Laura Pausini, la prima volta da coconduttrice a Sanremo.
«Sono emozionata ma non così agitata».
Aveva detto che non l'avrebbe mai fatto.
«E l'ho pensato fino alla scorsa primavera. Poi mi ha chiamato Carlo Conti, ci siamo incontrati a Roma, mi ha trasmesso tranquillità. Allora ho subito chiamato Pippo Baudo».
E lui?
«Mi ha detto: che cosa stai aspettando? Sei fiorita, è il tuo momento».
Lo è davvero?
«Voglio essere al fianco di Conti, non fare la protagonista. Dopo 33 anni di carriera forse sono pronta a questo ruolo, anche se non ci sarà manco il gobbo a proteggermi».
Laura Pausini parla in una sala all'Armani Hotel in centro a Milano, tesa quanto basta visto che presenta un nuovo disco (Io canto 2), domani canta all'inaugurazione delle Olimpiadi Milano Cortina, il 13 incontrerà il presidente della Repubblica con tutto il cast di Sanremo, poi sarà la «cocò» principale di fianco a Conti in tutte le serate del Festival e a fine marzo partirà la sua undicesima tournèe mondiale. Per non farsi mancare nulla, ha raccolto anche un po' di polemiche, prima con Gianluca Grignani poi con i fan di Mengoni per la cover di Due vite e in generale con i social per la sua partecipazione all'Ariston. Risultato? Ha ricevuto un Tapiro d'Oro di Striscia la Notizia «ma io ne volevo almeno tre, uno per polemica».
Com'è andata con Gianluca Grignani, offeso per non essere stato citato come autore de La mia storia tra le dita?
«Intanto ho parlato a tutti i cantanti dei quali interpreto le canzoni di Io canto 2, da Gino Paoli a Biagio Antonacci, quindi lui lo sapeva benissimo, in passato ha anche scritto un brano per me, Prima che esci, che mi piace molto. Stavolta il suo nome sarebbe stato citato nelle fasi successive, in cui si sarebbe parlato più di lui che di me. Dopotutto, come Vita spericolata di Vasco, quel brano parla da solo, tutti sanno di chi è».
Le piace fare cover?
«Le ho fatte al pianobar per dieci anni prima di aver successo. E difatti ci saranno anche Io canto 3 e poi 4 e forse pure 5».
E invece l'indignazione di molti fan di Mengoni?
«Non me l'aspettavo. Comunque a Marco piace moltissimo quella versione, a me pure e siamo andati al primo posto in Francia».
Tornerebbe a Sanremo il gara?
«No».
Perché?
«Posso dirlo? Me la farei sotto, lì non ho mai cantato al mio meglio. Quando ci è andata Giorgia, ad esempio, l'ho molto sostenuta».
Sulla copertina del nuovo disco è raffigurata come Giovanna D'Arco.
«Ci sono aspetti della sua storia che non condivido. Ma cercavo un'icona femminile che rappresentasse il coraggio e, quando ho visto un quadro con lei e la scritta Canto a Maria, ho capito che lei era la figura giusta. Sulla copertina impugno la spada, ma è formata da tre microfoni: uno è il mio, il secondo è dell'autore della canzone e il terzo del pubblico che ascolta».
Il nuovo singolo è 16 marzo con Achille Lauro, coconduttore per una sera a Sanremo. Duetterete?
«Non posso dire cosa farò ma, insomma, è uscito questo disco, non siamo mica cretini...».
Lo slogan del disco è «make music not war», fate musica non la guerra.
«Le cose giuste per me sono lontane dalla violenza e dalla morte. Ci sono artisti come me che non si sono mai espressi politicamente. In Italia è più difficile. Invece ad esempio Bad Bunny lo ha appena fatto ai Grammy. Però, attraverso tante mie canzoni sulla pace e sui muri che cadono, ho in qualche modo detto come la penso. Non accetto chi ha il potere di uccidere altre persone».
Non è in gara, me se lo fosse e vincesse, andrebbe all'Eurovision dove concorre Israele?
«Sì, io ci andrei. Lì si parla di musica, non di politica».
In sostanza, il cantante israeliano non rappresenta direttamente il primo ministro israeliano.
«Rappresenta una nazione nella quale magari non tutti hanno votato quel premier».
Domani canterà all'inaugurazione delle Olimpiadi.
«Marco Balich (il direttore creativo - ndr) mi ha detto che se dico qualcosa mi ammazza». (sorride - ndr).
Sarà tutto in playback?
«Sì».
Qualche volta le apparizioni di Laura Pausini hanno diviso i social. Anche l'annuncio del suo arrivo a Sanremo.
«Avete visto cosa è successo a Sinner? Alcune volte ho la sensazione che il successo appena raggiunto passi in secondo piano rispetto a dettagli insignificanti che diventano invece tormentoni. Per capirci, se mi danno un premio, non si parla di quello ma del fatto che, magari, quella sera avevo le calze rotte».
A proposito, chi la vestirà al Festival?
«Diversi stilisti.
Ma sicuramente voglio omaggiare il signor Armani (dice proprio così - ndr). Quando debuttai a Sanremo, avevo la taglia 44, che allora era come la 48 di oggi. Voglio incontrarti, mi disse. Andai e mi diede dei consigli, l'ho trovata una manifestazione d'amore che non dimenticherò mai».