La protesta fa cedere i vescovi: sì alle donne diacono

Dopo una ribellione dei delegati laici, il Consiglio plenario della Chiesa australiana approva un testo che apre al diaconato femminile. Ma le spacature interne sono evidenti

Australia, la protesta fa cedere i vescovi: sì alle donne diacono

In un clima piuttosto infuocato si sono chiusi i lavori del Consiglio plenario della Chiesa cattolica australiana. L'assemblea finale, che si è tenuta a Sidney, ha visto veri e propri momenti di tensione dopo che una mozione sul ruolo delle donne nella Chiesa - nella quale era incluso un passaggio d' apertura al diaconato femminile - non ha ottenuto il voto favorevole di due terzi dei vescovi, necessario per l'approvazione.

Il Consiglio plenario era composto da 277 membri. Ma mentre il voto degli altri delegati (laici e religiosi) era solo consultivo, quello dei delegati vescovi era deliberativo. Il mancato raggiungimento del quorum ha provocato una vibrante protesta nell'Aula Magna del St Mary's College al punto che una sessantina di delegati si sono alzati ed hanno abbandonato le loro postazioni. Una clamorosa sollevazione che rischiava di danneggiare l'immagine sinodale della Chiesa australiana, riunita in Consiglio plenario per la prima volta dal 1937. Ne è seguita una pausa durante la quale il Comitato direttivo si è messo a lavoro per ricucire e alla fine è stato trovato un compromesso che ha portato all'approvazione finale di un testo nel quale è scritto che "se il diritto universale della Chiesa dovesse essere modificato per autorizzare il diaconato per le donne, il Consiglio plenario raccomanda che i Vescovi australiani esaminino il modo migliore per attuarlo nella contesto della Chiesa in Australia”. Nonostante l'annacquamento, dunque, una vittoria dei delegati ribelli.

In un'altra mozione, inoltre, è stato respinto il tentativo di chi voleva togliere un riferimento esplicito ai cattolici che si identificano come LGBTQIA+. Nonostante ciò, uno dei leader della protesta, il delegato Francis Sullivan, ha detto a The Catholic Weekly che in aula c'era "molta rabbia e frustrazione" non solo dalle donne ma anche dalla "comunità arcobaleno". Delle 19 mozioni arrivate sul tavolo della discussione generale, l'unica a essere stata bocciata è stata quella con cui si chiedeva di autorizzare i laici a tenere le omelie durante la Messa. È passata anche la richiesta di una nuova traduzione inglese del Messale Romano che sia più inclusiva rispetto a quella attualmente in vigore. Alla traduzione bocciata durante il Consiglio plenario, e che fece il suo esordio nella prima domenica di Avvento del 2011, diede un contributo fondamentale proprio un cardinale australiano, George Pell, che ricopriva l'incarico di presidente del Comitato Vox Clara.

Il clima che si è respirato all'assemblea di Sidney non è piaciuto a molti membri, non solo a quelli che poi hanno ottenuto il placet dei vescovi sulla questione del diaconato femminile. Lo dimostra una battuta di un anonimo partecipante che al portale americano The Pillar ha commentato: “Dovremmo essere qui ad ascoltare lo Spirito, è quello che tutti continuano a dire. Ma sembra che almeno alcune persone siano arrivate con un'idea abbastanza chiara di ciò che lo Spirito avrebbe dovuto dire”.

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