Municipio Levante Se ne vanno tutti Consiglio sospeso

Non è durata nemmeno fino al secondo ordine del giorno la seduta di consiglio in Municipio Levante a Genova. Breve ma intensa la riunione, durante la quale era prevista anche l'approvazione del nuovo stemma municipale, che invece si è arenata al capitolo surroghe. Pochi argomenti e l'atmosfera si scalda. Giusto il tempo per un accenno, nelle espressioni di sentimenti, per bocca dell'assessore Massimo Alfieri, alle questioni pendenti sullo spostamento del capolinea Amt della linea 31, provvisoriamente in zona Gaslini che non tornerà a breve al posto originario, cioè in piazzale Crispi. La piazza davanti al monumento di Quarto infatti, secondo una delibera della giunta di Tursi, verrà pedonalizzata, nonostante la disponibilità al dialogo annunciata più volte dal Comune, perdendo così la possibilità per l'autobus di fare inversione di marcia, creando inevitabilmente disagi per i fruitori della linea.
Al capitolo successivo il primo a prendere la parola è Maurizio Moretti, Pdl, per esporre le ragioni delle sue dimissioni, non da consigliere ma da presidente di commissione. «Nessun dissenso con il partito né con il presidente, che stimo molto - comincia Moretti - Le mie dimissioni dipendono da un disagio personale». Non un caso isolato, vista l' «emorragia» che negli ultimi tempi ha colpito il consiglio. «Diamo pareri non vincolanti e viviamo una continua sovrapposizione di competenze - dice Moretti a margine dell'incontro - Siamo come pesci rossi in un acquario messi lì a girare a vuoto». In questa situazione, «con scarsa comunicazione interna, il Municipio - continua Moretti - ha deficit enormi». Dalla sua Carleo si ripara dietro il regolamento. «Le dimissioni consegnate direttamente alla segreteria sono irrevocabili - ribatte il minisindaco - Se le avessi preannunciate potevamo parlarne». «Questa situazione dura da tre anni - fa eco Alba Viani - Noi lamentiamo il fatto che nessuno ci ha convocati per chiederci ragione del nostro disagio». L'inatteso accade di lì a poco, durante la votazione della surroga per sostituire in corsa il consigliere uscente Franco D'Elia con il primo dei non eletti per Forza Italia, nello specifico Emanuele Timone. «Qualcuno che voglia sollevare eccezioni?», prova a chiedere Carleo, ma neanche il tempo di finire la domanda e la sala si svuota. A lasciare i banchi per primi Viani e Moretti, seguiti a ruota da tutto il Pd riunito, Rifondazione, Verdi e lista «La Nuova Stagione». «Niente di personale contro la persona - spiega Viani - ma mi oppongo al voto visto che non è stato fatto nulla per trattenere D'Elia». Seduta aggiornata al prossimo consiglio visto che in aula non c'è più il numero legale per poter continuare.

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