Le donne che fanno tremare la Svezia

Pur rappresentando una minoranza, circa il 15% del totale, le donne islamiste in Svezia sono molte di più di quanto si pensasse prima, come rivela un nuovo studio

Le donne che fanno tremare la Svezia

Sono sempre di più le donne che abbracciano l'islam radicale in Svezia. Le donne, infatti, ricoprono un ruolo molto più attivo nell'ambito del terrorismo islamista e, in generale, dei gruppi estremisti di varia natura - di estrema destra o sinistra - di quanto si pensasse prima, tant'è che, secondo un nuovo studio citato dai media svedesi, un islamista sui sette è di sesso femminile: circa il 15% del totale. Amir Rostami, professore associato di criminologia che ha aiutato a redigere lo studio, ha spiegato all'emittente svedese Svti che nell'estremismo di sinistra, "le donne ricoprono gli stessi ruoli dei maschi. Nell'islamismo, invece, sebbene anche le donne vengano coinvolte, non hanno lo stesso ruolo centrale degli uomini". Lo studio, che ha esaminato 200 donne estremiste identificate dal servizio di sicurezza svedese Sapo, ha rilevato che quelle riconducibili all'universo dell'estrema sinistra sono le più propense a commettere crimini.

Le donne jihadiste che dalla Svezia sono partite per combattere con lo Stato Islamico sono state oggetto di dibattito nel Paese, negli ultimi mesi. Molte delle queste, ricorda Breitbart, alcune con bambini al seguito, risiedono nel campo di prigionia di al-Hol in Siria e hanno chiesto di poter tornare in Svezia. Ma secondo l'esperto di terrorismo Magnus Ranstorp sarebbe un grave errore permettere loro di tornare nel Paese, sottolineando che le leggi sul terrorismo della Svezia non sono abbastanza "solide" per perseguirle adeguatamente per potenziali crimini commessi all'estero. Ranstorp ha osservato lo scorso dicembre che è praticamente impossibile condannarle: "Se non hai tracce digitali o testimonianze, è molto difficile farla condannare per qualcosa". Ciò che è certo è che la Svezia è diventata il "punto caldo" della regione nordica per l'estremismo politico, affermano gli autori del rapporto, che ora chiedono ulteriori ricerche. Dalla stessa ricerca si evince che il Paese ha più in comune con i Paesi Bassi e il Belgio che con gli altri Paesi nordici quando si tratta di questi ambienti, in particolare quando si parla di islamismo.

La Svezia fa i conti con l'estremismo islamico (e politico)

Come abbiamo sottolineato su InsideOver, estremismo etnico e razzismo da una parte, islamismo dall’altra: la Svezia fa i conti con una guerra culturale e di religione che sta minando le basi della normale convivenza, soprattutto nei quartieri più difficili. È (l’inevitabile) fallimento del modello multiculturale. Gli esempi di questa convivenza impossibile sono molti. Secondo una ricerca pubblicata dal giornale svedese Aftonbladet, le donne si sentirebbero particolarmente insicure e preoccupate per la loro incolumità in determinate zone del Paese.

Si tratta dei quartieri dominati da immigrati, in special modo islamici. Sono le tristemente celebri "no-go area", dove nemmeno la polizia può mettere piede. Come ha ammesso nel gennaio 2018 Dan Eliasson, capo della polizia nazionale svedese, "il numero delle no-go-area ha raggiunto un livello molto critico, sono salite da 55 a 61 in soli 12 mesi e rappresentano un attacco alla nostra società". E la situazione è drasticamente peggiorata. Basti pensare al quartiere di Rinkeby, a Stoccolma, dove la percentuale di immigrati arriva al 90% della popolazione, e dove le donne – come ha ben documentato un’inchiesta di Katie Hopkins – hanno paura a uscire di casa per timore di essere stuprate o aggredite.