"Lista nera è razzista": l'ultima campagna di Twitter

La guerra ai termini poco inclusivi è stata indetta non solo da Twitter, ma anche da altri colossi dell'economia Usa come JPMorgan e GitHub

"Lista nera è razzista": l'ultima campagna di Twitter

Twitter ha deciso di non utilizzare più parole ritenute discriminatorie, come “lista nera”, “padrone” e “schiavo”. Il social americano si appresta infatti a fare scomparire tali termini, presenti da decenni nei propri codici di programmazione, quale ulteriore iniziativa determinata dalle manifestazioni di protesta in ricordo di George Floyd, che stanno attraversando gli Usa e il mondo. L’attività di “pulitura” delle parole considerate offensive per le minoranze e la loro sostituzione con termini più inclusivi richiederanno a Twitter, secondo gli esperti, anni e anni di lavoro e costeranno milioni di dollari.

Ad annunciare l’abbandono dei vocaboli incriminati da parte dell’azienda digitale Usa è stata la divisione-ingegneria della stessa. L’unità tecnica della società fondata da Jack Dorsey ha infatti pubblicato giovedì un messaggio contenente un elenco di parole che andranno sostituite perché giudicate discriminatorie.

Nella lista citata figuravano appunto “lista nera” (e il suo contrario “lista bianca”), “padrone” e “schiavo”. Nel dettaglio, “lista nera” è un vocabolo utilizzato, nel linguaggio di Internet, per descrivere elementi che vengono automaticamente cancellati, in genere siti web vietati, mentre “padrone” si riferisce alla versione principale del codice che controlla gli “schiavi” o repliche.

La divisione-ingegneria di Twitter ha appunto chiarito di volersi allontanare dai termini in questione e di volerli rimpiazzare con parole più aderenti al valore del rispetto delle diversità.

In particolare, l’unità tecnica dell’azienda americana punterà a cambiare la coppia “lista nera ”/“lista bianca” con il più inclusivo vocabolo “lista di contatti autorizzati/negati”. Allo stesso tempo, il binomio “padrone/schiavo” andrà in pensione per cedere il posto a quello “leader/seguace”.

L’iniziativa di Twitter di modificare le parole antitetiche al politicamente corretto presenti nei vecchi codici di programmazione è stata ultimamente replicata da altri colossi dell’economia statunitense. Ad esempio, anche la multinazionale finanziaria JPMorgan si è attivata per modificare i codici incriminati in nome dell’adesione piena al valore della tutela delle minoranze.

La medesima guerra a termini come “padrone” e “schiavo” è stata inoltre indetta di recente da GitHub, la più grande piattaforma digitale al mondo specializzata nella messa a punto di nuovi software.

Commenti