Turchia, governo vieta ai minori libro di storie per ragazzi

Critiche al provvedimento restrittivo adottato dalle autorità della Turchia sono state subito espresse dall’associazione degli editori locali

Il governo della Turchia ha da poco vietato ai minori di 18 anni il best-seller Storie della buonanotte per bambine ribelli: cento vite di donne straordinarie, scritto dalle italiane Elena Favilli e Francesca Cavallo.

Le autorità di Ankara, riporta l’emittente di Dubai Al Arabiya, hanno appunto disposto l’interdizione della vendita, ai soggetti minorenni, del testo in questione, tradotto in 47 lingue e che racconta la vita di cento grandi donne rappresentative dei valori della determinazione e del coraggio.

Nel volume vengono narrate le vicende personali, ad esempio, della tennista Serena Williams, dell’attivista anti-talebani Malala, del premio Nobel Rita Levi Montalcini e dell’ex first lady Michelle Obama. Le descrizioni dei successi conseguiti da tali personalità si accompagnano, sulle pagine del libro, con ritratti di queste ultime eseguiti da ben 60 illustratrici originarie di varie nazioni del mondo.

Nonostante il best-seller sia incentrato sull’esaltazione di valori positivi quali l’intraprendenza e la forza di volontà e nonostante miri a dare ai giovani fiducia in loro stessi, le istituzioni della Turchia, nello specifico l’autorità per la protezione dell’infanzia, hanno giudicato alcuni passaggi di Storie della buonanotte per bambine ribelli: cento vite di donne straordinarie come “portatori di influenza negativa sulle menti dei ragazzi non ancora diciottenni”. Di conseguenza, il testo incriminato, al pari del materiale pornografico, non potrà essere esposto sugli scaffali delle librerie del Paese.

In seguito alla decisione restrittiva adottata dalla Turchia, una delle autrici del volume, Francesca Cavallo, ha affermato di essere “profondamente rattristata” dall’intransigenza dimostrata da Ankara. Costernazione per il divieto di vendita ai minorenni del best-seller è stata manifestata anche dall’associazione degli editori locali, secondo cui la mossa dell’esecutivo anatolico rappresenterebbe “un pericolo per la libertà di espressione e di stampa, oltre che una minaccia ai principi della società democratica”.

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