In un’industria musicale dove sembra ormai indispensabile sventolare una bandiera palestinese (o di un’altra causa in voga) per conquistare applausi, visibilità e magari qualche disco venduto in più, c’è ancora qualcuno che si ostina a fare il proprio mestiere. Si chiama James Hetfield, è il frontman dei Metallica e ha ricordato una verità diventata quasi rivoluzionaria: sul palco si può anche salire per suonare senza impartire lezioni di politica al pubblico. Un concetto elementare, evidentemente troppo complicato per quella parte dello show business che ha trasformato i concerti in comizi e l’impegno civile in un accessorio promozionale.
Il cantante della leggendaria band heavy metal ha messo le cose in chiaro durante il concerto del 10 ottobre alla Sphere di Las Vegas. Prima di riprendere a suonare, Hetfield ha ringraziato gli spettatori arrivati da ogni parte per assistere allo spettacolo. Poi è arrivata la stoccata. Di quelle destinate a lasciare il segno. “A meno che non viviate a Las Vegas, avete fatto un lungo viaggio per trascorrere del tempo con i Metallica”, ha esordito il musicista. Poi l’affondo: “I Metallica non sono qui, come altri intrattenitori, per influenzarvi con le loro stronzate”. E ancora: “Siamo qui per dimenticarci di tutta la merda che c’è là fuori. Il programma dei Metallica è amore, energia e heavy music, baby!”. Parole accolte dal pubblico con un grande applauso e diventate rapidamente un manifesto contro la politicizzazione degli spettacoli musicali.
Il leader dei Metallica James Hetfield, sulla tendenza del momento di fare il comizio sui mali del mondo dal palcoscenico: “Grazie per i vostri viaggi, i soldi che avete speso, il tempo che ci è voluto. Grazie di essere venuti a festeggiare con noi. E devo solo dire che i Metallica non sono qui come altri artisti per influenzarvi con le loro ca***te, okay? Niente ca***te”.
— Leonardo Panetta (@LeonardoPanetta) October 13, 2026
Hetfield non ha fatto nomi, né ha citato espressamente Gaza o la Palestina. Ma il suo messaggio arriva in un momento in cui una parte consistente del mondo dello spettacolo sembra aver smarrito il confine tra espressione artistica e propaganda. Basti pensare alla recente bufera con protagonisti Ed Sheeran e Macklemore. La bandiera palestinese è diventata una presenza ricorrente sui palchi, accompagnata da proclami, appelli e dichiarazioni politiche. Sia chiaro: ogni artista è libero di esprimere le proprie convinzioni. Il problema nasce quando l’impegno rischia di trasformarsi in una formula per attirare attenzione, cavalcare l’argomento del momento e conquistare il favore di un pubblico già schierato. Perché sostenere una causa è una cosa, utilizzarla come strumento di autopromozione è tutt’altra faccenda.
Ed è proprio qui che la posizione di Hetfield assume un significato particolare. Il frontman dei Metallica non pretende di spiegare ai propri fan come interpretare il conflitto mediorientale, quale posizione assumere sulla politica internazionale o da che parte stare. Non cerca applausi facili attraverso slogan confezionati per i social. Riconosce semplicemente che chi ha acquistato un biglietto, magari affrontando un viaggio e spendendo centinaia di dollari, è arrivato per ascoltare musica. Non per ricevere un supplemento di indottrinamento ideologico.
Sarebbe peraltro sbagliato scambiare questa posizione per disinteresse verso i problemi del mondo. I Metallica hanno costruito parte della propria carriera affrontando temi come la guerra, la dipendenza, la violenza e l’alienazione sociale. La differenza è sostanziale: raccontare il mondo attraverso la musica non significa trasformare ogni concerto in un’assemblea politica. E soprattutto non obbliga il pubblico a condividere le convinzioni di chi impugna il microfono.
