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"Il mio piccolo uomo. E dicevano fosse presto"

La mamma Veronica Antonelli era a casa: "Kimi sa gestire pressioni enormi eppure resta un ragazzino. È la sua forza"

"Il mio piccolo uomo. E dicevano fosse presto"
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È passato un anno dal debutto in F1 di Andrea Kimi Antonelli, allora appena diciottenne. Eppure mamma Veronica non si è ancora abituata a vedere il figlio sfrecciare accanto ai grandi nomi del Circus. Le farfalle allo stomaco sono sempre le stesse. Così come è rimasta immutata l'abitudine di seguire le gare attraverso il live timing, proprio come ai tempi dei kart. Uno sguardo tecnico, certo, ma anche un modo per rallentare un cuore apprensivo. Ieri la sveglia è suonata all'alba, e chi riesce davvero a dormire quando il proprio figlio scatta dalla pole, la sua prima in F1? Come in un rito che si ripete ad ogni gara, Veronica Antonelli ha alzato lo sguardo dai tempi solo nell'ultimo giro, per godersi in diretta il trionfo di quel cucciolo diventato in fretta un uomo capace di far emozionare tutta l'Italia.

Congratulazioni, prima di tutto. Dopo la pole si aspettava questa vittoria storica?

«Ci speravo, ma non immaginavo che la gara potesse finire così. È stata una corsa combattuta e penso che questo risultato se lo sia meritato per la costanza e la dedizione che ha messo nel perseguire ciò che ama fare nella vita. Come genitori abbiamo cercato di supportarlo, come penso tutte le famiglie cerchino di fare con i propri figli».

Quanto ha sofferto durante il Gran Premio?

«Per me le gare sono sempre molto stressanti, per questo guardo quasi esclusivamente il live timing: offre una lettura più tecnica e mi permette di vedere i settori, capire dove perde o guadagna rispetto agli avversari».

Cosa ha pensato quando ha tagliato il traguardo?

«Mi sono commossa quando l'ho visto piangere e non riuscire a parlare ai microfoni durante l'intervista».

Una vittoria arrivata a un anno dal debutto in F1. Un'avventura bellissima, ma accompagnata anche da tanti dubbi degli addetti ai lavori: «troppo giovane», «ha bisogno di esperienza», «rischia di bruciarsi»...

«In casa non abbiamo mai pensato a queste cose. Io sono una persona che vive molto alla giornata e non fa troppi programmi. Non mi sono mai fatta un'idea in tal senso, né mi sono lasciata influenzare».

Tutta l'Italia si è alzata all'alba per seguire con il fiato sospeso l'impresa di suo figlio. Cosa lo rende così speciale?

«Andrea è empatico e carismatico. E poi è anche simpatico».

Partendo dalla pole c'erano buone possibilità di fare bene. È riuscita a dormire alla vigilia del GP?

«Sì, ero tranquilla. Non mi sono fasciata la testa».

Un anno di corse ai massimi livelli è un incredibile acceleratore di crescita.

«Ho visto un grande cambiamento rispetto allo scorso anno: Andrea è sicuramente più maturo. Ma la cosa bella è che resta ancora un ragazzino, e si vede. Questo suo lato lo rende ancora più empatico».

Cosa dice il suo cuore di mamma quando lo vede così calmo in situazioni tese?

«Lo ammiro molto. È difficile anche per gli adulti, quindi non oso immaginare per lui».

Infine: cosa ha provato quando c'è stato il bloccaggio?

«Per fortuna dal live timing non me ne ero accorta. L'ho visto solo a gara finita meno male che George (Russell) era lontano!»

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