"Ho messo la mia voce al servizio di Battiato, un genio sempre attuale"

L’artista ritorna cantando sedici "classici" del compositore. In lotta con i discografici

"Ho messo la mia voce al servizio di Battiato, un genio sempre attuale"

Il suo primo incontro con Franco Battiato?

«A fine anni Settanta».

Che effetto le fece?

«Mi tolse i dubbi».

Continuare o no?

«Avevo scritto musica e testi ma volevo capire se valesse la pena continuare. Il mio manager di allora, il compianto Angelo Carrara, mi consigliò di parlarne a Franco Battiato. Fu un incontro essenziale, diedi a Franco la “cassettina audio” con i miei pezzi e lui mi chiese una settimana di tempo. Poi mi disse: “Continua a scrivere, tra un anno ci vediamo e faremo un disco insieme”. Così nacque Capo Nord».

C’è sempre un motivo per ascoltare la voce di Alice, una delle cantautrici più raffinate della nostra storia. Ora pubblica Eri con me, ossia sedici canzoni di Franco Battiato che in questo disco rivivono come fossero nuove. Da I treni di Tozeur aProspettiva Nevski fino a La Cura, Alice canta come se fosse il tramite con quel riservatissimo geniaccio che se ne è andato un anno e mezzo fa: «Volevo proprio così, che la mia voce fosse uno strumento della sua arte». Carriera anomala e libera, quella di Carla Bissi, classe 1954, in arte Alice, che ha pubblicato il primo brano cinquant’anni fa (Il mio cuore se ne va a Sanremo 1972) quando la stampa innamorata dei soprannomi zoologi l’aveva soprannominata, eh già, «la cerbiatta di Forlì». Ha vinto Sanremo nel 1981 con la strepitosa Per Elisa, scritta da Battiato e Giusto Pio, ma poi ha evitato di ripetersi e, tra un duetto con Skye dei Morcheeba e album raffinati come Personal juke box, si è data l’indispensabile regola di cantare solo quando si ha qualcosa da dire.

Quanto le è costato?

«Sono state scelte consapevoli e sono uscita da un ambiente discografico che ti mette dentro una gabbia. Per dirla tutta, le case discografiche mi hanno spesso tagliato le gambe».

Mai fatto compromessi?

«Direi pochi. Ad esempio il Festival di Sanremo del 2000, al quale ho partecipato solo per poter pubblicare il disco God is my dj sulla ricerca del sacro nella musica, e non della musica sacra come qualcuno talvolta crede».

C’è un erede di Franco Battiato?

«Credo di no. Il primo pezzo del mio disco, ossiaDa oriente a occidente, è stato composto da Battiato a inizio anni Settanta e raccoglie tutto il suo genio inimitabile. Già lì si capisce che non ha eredi».

Che cosa prova quando canta «Povera patria»?

«Penso che quel pezzo vada al di là del periodo storico in cui è stato scritto. Si attualizza continuamente perché l’essere umano non cambia».

Battiato era di destra o di sinistra?

«Né di destra né di sinistra. Guardava tutto dall’alto e quindi la sua era una visione apartitica. Di certo pensava che ciò che accade al nostro vicino di casa in realtà accade anche a noi stessi. Perciò credo che in un periodo complicato come questo, le sue opinioni sarebbero ancora preziosissime».

Le è tornata la voglia di fare un disco pop?

«Oddio pop proprio no. Ma ho in mente un disco con quel linguaggio».

Ossia?

«Dopo il mio ultimo album Weekenddel 2014, che aveva anche la collaborazione Franco Battiato, qua e là ho scritto delle cose e ho messo in musica anche qualche poesia in friulano di Pierluigi Cappello e lui ha ascoltato qualcosa prima di andarsene per sempre».

Le farà ascoltare anche al pubblico?

«Sì, mi piacerebbe pubblicarle».

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