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Morto Abu Daoud l’uomo che ideò la strage di atleti a Monaco ’72

È morto ieri a Damasco il palestinese Abu Daoud, il «cervello» del sanguinoso sequestro di atleti israeliani ai Giochi olimpici di Monaco ’72. Nella sua autobiografia Palestina: da Gerusalemme a Monaco, il 73enne aveva riconosciuto interamente la sua responsabilità nell’attacco contro il team israeliano alle Olimpiadi del 1972 e alla pianificazione del sequestro di ostaggi, pur non partecipando materialmente al raid del commando di «Settembre nero» costato la vita il 5 settembre del ’72 a 18 persone tra cui 11 atleti e tecnici israeliani. Il raid scattò la notte fra il 4 e il 5 settembre, alle 4 del mattino: otto terroristi vestiti con tute olimpiche, e con i borsoni carichi di armi, scavalcarono i cancelli del villaggio olimpico di Monaco di Baviera e si diressero verso la palazzina israeliana. L’irruzione durò pochi minuti: furono uccisi Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e il pesista Joseph Romano che aveva tentato di opporre resistenza; nove furono presi in ostaggio, due fuggirono.

Per liberare gli ostaggi, venne chiesta la liberazione di 234 palestinesi detenuti in Israele e dei terroristi tedeschi della banda Baader Meinhof, detenuti in Germania. Dopo il «no» i terroristi chiesero un aereo per trasferirsi al Cairo. All’aeroporto la polizia tentò il blitz. Morirono i nove ostaggi israeliani, cinque terroristi, due poliziotti e un pilota.

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