Per 800 giorni in carcere ma l'uomo era innocente: lo Stato deve risarcirlo

Lo Stato gli ha riconosciuto un cospicuo indennizzo per la detenzione forzata e il caso di malagiustizia, ma sarà faticoso per l’uomo ricominciare una nuova vita

Per 800 giorni in carcere ma l'uomo era innocente: lo Stato deve risarcirlo

Ha ricevuto un risarcimento di quasi 200mila euro per l’errore giudiziario di cui è stato vittima, ma nessuno potrà mai restituire la serenità all’imprenditore napoletano, coinvolto, suo malgrado, in una vicenda drammatica, che gli ha rovinato la vita, creandogli ferite morali che difficilmente potranno rimarginarsi. A causa di un’intercettazione ambientale interpretata in modo sbagliato, l’uomo è stato costretto a trascorrere ottocento giorni in carcere, pur essendo innocente e a subire l’umiliazione di essere considerato un delinquente. Adesso lo Stato gli ha riconosciuto un cospicuo indennizzo per la detenzione forzata e il caso di malagiustizia, ma sarà faticoso per l’imprenditore dell’area vesuviana ricominciare una nuova vita.

Per anni, quattordici dall’omicidio di cui era considerato tra i colpevoli e otto dall’errore giudiziario, è stato etichettato da tutti come assassino, ma lui con la morte di Luigi Borzacchiello non c’entrava nulla. L’uomo venne ucciso a dicembre del 2006 ad Afragola, città dell’hinterland napoletano. Era considerato dagli inquirenti legato al clan Mariniello e giustiziato per i consueti regolamenti di conti tra bande rivali. L’imprenditore, imparentato con persone ritenute affiliate alla camorra, si è ritrovato in mezzo, accusato prima da un collaboratore di giustizia e successivamente finito in un’intercettazione ambientale. Per i giudici non ci sono stati mai dubbi sulla sua colpevolezza e in primo grado fu condannato a 30 anni di carcere.

In Appello, grazie alla solerzia dei legali dell’imprenditore, è venuta fuori la verità. Si sono sgretolate tutte le prove nei suoi confronti e anche l’intercettazione, confusa e frammentaria, non ha avuto più la rilevanza che aveva assunto in precedenza. Le voci si accavallano e dall’audio non si è mai ricavato il nome dell’indagato. L’errore è risultato evidente e l’uomo, dopo oltre due anni di carcere e di umiliazioni, è stato assolto. Solo allora si è cominciato a parlare di risarcimento, ma anche quello che poteva essere considerato un normale e sacrosanto “atto di giustizia” è diventato un calvario. La norma, come specifica Libero, prevede delle limitazioni quando l’ingiusta detenzione nasce anche in conseguenza della condotta o delle “frequentazioni” del condannato. Ma l’imprenditore napoletano non poteva non frequentare i suoi familiari e quindi alla fine, dopo lunghe tribolazioni, l’ha spuntata, ottenendo come magra consolazione il rimborso dello Stato.

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