Muro di ghiaccio nel cortile di Palazzo Ducale

Muro di ghiaccio nel cortile di Palazzo Ducale

Perché costruire un recinto di ghiaccio nel cortile di Palazzo Ducale? Prima di rispondere, qualche indizio. In primis, i dettagli: la struttura è alta quasi un paio di metri ma, al momento del vostro arrivo, sarà più piccola o addirittura scomparsa, perché è stata costruita ieri mattina, festeggiata alla sera con un concerto e lasciata in balia della temperatura. Secondo indizio, gli artefici. Regia dell'artista Fluxus Geoffrey Hendricks, studi della location di Pietro Millefiore, braccia di studenti e sostegno dell'Ordine degli Architetti e delle associazioni degli Amici del Museo di Villa Croce e Sergio Fedriani.
Il mistero è presto svelato e riconduce alla tappa italiana della mostra «Allan Kaprow_Art as life» (Villa Croce, fino al 10 febbraio) che fin dall'inaugurazione è uscita dai propri confini orchestrando happening ed environment per la città, per ritessere il legame tra arte e vita nel coinvolgimento dei fruitori, che si scoprono protagonisti dell'opera.
Ed eccoci, dopo aver attraversato un percorso obbligato di copertoni di gomma e scambiato secchi di terra, a Palazzo Ducale. Davanti all'happening «Fluids», muro o cinta difensiva dalla caducità disarmante, eretta per la prima volta a Los Angeles nel '67, poi a Basilea nel 2005 e l'anno scorso a New York. Oggi al Ducale e a marzo alla Tate Modern di Londra: stesso contenuto metaforico ma diverso contesto e, soprattutto, diversi protagonisti. Ma tutti uniti intorno a un'opera ancora attuale, che si offre nel suo compiersi e nella sua finitezza, evocando per contrasto tanti altri muri, politici e sociali. Egualmente gelidi, ma non destinati a sciogliersi tanto rapidamente.

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