Il musicista Rasta signore del reggae

I suoi seguaci lo venerano come Bob Marley e Peter Tosh, altri inquilini dell’olimpo

Luca Testoni

Quando uno dice «Spear», il pensiero corre subito all'ex lolita pop Britney, immortalata in questi giorni sulla copertina di Harper's Bazaar nuda col pancione. Ma attenzione: c'è anche un altro Spear. Burning Spear, per l'esattezza. Il nome di un gruppo che col tempo è diventato sinonimo di Wiston Rodney, una delle icone viventi del reggae, di poco più giovane dei principali "inquilini" dell'olimpo della musica di Jah (l'abbreviazione di Jehovah). Bob Marley e Peter Tosh, tanto per capirci. Con loro il cinquantottenne cantante-musicista condivide infatti il linguaggio "roots", le radici della musica in levare, salde e ben piantate in Giamaica.
I suoi show, coinvolgenti, ritmati e ipnotici, hanno fatto storia. Per chi se li fosse persi, c'è una ghiotta opportunità per rimediare. Appuntamento perciò domani pomeriggio all'anfiteatro di Paderno Dugnano, per la prima domenica di concerti della sesta edizione del festival Lago Nord Live.
Originario del distretto rurale di St. Ann, lo stesso da cui proveniva Marley, Rodney (sciamano, pacifista, sostenitore dell'amore universale e chi più ne ha più ne metta... ) ha sempre visto nel reggae una vera e propria filosofia di vita. Il reggae era la musica che nasceva dal sangue e dalle viscere di gente strappata dalla sua terra, l'Africa, oltre 400 anni fa, e portata schiava nel Mar dei Caraibi e Burning Spear l'ha fatta sua per cantare il proprio culto e la devozione per Ras Tafari.
«Io sono anzitutto un Rastaman, un uomo che pratica la religione Rasta», è solito dire, rifacendosi alla profezia di Marcus Garvey, l'attivista-predicatore giamaicano che oltre 70 anni fa annunciò la venuta di un re nero in terra africana, individuato nell'ultimo imperatore di Etiopia, Hailé Selassié. È lui il "dio" di Burning Spear, del compianto Bob Marley e di una piccola comunità religiosa sorta a una trentina di chilometri dalla capitale giamaicana che, spulciando con impegno la Bibbia, ha trovato la conferma della divinità di Ras Tafari in diversi passi sacri.
Sulle scene dalla fine degli anni Sessanta, Burning Spear sin dagli esordi è stato portatore di un messaggio di emancipazione e di una poetica di recupero dell'eredità (anche musicale) africana e del pensiero politico di Marcus Garvey, che ha sempre perorato l'unità del popolo nero.
Nel 2003 l'instancabile e prolifico musicista, alle prese con un tour pressoché infinito, alla maniera di Bob Dylan, ha fondato una propria etichetta, la Burning Spear Records, con cui ha pubblicato nello stesso anno Freeman - un titolo e un programma che non necessita di spiegazioni - e il recente Our Music (2005), inequivocabile biglietto da visita di un artista e del suo stile, sempre dalla parte della musica e avulso dalle logiche dello show business.
Supporter di giornata gli Smoke. Il collettivo milanese, che ruota attorno ad Alessandro Soresini (batteria), Gianluca Pelosi (basso) e Marco Zaghi (sax, flauti) - tre musicisti già impegnati con Reggae National Tickets, Neffa, 88tasti e Radical Stuff -, propone un reggae tutto suonato e il più possibile fedele alle radici giamaicane.
Lago Nord Live proseguirà il 7 luglio con l'inafferrabile Vinicio Capossela e il 16 con l'ottima accoppiata made in Mali composta da Salif Keita e dai bluesmen touareg Tinariwen.
Burning Spear + Smoke, Lago Nord Live, Paderno Dugnano, domani ore 17.30, info 02-48194128 o www.lagonordlive.it, ingresso 20 euro

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