Musso non vota. Il Pdl ligure gli dà l’ultimatum

Una presa di posizione che non è piaciuta agli esponenti liguri del Popolo della Libertà. A partire da Michele Scandroglio, coordinatore regionale del partito, che si è espresso chiaramente: «Musso ha fatto il Ponzio Pilato non prendendosi responsabilità assumendo un atteggiamento non gli giova». Attacco duro all’ex candidato sindaco del centrodestra che in passato aveva già preso più volte le distanze dal partito su temi di carattere locale e nazionale e che continuano a creare nervosismi tra la dirigenza «e non solo: anche nella base», spiega Scandroglio: «Musso gioca a quello che vuole strappare consensi alla sinistra per diventare sindaco di Genova. Se continua così non prenderà i voti dei nostri: c’è chi comincia a chiederci conto dei suoi atteggiamenti».
Candidatura a rischio? «Ovvio che sia prematuro parlarne però dissociati oggi, dissociati domani... Bisogna che si renda conto che se è un libero pensatore è anche il nostro capolista e ha delle responsabilità». Giorgio Bornacin, altro senatore ligure del centrodestra è altrettanto netto: «Mi spiace che non abbia votato e soprattutto non abbia compreso i reali contorni di questa legge: c’è una valenza politica che Enrico non ha o ha fatto finta di non afferrare». Parole più diplomatiche da Gianfranco Gadolla, coordinatore cittadino del Pdl: «Avrà fatto delle riflessioni sue: non le condivido ma credo non sia pensabile non ricandidare un personaggio che ha dimostrato di saper raccogliere consensi per una singola posizione».
Musso ha tentato di sdrammatizzare e minimizzare l’atteggiamento tenuto in aula: «Farò un barattolo di pesto senza aglio e lo manderò a Berlusconi insieme alla mia dichiarazione di voto» ha scherzato in emiciclo. Ma a quanto sostiene il professore universitario prestato alla politica la sua posizione è stata più vicina a Berlusconi di quanto la sia stata quella del suo gruppo: «È assolutamente un problema reale per il Paese il fatto che il presidente del Consiglio non sia adeguatamente tutelato da vicende giudiziarie ed è fuor di dubbio che si debba agire per tutelare l’esecutivo e le istituzioni dalle incursioni giudiziarie - sostiene -. Oggi è il problema di Silvio Berlusconi, domani lo potrà essere per altri premier. Avrei preferito due provvedimenti distinti: uno per il legittimo impedimento per garantire chi governa, l’altro per accorciare i tempi sulla giustizia. Così facendo saremmo stati più trasparenti tutelando Berlusconi». Musso si dice più «berlusconiano» dei colleghi sul punto in questione, sottolineando le ambiguità della maggioranza ed elogiando, invece, la chiarezza di espressione del Presidente del Consiglio: «Sarebbe stato più opportuno non offrire sponde alla sinistra perché abbiamo dovere di scrivere regole più chiare per tutti senza che siano interpretate ad arte».
Si tratta, però, dell’ennesima presa di distanza dal Pdl tanto da far pensare ai detrattori che Musso sia in continua ricerca di un’altra casa: «Rinnovo la mia adesione morale, ideale e politica al Popolo della libertà - chiarisce -. Non è stato uno scontro sui valori ma sul metodo». E la tessera al partito? «C’è tempo fino al 31 gennaio. Non l’ho ancora sottoscritta ma la farò. Senza nessun dubbio».
Federico Casabella
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