In tanti si governa meglio

C’è un’economia da far ripartire, un’emergenza climatica da frenare e una transizione digitale. Sono i compiti del prossimo G20, di cui l’Italia avrà la presidenza, all’insegna del multilateralismo

V ent’anni di storia, di trasformazioni dell’architettura istituzionale internazionale e di adattamento graduale ad un mondo profondamente cambiato. Sin dal 1999, anno della sua fondazione, il G20 ha rappresentato la più importante innovazione politica per un mondo multipolare, caratterizzandosi come il tentativo della comunità internazionale di andare oltre il G7, al fine di creare uno spazio di confronto ed indirizzo più ampio, rappresentativo ed efficace per affrontare le nuove sfide della governance globale. In un anno di pandemia, dopo il G20 di Riyadh entrerà in scena la presidenza italiana per il 2021.

Priorità e obiettivi del prossimo vertice

Le priorità del prossimo vertice - ripresa economica, cambiamento climatico, digitalizzazione, sostenibilità – saranno dunque lasciate in eredità all’Italia, che dovrà contribuire a dare risposte di lungo termine. Ripristinare la crescita dell’economia globale, destabilizzata dalla pandemia, non sarà semplice se non si accelererà verso un cambiamento di paradigma centrato su solidarietà, inclusione, multilateralismo e sostenibilità ecologica e sociale. Sono questi i macro-temi attorno ai quali si concentrerà il vertice del G20 (l’edizione 2020 si è tenuta il 20 e 21 novembre in Arabia Saudita, ma solo virtualmente). L’appuntamento di Riyadh ha spianato la strada ad una maggiore cooperazione internazionale per fronteggiare la crisi sanitaria e le sue ripercussioni socioeconomiche. Dal primo dicembre 2020 al 30 novembre 2021 l’Italia assume la presidenza di turno del G20. Si tratta di un ruolo di primo piano per almeno tre ordini di ragioni: si tiene nell’anno in cui si capirà meglio il reale impatto della pandemia sull’economia globale; le problematiche affrontate, dall’ambiente al commercio, dalla trasformazione digitale al clima, richiedono un approccio basato sulla cooperazione di tutti gli attori globali; si sviluppa in un contesto internazionale avvelenato da molteplici rivalità, in primis quella degli Usa verso la Cina. Difficile prevedere, a oggi, un cambio di rotta dell’amministrazione statunitense entrante. Il 2021 è dunque un anno spartiacque da impiegare al meglio per riprogrammare il futuro dell’umanità.

Il ruolo dell'Italia

L’Italia è chiamata a operare scelte sagge, al fine di promuovere la cooperazione multilaterale e la concertazione economica, politica e sociale. Roma deve essere in grado di orientare le scelte del G20 verso il multilateralismo, uscito malconcio da anni di crescenti spinte protezionistiche, come emerso chiaramente anche durante la prima risposta alla pandemia. Da questo punto di vista, l’Italia potrebbe trovare nella Cina un partner responsabile per avviare la ricostruzione economica globale. L’enorme difficoltà dei governi nel trovare risposte coordinate alla crisi sanitaria ha messo in mostra un deficit di solidarietà internazionale in alcune aree del pianeta, proprio in un momento in cui, come mostrato proattivamente dalla Cina, l’unica soluzione efficace per affrontare queste sfide è quella di adottare un approccio multilaterale. La Cina infatti da sempre si fa promotrice di un multilateralismo win-win, cioè incentrato su rapporti di mutuo vantaggio tra i singoli Paesi. Per questo Italia e Cina - tradizionalmente vocate al multilateralismo - potrebbero indicare agli altri membri del G20 la strada da seguire, affinché il futuro di tutte le nazioni possa crescere sulle radici della cooperazione.

La Comunità dal futuro condiviso

Possiamo qui richiamare un concetto più volte espresso dal governo cinese sin dal 2017: la necessità di creare una “Comunità dal futuro condiviso”, incentrata sulla giustizia sociale. Detto altrimenti, ogni nazione, facendo parte della stessa comunità, dovrebbe condividere lo stesso futuro. Sfruttando il ruolo di presidenza del G20 l’Italia avrà di fronte a sé due enormi possibilità da cogliere: rafforzare ove possibile i legami con la Cina in ogni campo (economico, sanitario, culturale) e, al tempo stesso, indurre i Paesi più scettici, come gli Stati Uniti, a collaborare costruttivamente per migliorare il funzionamento della governance globale. C’è un’economia da far ripartire favorendo commercio e investimenti, un’emergenza climatica da frenare (Pechino intende azzerare le emissioni carboniche entro il 2060 e l’UE entro il 2050) e una transizione digitale, con la quarta rivoluzione tecnologica, da governare al meglio.

L’autore è Fabio Massimo Parenti, professore associato di studi internazionali presso l’Istituto “Lorenzo de’ Medici” di Firenze

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