Cronaca locale

Auto rubate, 17 arresti a Torre Annunziata: il fenomeno del "cavallo di ritorno"

Molto spesso la vittima evita di denunciare il furto alle forze dell’ordine preferendo rientrare in possesso della propria vettura cedendo al ricatto

Auto rubate, 17 arresti a Torre Annunziata: il fenomeno del "cavallo di ritorno"

Sono 17 le persone arrestate a Torre Annunziata, nel Napoletano, accusate di ricettazione e riciclaggio di vetture rubate. Gli indagati, secondo gli inquirenti, avrebbero trafugato diverse auto, dalle utilitarie ai Suv, per rivenderle o per destinarle al mercato nero dei ricambi. Come riporta il quotidiano Il Mattino, i ladri hanno anche tenuto una condotta estorsiva, eseguendo il metodo del “cavallo di ritorno” ai danni di uno dei proprietari del mezzo rubato.

Il “cavallo di ritorno” in gergo criminale fa riferimento a una pratica illegale diffusa in Italia, specialmente al Sud, che consiste nella richiesta di pagamento di una somma, rivolta a chi ha subito un furto, per riottenere ciò che gli è stato rubato. In genere questo sistema viene utilizzato nei furti d’auto e rientra nei reati di estorsione. Quindi si tratta di un vero e proprio riscatto che chi ha subito una rapina o un furto paga al ladro per riottenere la refurtiva.

Tecnicamente, il “cavallo di ritorno” funziona in questo modo: il ladro, dopo aver messo al sicuro il bene rubato (solitamente un autoveicolo), recupera uno dei documenti del mezzo, principalmente la carta di circolazione, e contatta il proprietario. Alla vittima viene proposto poi lo scambio con una somma di denaro non equiparabile al valore del veicolo (tale da rendere comunque svantaggioso un nuovo acquisto), e da effettuarsi in luogo e in data stabilita, con eventuali minacce intimidatorie al seguito.

Molto spesso, la persona derubata evita di denunciare il furto alle forze dell’ordine preferendo rientrare in possesso della propria autovettura cedendo al ricatto. Questo fenomeno contribuisce a falsare le statistiche dei furti di autoveicoli e motociclette redatte annualmente dal ministero dell'Interno regione per regione, poiché nella quasi totalità dei casi il contatto tra il malvivente e il derubato avviene in tempi brevissimi e carabinieri e polizia non vengono mai a sapere del furto.

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