azione anti-cancro, sono stati approvati gli emendamenti cofirmatari e sostenuti dal MoVimento 5 Stelle che introducono la differenza tra consumo nocivo e moderato di vino. Ci siamo opposti alle strumentalizzazioni e, ancora una volta, al tentativo di etichettare le nostre eccellenze in maniera fuorviante, con improbabili bollini neri", è la posizione espressa dal ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, che sui social rimarca: "Non ci stancheremo mai di ripetere che la cultura alimentare non può essere omologazione e condizionamento".

"Il vino è cultura, socialità, racconta e rende unici i nostri territori, fa parte della nostra storia e della Dieta Mediterranea, combattere il cancro è senz'altro una priorità di tutti, ma la salute non si tutela demonizzando un settore o un singolo prodotto legato alla cultura e allo stile di vita dell'Italia così come di altri paesi europei", osserva infine da Roma il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio. "Parliamo di un comparto - sottolinea - che non solo contribuisce a tenere vive le comunità rurali sostenute dalla stessa Ue, ma rappresenta anche la prima voce dell'export agroalimentare europeo".

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