E non poteva che essere “accussì”. Un’ovazione: pubblico scatenato, in piedi a ballare, a mettere le mani sul petto, a batterle sul pugno e a girarle sull’anulare. Tutta l’arena Wiener Stadthalle a ripetere “Per sempre sì”. Non poteva che suscitare entusiasmo l’esibizione di Sal Da Vinci stasera nella prima delle due semifinali dell’Eurovision Song Contest, presentata su Raidue da Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini (e sul palco da Victoria Swarovski e Michael Ostrowski). Con quella coreografia, la celebrazione di un matrimonio, la sposa in bianco, i ballerini-testimoni di nozze (che sono anche gli autori del famoso movimento delle mani), il velo che si trasforma in bandiera italiana e un ritornello super orecchiabile anche per chi non conosce l’italiano. Per il cantante napoletano la performance non serviva per passare il turno ed arrivare in finale perché l’Italia in quanto paese fondatore dell’Eurovision ci va di diritto, però ha dato un saggio di quanto possa essere apprezzato il brano che inneggia all’amore coniugale alle giurie e al pubblico votante. Del resto la sua canzone in una kermesse come quella dell’Eurovision ci sta a perfezione, dove impera il pop, il kitsch, i lustrini, l’esibizionismo, la retorica, le ballate tradizionali, mentre non sono contemplati snobismi. La gente vuole solo divertirsi e vince, di solito, chi s’inventa la performance più spettacolare, sostenuta da un’organizzazione perfetta e una tecnologia avanzatissima, o il motivetto più accattivante. Per l’altra nostra italiana, Senhit, bolognese di famiglia eritrea, in gara in rappresentanza della Repubblica di San Marino, invece non c’è stato nulla da fare, non è riuscita a passare il turno e quindi non andrà in finale sabato sera.
Nonostante la trovata della cantante di coinvolgere nella sua esibizione Boy George, che si è presentato a fine canzone su un trono per duettare su due frasi, e il caleidoscopio di luci, colori, paillettes, il brano spumeggiante “Superstar” non ha colpito nel segno. Neanche tra gli italiani che la potevano votare perché da regolamento il pubblico non può sostenere il proprio rappresentante (e lei rappresenta San Marino). Anche perché ha dovuto affrontare una spietata concorrenza. In dieci su 15 hanno passato il turno (il verdetto è composto per il 50 per cento dalle giurie della varie tv e il 50 per cento dal televoto) e quindi saranno in finale sabato. Tra questi la coppia finlandese già data per vincente rappresentata da Linda Lampenius e Pete Parkkonen. Lei, una biondona, ha convinto facendo quasi bruciare le corde del suo violino che ha potuto suonare dal vivo nonostante le basi siano da regolamento registrate (come l’anno scorso Lucio Corsi con l’armonica) e con effetti di fuoco: infatti la canzone si chiama «Liekinheitin» (lanciafiamme), passa da ballata appassionata a electro-pop e racconta un amore bruciante e travolgente.
A contendere la vittoria ai finlandesi sabato ci sarà il greco Akylas, artista supercolorato che vestito da tigrotto corre tra videogiochi e canta l’epoca moderna consumistica. E la tedesca Sarah Engels, con radici sicilianie, super sexy nell’indemoniata “Fire” anche lei passata di diritto come l’Italia. Non da meno i moldavi, capitanati da Satoshi, che in più lingue e tanti salti inneggiano patriotticamente “Viva, Moldova!” con una vaga connotazione politica. E del resto la politica quest’anno domina all’Eurovision per le forti proteste contro la partecipazione di Israele che ha portato all’autoesclusione di cinque nazioni (Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna e Islanda) e alle manifestazioni che ci sono state a Vienna nei giorni scorsi: per sabato è in programma un mega corteo organizzato dai Pro-Pal. Ma Israele non demorde, coglie l’occasione per trarre il massimo profitto dalla kermesse (e passa il turno) ed è finito al centro delle critiche per una nuova maxi campagna online: spot diffusi in 12 lingue, italiano compreso, per invitare il pubblico a votare il loro rappresentante, Noam Bettan e il brano “Michelle”.
L’EBU, ente organizzatore della manifestazione, è intervenuta subito chiedendo la rimozione degli spot, vietati dal regolamento. I dieci paesi che andranno in finale sabato sono, senza ordine di classifica: Grecia, Finlandia, Belgio, Svezia, Moldavia, Serbia, Croazia, Lituania, Polonia.