Turchia, le "3B" di Erdoğan per un posto da primo ministro

A dieci giorni dal congresso dell'Akp la rosa di possibili candidati è ormai chiara

Un poster di Erdoğan affisso a Istanbul
Un poster di Erdoğan affisso a Istanbul

Le carte in tavola sono chiare e lo sono ormai da qualche giorno, tanto che la stampa turca ha iniziato a raccontare la corsa per il posto vacante di leader dell’AkParti come una gara tra le “3B”, quelle di Binali Yıldırım, di Bekir Bozdağ e di Berat Albayrak.

All’interno di questa terna di nomi verrà scelto, se i pronostici si riveleranno azzeccati, il nuovo leader del partito Giustizia e sviluppo, al cui vertice siede formalmente ancora Ahmet Davutoğlu, ex primo ministro dimissionario, che sarà sostituito nel congresso straordinario del prossimo 22 maggio.

Yıldırım è l’attuale ministro dei Trasporti, Bozdağ è ministro della Giustizia e ha già ricoperto l’incarico di vice-premier, mentre Albayrak, ministro dell’Energia, è un nome emergente all’interno della formazione che fu di Erdoğan, di cui peraltro è genero, avendone sposato la figlia Esra nel 2004.

Costituzione e presidenzialismo

Il prossimo primo ministro della Turchia - l’Akp ha una chiara maggioranza in parlamento - arriverà quasi certamente da questa piccola rosa di personalità. C’è tuttavia chi non esclude che un posto in gara ce l’abbia anche l’attuale vice-premier Numan Kurtulmuş, già numero uno del Partito della felicità, formazione politica che emerse - come anche l’Akp - dalla ceneri del Partito della virtù. Quest’ultimo, formazione islamista, fu sciolto nel 2001 perché ritenuto in conflitto con la Costituzione, che rimarca con forza il carattere secolare della repubblica turca.

Il nuovo leader dell’Akp sarà con tutta probabilità anche il prossimo başbakan, il primo ministro. E se ancora per qualche giorno rimarrà incerto il nome, più chiaro è il tipo di ruolo che dovrà interpretare: quello di una figura incline a sostenere il presidente Recep Tayyip Erdoğan, che vuole fortemente una riforma della Costituzione in chiave presidenzialista e che in Davutoğlu aveva un sempre più tiepido alleato.

L’attuale Costituzione fu stilata dopo il colpo di Stato militare del 1980 e da allora è passata attraverso molti emendamenti, arrivando fino a oggi. Ancora in questi giorni, le opposizioni hanno dichiarato la loro netta contrarietà a una riforma.

I rapporti con Bruxelles

Al di là delle questioni di politica interna, l’addio di Davutoğlu e la nomina di un nuovo primo ministro potrebbero rimescolare le carte anche per quanto riguarda le questioni internazionali, dall’accordo sui rifugiati alla riforma della politica dei visti per i cittadini turchi diretti nei Paesi dell’Unione Europea.

Di recente Erdoğan e Volkan Bozkır, il ministro che ha in mano il fascicolo sull’adesione all’Ue, si sono dichiarati non disponibili a una riforma delle norme sul

terrorismo in cambio di un via libera da Bruxelles, accusando anzi la comunità internazionale di avere abbandonato Ankara mentre i razzi dell’Isis cadevano in territorio turco e si ri-acuiva il conflitto con il Pkk curdo.

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