Più che altro c’era un grande punto interrogativo.
Ieri sera, mentre Ditonellapiaga si esibiva sul palco dell’Ariston, la maggior parte dei telespettatori di Raiuno (e device connessi) si sarà chiesto: ma chi è quello lì con gli occhialoni e il toupet nerissimo di fianco alla cantante? Era Tony Pitony, uno dei fenomeni del momento, nato dal web e in quattro e quattr’otto arrivato come ospite al Festival di Sanremo con il goloso tripudio dei social. Hanno cantato The Lady is a tramp, capolavoro di Frank Sinatra che si sarebbe divertito (forse) a sentire quel brano trasformato così.
D’accordo, ma chi è davvero Tony Pitony? Ha fatto trapelare poco di sé. Si chiama Ettore Ballarino, classe 1996, siciliano così riservato da essersi costruito una «maschera» teatrale e di per sé stessa provocatoria. Ha vissuto per anni a Londra, nel 2020 ha affrontato X Factor ricevendo la benedizione di Mika ma la reprimenda di Manuel Agnelli inorridito perché gli aveva «destrutturato» Hallelujah di Leonard Cohen.
Eggià, Tony Pitony non fa prigionieri.
Il suo brano che gira in radio nelle ultime settimane si intitola Mi piacciono le nere e inizia così su di una base funk che ti avvolge: «Mi piacciono le nere, non sono razzista, il nero non è più un colore che mi rattrista, mi piacciono le nere, non sono banale, no, finalmente sarò io quello che si farà schiavizzare». I riferimenti sono evidenti. Ed è anche evidente che di politico non c’è nulla, tanto meno di «gender shaming» odi razzismo. Anzi.
Nella mappa della canzone italiana si piazza nell’area semi demenziale compresa, per capirci, tra Elio e Le Storie Tese (che infatti l’hanno invitato al loro Concertozzo) e gli Skiantos con tutte le dovute differenze e reverenze. Nella mappa musicale, è una sorta di Pino D’Angiò riveduto e corretto, anzi scorretto perché a Tony Pitony piace provocare e smontare il politicamente corretto ma con una bella preparazione musicale alle spalle. Ci ride. Quindi lo deride. Più che altro, si considera un attore impegnato in una recita vecchia come il mondo, ossia quella contro il mercato musicale, nel quale comunque (anche se alla propria maniera) Tony Pitony si è accomodato molto volentieri. E i dati parlano chiaro: da mesi è virale sui social, Spotify impazzisce per lui (oltre 2 milioni e mezzo di ascoltatori mensili e oltre 63 milioni di stream nell’ultimo anno) e pure i concerti gli girano bene visto che, dopo un tour completamente esaurito, ha già venduto oltre 130mila biglietti per le date della prossima estate (il concerto milanese è andato sold out in otto ore). «Se avessi dei testi seri non sarei qui. La vera cosa a cui vado contro è il mercato, l’idea del “questo non si può dire”.