Napoli, il ritorno di Bassolino

Antonio Bassolino torna in campo e si candida a sindaco di Napoli per le elezioni amministrative 2021

Napoli, il ritorno di Bassolino

13 febbraio, Antonio Bassolino torna in campo e si candida a sindaco di Napoli per le elezioni amministrative 2021 con questo scritto postato su facebook all’ora di pranzo: “Fare il Sindaco è stata l’esperienza più importante della mia vita e sento il dovere di mettermi al servizio della città: con la passione di sempre e con la testa rivolta in avanti. Napoli prima di tutto, prima di ogni interesse di parte… Siamo dentro una crisi senza precedenti. Si apre una fase nuova per il Paese e a Napoli serve una svolta, in primo luogo sul piano economico-sociale e civile. È difficile ma è possibile, con l’impegno di tutti: quando vogliamo e si crea il giusto clima di collaborazione sappiamo fare come e meglio di altri. È dunque fondamentale chiamare a raccolta le forze migliori e valorizzare le energie giovani: è nelle loro mani il nostro futuro”. Quando Antonio Bassolino, all’epoca commissario della federazione napoletana del Partito Democratico della Sinistra, si candida a sindaco di Napoli per la prima volta è il settembre 1993. Napoli è devastata come il resto d’Italia dal ciclone di Tangentopoli che, oltre al pentapartito, in città ha investito anche alcuni dirigenti del partitone post-comunista. La giunta Dc-Psi-Pli-Psdi aveva eletto in seno al consiglio comunale Francesco Tagliamonte; l’ultimo sindaco democristiano di Napoli sarebbe rimasto in carica fino al 5 agosto 1993. Dissesto finanziario, consiglio comunale sciolto. I napoletani in tasca hanno le lire, l’euro è un qualcosa di cui si parla in circoli ancora ristretti, cose da economisti. A piazza del Plebiscito si può parcheggiare l’automobile dopo aver percorso tutta via Toledo, aperta al traffico veicolare. Il Calcio Napoli ha chiuso la stagione all’undicesimo posto del campionato di serie A, salvandosi miracolosamente dalla retrocessione con un grande girone di ritorno di mister Ottavio Bianchi, subentrato in panchina all’esonerato Claudio Ranieri e grazie ai gol del nuovo bomber idolo dei tifosi, l’uruguaiano Daniel Fonseca. La stagione successiva si apre con una novità in panchina: dall’Atalanta arriva un giovane tecnico che farà parlare ancora molto, Marcello Lippi. Comunque la Napoli sportiva si rifà la bocca con il trionfo nella pallanuoto del Posillipo di mister Paolo De Crescenzo, che vince lo scudetto dopo un’entusiasmante cavalcata contro il Savona. Il 19 ottobre 1990 ha cessato per sempre le proprie attività l’area a caldo dell’Italsider di Bagnoli, dando avvio anche simbolico alla dismissione della grande industria siderurgica che sarà tema di un capolavoro letterario di Ermanno Rea del 2002, “La dismissione” appunto. Salutano Napoli la Cirio, la Manifattura Tabacchi, gli insediamenti petroliferi alla periferia est della città. Su Radio Marte la domenica furoreggia un cantante, Vincenzo Sarnelli, ma tutti lo conoscono con il suo nome d’arte, Tony Tammaro, con testi napoletani nuovi, freschi, ironici (proprio nel 1993 esce il suo quarto album “Se potrei avere te”), che proprio quell’anno vince il Festival di Sanscemo. D’estate si balla con le hit del momento, What is love degli Haddaway e All that she wants delle Ace of Base. Un giovane cantautore bolognese, Samuele Bersani, con Chicco e Spillo dà l’inno a quei mesi di caldo. I giovani si innamorano delle scarpe da ginnastica All Star, le fabbrica un’azienda americana, la Converse. È la seconda volta che alle comunali si vota con il sistema dell’elezione diretta del sindaco e dei consiglieri comunali. Una legittimazione popolare che farà nascere di lì a poco il potente “partito dei sindaci”, protagonista della politica nazionale. Antonio Bassolino è in quel momento un deputato del Pds eletto in Calabria che non ha più rapporti con la sua terra d’origine (è nato ad Afragola nel 1947) dal 1983, quando si è trasferito a Roma in nome della politica militante. Oltretutto viene da una corrente minoritaria del partito, quella che riconosce come proprio riferimento Pietro Ingrao; questa condizione peserà sempre nei confronti di tutto il gruppo dirigente comunista, dei D’Alema e dei Veltroni, per capirci. Insomma, un travet della macchina comunista che non farebbe pensare a un amministratore capace di esercitare una forte leadership politica. Invece il segretario del partito Achille Occhetto decide che il Pds a Napoli debba guidare in prima persona un bisogno di rinnovamento forte nella terza città d’Italia e candida proprio il commissario della federazione. Il 21 novembre 1993 è un terremoto nelle urne napoletane: Il Movimento Sociale Italiano al 31% è il primo partito di Napoli, il pentapartito passa dal 67,5% del 1992 al 18,3%, il Pds è al 19,7%. Al ballottaggio del 5 dicembre si sfidano Bassolino e la missina Alessandra Mussolini, cognome importante e impegnativo: vince il primo con il 55,6% dei voti, prevalendo in 21 quartieri su 24. Il resto è storia: Bassolino saprà sfruttare al massimo la vetrina internazionale del G7, dall’8 al 10 luglio 1994, e ad avviare quella stagione che viene ricordata come “rinascimento napoletano”: il lungomare tirato a lucido, le isole pedonali, il presidente Usa Bill Clinton che mangia la pizza ai Tribunali, il boom della manifestazione “Maggio dei monumenti”, le installazioni all’aperto di grandi artisti contemporanei. Una riappropriazione fisica di alcuni spazi della città (piazza del Plebiscito fu liberata dalle auto parcheggiate) e anche di orgoglio di appartenenza. Non fu affatto solo una narrazione di una stampa pur favorevole a Bassolino e al nuovo corso. Fu realtà percepita e fisica. Rieletto sindaco nel 1997 con un plebiscitario 73% di voti, Bassolino sarà ministro del lavoro nel governo D’Alema dal 21 ottobre 1998 al 21 giugno 1999, un’esperienza segnata dal tragico omicidio del suo consigliere Massimo D’Antona a Roma per mano delle Nuove Brigate Rosse il 20 maggio 1999. Poi lascerà il Comune di Napoli agli inizi del 2000 per candidarsi alla Regione Campania. La città non smetterà mai di vivere quella scelta, comunicata con una semplice lettera al presidente del consiglio comunale di Napoli Riccardo Marone, come una sorta di tradimento. Nel 2010 Bassolino terminerà la sua esperienza politica da governatore regionale con Napoli e parte della Campania sommerse dai rifiuti, da tonnellate di sacchetti d’immondizia, uno scandalo internazionale, un disastro amministrativo che seppellirà nell’ignominia il percorso del politico più importante della storia recente del Sud Italia. Per le contraddizioni di questo percorso è illuminante la testimonianza di Isaia Sales, uno dei più stretti collaboratori di Bassolino, che nel 2012 dà alle stampe il libro “Napoli non è Berlino”, Dalai editore. Oggi Napoli è periferia di un Paese, l’Italia, a sua volta periferia d’Europa, continente periferia del mondo. Le transenne, pure documentate dalla pagina facebook di Bassolino, sono il leitmotiv della mancata ordinaria manutenzione della città, dell’incuria amministrativa, di un sindaco a fine mandato come Luigi De Magistris che corre in Calabria per candidarsi presidente della Regione, in cerca di un futuro politico evidentemente impossibile a Napoli. Come accogliere allora la candidatura di Bassolino a sindaco 28 anni dopo la prima volta? Il ritorno del vecchio leone della politica a Napoli, gli entusiasmi che ha acceso, sono proporzionali al senso di pacata disperazione che sembra pervadere l’anima della città. Nonostante i dati 2019 della Camera di Commercio di Milano abbiano qualificato la metropoli napoletana come una delle aree economicamente più vive d’Italia, con 244mila imprese sulle 489mila della Campania (+806 sul 2018, in controtendenza con il resto del Sud Italia). C’è la sensazione che questi anni, caratterizzati dall’asse tra la sinistra giudiziaria e i centri sociali che ha sostenuto Luigi de Magistris sindaco (2011-2021), siano volati via senza che ce ne accorgessimo. Che la generazione cui appartiene indegnamente anche chi scrive (40-45 anni) abbia perso la sua battaglia senza mai davvero combattere. Bassolino quando diventò sindaco di Napoli aveva 46 anni e già una lunga carriera politica alle spalle. La scena napoletana oggi appare priva di giovani (o ex giovani) che possano realmente rappresentare non si dica una volontà di cambiamento, di attrarre investimenti dall’estero, di puntare decisamente su idee diverse legate alle nuove tecnologie, ma almeno uno slancio vitale. Nulla di tutto questo: una borghesia che in gran parte vive di posizioni di rendita (appartamenti in affitto, studi notarili o legali, B&B) ha avviluppato tutto in un dolce torpore, che ancora oggi fa sì che la Società Sportiva Calcio Napoli, per dirne una, sia una delle poche imprese economicamente significative della realtà metropolitana. Ma, si domanderà il lettore, e la destra napoletana? L’ultima volta che è stata in campo con un candidato sindaco competitivo risale al 1993: si tratta di Alessandra Mussolini, sostenuta dal solo Movimento Sociale Italiano, perché Forza Italia ancora non esisteva. Infatti da quasi 30 anni la sinistra governa Napoli con tutte le combinazioni possibili e immaginabili, dai postcomunisti agli ex democristiani, dai giustizialisti ai centri sociali, dalla borghesia progressista ai docenti universitari. Oggi anche il Movimento 5 Stelle (che pure nel 2016 candidò a primo cittadino l’ingegnere monzese Matteo Brambilla, tifoso della Juventus) aspira a un ruolo di primo piano che potrebbe vedere l’ingresso in campo del presidente della Camera Roberto Fico. La politica non è anagrafe, giusto, e “largo ai giovani” è uno degli slogan più privi di senso che mai sia stato udito in Italia. Ma le speranze riaccese dalla candidatura a sindaco di Bassolino, cioè del primo cittadino eletto nel 1993, oggi 74enne, forse l’ultima personalità politica prodotta dal Mezzogiorno, ecco forse queste speranze raccontano impietosamente che qualcosa non va nella terza metropoli del Paese, quindi nel Sud del Paese, quindi nel Paese tutto. E questo qualcosa non va cercato in Bassolino in sé, che fa il suo percorso e gioca la sua partita da combattente. Va cercato nel Bassolino presente in ogni napoletano. Anche nel Bassolino che c’è in me.