Centro direzionale, tra negozi vuoti, abbandono e degrado

La pandemia ha peggiorato la situazione e i residenti si lamentano perché sono abbandonati e devono anche pagare una tassa

Centro direzionale, tra negozi vuoti, abbandono e degrado

Il Centro direzionale di Napoli è allo sbando. L’insieme di grattacieli moderni sorti nel quartiere Poggioreale, progettato dall'architetto giapponese Kenzō Tange, è ormai abbandonato a se stesso. Completato nel 1995, la situazione è peggiorata con la pandemia, quando il lockdown prima, e lo smartworking poi, hanno fatto chiudere bar, ristoranti e negozi. Le origini del centro risalgono alla metà degli anni Sessanta, quando il Comune di Napoli individuò un'area industriale allora dismessa, estesa per circa 110 ettari, dove poter costruire un nuovo quartiere costituito in prevalenza da uffici. Adesso però in quest’area è rimasto solo il deserto. E uno dopo l’altro i pochi esercenti rimasti aperti decidono di abbassare definitivamente la serranda. La pavimentazione è dissestata e rischiano di farsi male sia le automobili che i pedoni che vi camminano sopra.

Mancano i servizi essenziali

Come riportato da Repubblica, alcuni testimoni hanno asserito che in tanti anni non hanno mai visto fare manutenzione. Avendo chiuso in tanti, nel quartiere mancano i servizi essenziali per più di mille famiglie, circa 4.500 persone, che vi abitano. Ma oltre al danno anche la beffa. Non solo i cittadini devono subire degrado e mancanza di servizi, si trovano anche a dover pagare due volte quei servizi di cui non usufruiscono: sia con le tasse comunali che con la quota annuale di circa 350 euro che viene pagata al consorzio di urbanizzazione Ge. se. ce. di, la gestione servizi del centro direzionale. Il problema inizia nel lontano 2003, quando gli affittuari nelle torri riscattano attraverso mutui ventennali la proprietà dall'Inpdap. Nel rogito però c’è una clausola obbligatoria: ovvero il versamento della quota al consorzio per la pulizia, la security e la manutenzione anche del verde.

Inizia quindi una battaglia legale che nel 2013 porta alla sentenza del Tar, confermata nel 2015 dal Consiglio di Stato, nella quale è scritto che il consorzio non è legittimato a operare nel Cdn dal 2000. Con la delibera 564/ 2015 del Comune allora guidato da Luigi de Magistris, l’entusiasmo dei residenti si spegne. Viene preso in carico dal Comune la manutenzione del Centro direzionale e definisce 'aree pubbliche' l'asse centrale e quelle che portano alla Regione e al Palazzo di giustizia, e 'aree private' a uso pubblico quelle residenziali. I residenti continuano a ricevere cartelle che, a causa degli arretrati, arrivano anche a 5mila euro. Considerando che nel quartiere abitano soprattutto pensionati, impiegati e operai, non è proprio facile riuscire a trovare i soldi per far fronte alle spese.

Ladri e prostituzione

I residenti propongono all’amministrazione Manfredi di cancellare Ge. se. ce. di. e prevedere al suo posto un nuovo soggetto per la security al Cdn, assorbendo i lavoratori, ma con spese per il servizio a carico di enti pubblici, aziende e commercianti, escludendo i residenti. La sicurezza privata è comunque necessaria, visto che dalle 19 in poi il luogo è preso di mira da ladri e rapinatori, con anche un certo giro di prostituzione che inizia già in pieno giorno. E poi ci sono immondizia e rifiuti, anche tossici, su strade e marciapiedi. Senzatetto che dormono nei corridoi dei viali sotterranei, dove spesso avvengono anche roghi. La zona più sporca è l’area del tribunale. Maria Chiara Napolitano della "Caffetteria Martino", ha spiegato: “La pandemia ha dato il colpo di grazia, dopo l'esodo di alcune grandi aziende, la maggior parte continua con lo smart working. Bar e ristoranti hanno un calo del 65%, numerose le attività che hanno chiuso da marzo 2020”. Chi ci abita e lavora teme che il Cdn possa diventare presto una nuova periferia degradata di Napoli. Non manca molto purtroppo.

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