Muore travolta da un Tir per salvare il nipotino

MilanoA volte l’amore ti obbliga a prendere decisioni tremende in una frazione di secondo. E molto spesso si tratta di situazioni senza ritorno, dopo le quali niente sarà più come prima. La signora Assunta Caristo, classe 1951, una casalinga di origini calabresi ma da una vita residente con il marito e i tre figli a Trezzano sul Naviglio - paese a una decina di chilometri da Milano - ieri mattina, davanti a una scelta di questo tipo, non ha avuto dubbi o tentennamenti. Stava attraversando la strada sulle strisce pedonali insieme al suo unico nipotino, un bimbo di 4 anni di nome Gabriele, figlio della maggiore dei suoi tre ragazzi. Il piccolo se ne stava bello comodo sul passeggino, la nonna lo spingeva sotto il sole caldo. E quando un camion (un imponente autoarticolato della Daf), dopo essersi fermato per far passare altri pedoni, ha ingranato la marcia per ripartire senza accorgersi che c’erano ancora la signora Assunta e Gabriele in procinto di raggiungere l’altro lato della carreggiata, la donna ha avuto una prontezza formidabile: realizzando che il mezzo non sarebbe mai riuscito a evitare l’impatto con lei e il nipotino, Assunta ha fatto da scudo con il proprio corpo e ha spinto con forza il passeggino dall’altra parte della strada. L’impatto col Tir le è stato fatale: la poveretta è finita sotto le ruote anteriori del camion che le hanno schiacciato il torace uccidendola sul colpo. Gabriele no, lui si è salvato: trasportato all’ospedale San Paolo di Milano il bambino ha solo alcune escoriazioni sul volto, ma sta bene, non ha mai perso conoscenza e le sue condizioni non hanno mai destato alcuna preoccupazione nei medici.
La sua nonna invece non c’è più. I vigili del fuoco hanno impiegato quasi un’ora a estrarre il cadavere da sotto le ruote dell’autoarticolato. E quando il suo investitore - Georghe M., un romeno di 47 anni ora indagato a piede libero per omicidio colposo - sì è accorto di averla uccisa, è scoppiato in lacrime.
«È un bravo ragazzo - spiega la polizia municipale -. Un romeno incensurato che vive nel suo Paese ma lavora per un’azienda olandese di trasporti. Era diretto verso la zona industriale di Trezzano e non andava forte. Anzi: si era fermato per far passare sulle strisce altri pedoni. Lo abbiamo indagato, gli abbiamo sequestrato il mezzo. Ma non era sotto l’effetto di alcol o di stupefacenti... Che dire? Forse non ha visto la donna e il passeggino, ma potrebbe anche aver fatto una manovra sbagliata, vedremo il risultato dei rilievi. Vi assicuriamo comunque che anche lui è in un grande stato di prostrazione».
La famiglia della vittima, intanto, si è chiusa nel comprensibile silenzio che accompagna l’immediatezza di tragedie simili. Le due figlie femmine e il maschio ieri hanno fatto la spola tra la casa dell’inconsolabile padre, un operaio che ha perso la compagna di una vita, e l’ospedale dov’è ricoverato il piccolo Gabriele. La morta, originaria di Guardalle (Catanzaro) viveva con il marito in via Carlo Salerno, a circa 400 metri dalla via Marchesina dov’è avvenuto l’investimento, una zona storica e molto popolata a sud di Trezzano sul Naviglio. Il cadavere della signora Assunta si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria nell’obitorio milanese di piazzale Gorini.

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