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Moschee abusive. Lega: "Muslim Center cresce fuori controllo"

Da via Cavalcanti a via Merano il centro islamico si allarga ignorando ogni norma

Moschee abusive. Lega: "Muslim Center cresce fuori controllo"
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Sotto un cielo milanese che sembrava già stanco di tutto, ieri mattina siamo andati prima in via Cavalcanti 8 e poi nel capannone di via Merano 18, tra Pasteur e Rovereto, area di viale Monza. Niente folklore, niente esotismi da guida turistica. Solo cemento grigio, odore di umidità, sguardi che ti pesano addosso e la sensazione netta di stare dentro un meccanismo che procede nonostante tutto. In Cavalcanti il cartello è spartano come un ordine di requisizione: "Lavori in corso". Nessuna ditta indicata, nessuna spiegazione. Il Milan Muslim Center si allarga come un organismo che non chiede permesso. L'edificio che il Comune aveva promesso di espropriare dopo le note vicende giudiziarie è ancora lì, vivo, operante. Qualcuno ha affisso quel foglio e ha iniziato a muovere cose. Se siano lavori autorizzati o l'ennesima SCIA fantasma, lo dovrà chiarire la Giunta.

In via Merano un capannone anonimo nella zona industriale che un tempo produceva, oggi produce preghiera. Il cancello era chiuso, ma il cartello a sulla facciata non lascia dubbi: "Milan Muslim Center". Dentro un dedalo di locali adattati: pareti tirate su alla buona, cavi elettrici a vista, tappeti stesi su pavimenti che non sembrano fatti per reggere centinaia di fedeli. Nessun segno evidente di adeguamento antincendio, nessuna indicazione di capienza, nessuna via di fuga decente. I residenti della zona lo sanno da tempo: il traffico è aumentato, le auto parcheggiate ovunque, la quiete del quartiere evaporata.

Samuele Piscina e Silvia Sardone, rispettivamente segretario cittadino della Lega a Milano ed eurodeputata sempre del Carroccio, hanno ragione a denunciare l'ampliamento irregolare. Non è paranoia leghista: è realtà misurata con i piedi sul posto. Qui non si tratta di "luoghi di culto" nel senso che intendeva la Costituzione. Si tratta di strutture che nascono e crescono fuori dal PAR (Piano delle attrezzature religiose) e fuori dal PGT (Piano di governo del territorio), fuori dalle regole che valgono per qualunque italiano che voglia aprire un semplice magazzino. Cittadini di serie A e di serie B, come scrivono i due leghisti. La tolleranza a senso unico ha un indirizzo preciso: via Merano 18, via Cavalcanti 8, e chissà quanti altri ancora.

A Milano non si discute più se sia giusto avere moschee. Si discute se sia tollerabile averle abusive, non a norma, in quartieri che non le hanno mai volute. I residenti esasperati non sono razzisti: sono persone che pagano tasse, mutui, condominio e pretendono che le regole valgano anche per chi invoca Allah.

Abbiamo fotografato tutto. Il capannone che sembra un magazzino riconvertito in fretta, le auto con targhe straniere, i volti diffidenti che ti squadrano mentre impugni il telefono. Non c'è dialogo, non c'è integrazione: c'è espansione. E il Comune, invece di controllare, annuncia espropri che non arrivano, SCIA che forse non esistono, verifiche che chissà quando saranno fatte.

Piscina e Sardone hanno presentato un'interrogazione.

Ma la domanda vera è un'altra: fino a quando Milano accetterà di essere città di frontiera senza confini? Fino a quando permetteremo che la legalità venga piegata in nome di una tolleranza che punisce solo chi la rispetta?

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